Riflessione sull’attuale fase politica (Manifesta Cava)

Pubblichiamo una prima riflessione arrivataci sull’attuale fase politica e con lo scioglimento delle camere. Chiunque volesse condividere pensieri e riflessioni può farlo scrivendo a radiovostok@gmail.com

Da Manifesta CAVA

Draghi, fuochi e fiamme

Sarebbe fin troppo semplice, all’indomani di una di quelle tragedie farsesche di governo a cui l’Italia ci ha abituato fin dai tempi antichi della corona di alloro di Giulio Cesare (e anche prima, almeno se dobbiamo dare credito alla leggenda fratricida della fondazione di Roma stessa), ricordare ancora una volta che 1) Draghi è senza alcun dubbio uomo dei “poteri forti” (italiani e stranieri), 2) Draghi è senza alcun dubbio un politico tanto incapace quanto spietato (si pensi alle privatizzazioni in Italia dal 1992 in poi, e alla privatizzazione della Grecia intera vent’anni dopo), 3) Draghi è un grand commis capace di mille sottigliezze e di mille camaleontismi (a seconda degli obiettivi da raggiungere). Infine, e purtroppo, almeno a beneficio di alcuni bisogna ribadirlo, 4) Draghi non è e non è mai stato progressista (né tanto meno di sinistra!)

Ma, appunto, queste lusinghiere note biografiche – alle quali si potrebbero aggiungere naturalmente quelle di una carriera che ha spesso usurpato il nome, quello sì integerrimo e onorevole, di Federico Caffè, o quelle delle tante riunioni del famigerato Gruppo Bildenberg e delle vecchie e nuove Trilaterali – sono tanto incontestabili quanto un po’ generiche. Perché bisogna a nostro parere tentare di comprendere che cos’è stato (Stato?) Draghi in Italia negli ultimi venti mesi, quelli della recessione totale, della stasi, della mancata ripresa, dell’inflazione più alta dell’ultimo trentennio (al netto dell’Euro, ovviamente), della crisi energetica, della crisi petrolifera (sia per abuso sia per mancanza), dell’intervento militare ai confini dell’Europa, dell’Atlantismo orgogliosamente suicidario, dello spread più alto di sempre (che ormai possiamo comunque chiamare, per continuità, “Spreaddimaio”), della strategia del “promettismo” (basterebbero le vicende del pnrr o del superbonus a provarne tanto l’ambiguità quanto l’innegabile visione anti-sociale), della fine del sindacalismo, delle quattro nuove ondate di Covid-19, del rilancio del corporativismo nelle aziende e nelle professioni, della crescita senza precedenti del neofascismo, dello schiacciamento definitivo dei diritti civili e delle libertà repubblicane, del taglio irreversibile dei diritti sociali, del declino delle garanzie del consumatore, del sorpasso del dollaro sull’euro, e molto, molto, molto, altro…

Draghi è il suo governo sono stati, a nostro parere, sostanzialmente due cose principali. La fine di due processi, entrambi di profonda trasformazione sociale, cominciati una cinquantina di anni fa. Cioè, la fine della globalizzazione e del progetto politico-economico europeo, da parte capitalista. La fine della terza via socialdemocratica, da parte progressista. (Affermiamo subito e senza riserve che entrambi questi “risultati” offrono più di una sponda per un rilancio della lotta politica a sinistra, ma non è questo lo scopo delle brevi note che stiamo appuntando per i compagni che ci leggono.)

1

Abbiamo detto, dunque, la fine della globalizzazione, e la sua conseguenza diretta: il tramonto dell’Europa come soggetto politico, economico e sociale.

Per chiarirci senza giri di parole, possiamo dire che Draghi sta all’Italia e all’Europa come Obama sta agli USA: Draghi è anzi la prosecuzione delle politiche di Obama in Italia e in Europa. 

Al di là della retorica dell’American dream (ormai neanche più populista, ma del tutto fake, come osservatori qualificatissimi hanno dimostrato tra i marxisti e i democratici progressisti americani, e basterebbe l’infamia dell’Obamacare per dimostrarlo: una legge di origine repubblicana che scardina finanche le minime conquiste clintoniane in tema di assistenza medica, e che finanche il Tea Party di McCain aveva scartato perché esageratamente anti-sociale!) le due successive amministrazioni Obama (2008 – 2016), contrastate in molte occasioni dal Movimento per i diritti civili e da organizzazioni indipendenti, hanno creato le condizioni soprattutto per la crescita planetaria dell’economia digitale e del cd. Metaverso, favorendo l’affermazione dei quattro soggetti planetari conosciuti ormai come OTT o semplicemente Gigacapitalisti: Amazon, Apple, Facebook, Google, e altri giganti come Microsoft e Tesla, o fornitori di servizi come Airbnb o Paypal (che è poi lo stesso Elon Musk di Tesla) per dirne alcuni e i più conosciuti.

Lo stesso è stato fatto in Italia dal governo Draghi, seguendo una strada dritta già “spianata” dal governo Renzi, poi leggermente acciottolata dal governo Gentiloni, e poi ampliata a sei corsie dai governi Conte – Di Maio – Salvini, e trasformata in autostrada dal governo Draghi, grazie al sapiente uso delle possibilità di sfruttamento e di arricchimento offerte dalla pandemia.

Se gli anni ’80 – come affermava Samir Amin, tra gli altri – sono stati quelli in cui la finanziarizzazione ha salvato a varie ondate il capitalismo occidentale dalla crisi da sovrapproduzione e da contrazione della domanda (dalle Tigri di carta del Sudest asiatico agli agglomerati bancari in Europa e Usa), e gli anni 2000 quelli della fine del bipolarismo e dell’affermazione irreversibile della superpotenza cinese, nello scenario della seconda guerra fredda (quella del terrorismo), quelli appena cominciati sono gli anni del Metaverso e dei servizi immateriali, della fine di grandi conquiste ottocentesche come l’informazione e ancora più antiche come la moneta e la cartamoneta, nello scenario della terza guerra fredda e della minaccia biologica delle pandemie.

crazyhorse

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