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Cronaca di una notte in stazione

Raccontare, resistere, esistere. Forse queste tre parole in fila mi spingono a scrivere le altre. Forse è qualcosa di più, un senso più profondo di umanità e amore.
Le storie degli uomini scorrono inascoltate in un mondo distratto.

E così succede che ci si rifugia in convenevoli che lasciano poco spazio alle proprie nudità.
Poi si può anche partire con una macchina colma di vestiti recuperati dal nostro di più che diventa rifiuto e si può persino entrare in un altro reparto del vivere sociale.

Mentre alla stazione tutti partono, comprano, corrono, c’è qualcuno che resta. Degli uomini e delle donne che vivono la stazione non come attesa del posto successivo, ma come attesa del giorno dopo.

La stazione è il grande letto di chi non ha un letto.

E così quelle coperte che portiamo spogliano gli abitanti delle stazioni, mettono a nudo sentimenti, storie, emozioni . C’è chi ci sbatte in faccia la nostra ipocrisia, nell’inutile tentativo di dare consigli a chi è sopravvissuto alla violenza della strada, la nostra ipocrisia di possessori di letti caldi d’amore, la nostra ipocrisia di consumatori seriali.

E mentre noi abbiamo ed accumuliamo, qualcuno in un moto di orgoglio rivendica la propria libertà di viaggiare senza fare il biglietto, dormire ovunque senza prenotare l’albergo.
E ancora è la storia di Loredana, del suo cane e del suo compagno. Loredana che dice di conoscermi, che dice tanto di lei, che dice delle sue fragilità e che dice di avere qualcosa in comune con me, per poi scoprire che siamo entrambi del segno del leone. Loredana dal sorriso più dolce. Loredana che dà da bere al cane e cerca un cappotto unisex per sé e per il compagno.
E poi ancora Midou, 12 ore al giorno di lavoro in una stalla e gli occhi, laghi di emozioni, quando mi mostra la foto della figlia di pochi mesi. Midou che scrolla le spalle nella notte, in un accettare i sacrifici della vita e in un accendersi nella speranza di portare qui la famiglia dalla Tunisia. Midou che mi parla delle terme del suo paese e che sogna di portare la moglie alle terme in Italia.
E mentre il mondo scorreva distratto, qualcuno ci dava qualcosa di più di parole, qualcuno ci raccontava che vivere non è mai stato così lontano dall’essere banale.

Qualcuno forse non era un giglio, ma certamente tutti erano figli vittime di questo mondo.

Carmine Falco

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