Spettacolo teatrale l’Innaffiatore

L’INNAFFIATORE DEL CERVELLO DI PASSANNANTE DI E CON ULDERICO PESCE Esiste qualcosa di più insensato che innaffiare un cervello in una scatola di vetro, rimboccando il liquido quando il livello di formalina si abbassa? È uno sporco lavoro, ma qualcuno deve pur farlo. Unico nella sua essenzialità, sia scenografica che narrativa, il singolo atto si compone nel racconto di un dramma attraverso lo stupore, la semplicità, l’ironia e il dialetto di un uomo qualunque il quale, ritrovatosi da un giorno all’altro a vestire i panni di carabiniere/custode/innaffiatore, non nasconde affatto i suoi sentimenti e le sue vive e vere emozioni nei confronti di Passannante e della sua tragedia, che già fecero da spunto, subito dopo l’arresto, ad un componimento del poeta Pascoli. È una storia che inizia con una manciata di ideali “rivoluzionari” – la Repubblica, il diritto al voto, le scuole, i tribunali, gli ospedali per il Sud dell’Italia – e un coltellino di 4 dita, e finisce in un processo farsa, una sequela di torture, prevaricazione e violenze destinata a consumare la vita di Passannante trasformandolo – nel corso di un’interminabile ergastolo -in una larva umana. Un accanimento proseguito ben oltre la sua morte, con la decapitazione del cadavere e la pubblica esposizione del suo cervello, in ossequio alle teorie lombrosiane in voga all’epoca della sua condanna, che in base alle sue caratteristiche etniche e somatiche lo riconobbero “delinquente per nascita”. Niente più che un reperto storico. Grande dimostrazione di connubio fra teatro di narrazione e teatro civile, “L’innaffiatore del cervello di Passannante” ricostruisce la vicenda di Giovanni Passannante inserendola in una struttura narrativa che coinvolge lo spettatore, conducendolo ad immedesimarsi nel desiderio di giustizia che indigna e coinvolge progressivamente il protagonista. Chi era Giovanni Passannante? A parte qualche accenno sui libri di storia, la sua tragica vicenda è finita nel dimenticatoio per oltre un secolo, fino a quando tre idealisti – il teatrante Ulderico Pesce, il cantante dei Têtes de Bois Andrea Satta e il giornalista dell’Espresso Alessandro De Feo – non hanno intrapreso una dura battaglia per riportarne i resti, fino al 2007 esposti nel Museo Criminologico di Roma, nel paesino lucano dov’era nato e dargli una degna sepoltura. Nel 2011 la storia viene raccontata nel film “Passannante” opera prima di Sergio Colabona, con Fabio Troiano, Ulderico Pesce e Andrea Satta.

crazyhorse

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