Tuareg in fuga dal Mali

Le popolazioni tamasheck (tuareg) del Mali sono in una situazione di estremo pericolo!
A seguito delle violenze scoppiate nel Mali il 17 gennaio 2012 le popolazioni tamasheck si trovano nel mezzo di scontri feroci nelle regioni del Nord del paese, Kidal, Gao e Tombouctou, e perciò costrette a fuggire verso i paesi limitrofi: Mauritania, Burkina Faso, Niger, Algeria.

Gli abitanti delle zone del Nord che riescono a scappare si stanno raggruppando nei campi profughi alle frontiere (secondo le prime stime della Croce Rossa Internazionale (CICR) solo in Niger si sono rifugiate circa 10 000 persone, altrettante cercano di raggiungere la Mauritania). Contemporaneamente nel Sud del paese la repressione contro i tuareg è violenta: episodi di saccheggio e vandalismo e appelli alla “caccia ai tuareg” costringono gli abitanti tamasheck della capitale Bamako e di altre città come Segou e Mopti ad abbandonare le loro case e fuggire, per lo più verso le capitali del Burkina Faso, della Mauritania, del Niger.

Nei campi profughi alle frontiere e nelle capitali nulla è predisposto per accogliere le migliaia di persone in arrivo. Le organizzazioni internazionali (CICR, agenzia per i rifugiati dell’ONU, ONG locali…) sono state allertate ma la macchina degli aiuti è lenta e il disastro umanitario è imminente. Il silenzio dei media assordante.

Da giorni continuo a ricevere telefonate di amici che mi raccontano le loro storie e mi chiedono spesso soltanto un po’ di ascolto e di conforto. Tra loro anche i musicisti del gruppo Tartit con cui abbiamo intrapreso molti progetti in Italia negli ultimi anni. I racconti sono molto toccanti. Si sentono umiliati, abbandonati e senza più punti di riferimento.
Ahmed, musicista di Kidal, è riuscito a raggiungere Niamey, la capitale del Niger, due giorni fa. Al telefono mi dice di aver bisogno di tutto e di niente. Di avere bisogno soprattutto di non essere dimenticato dagli amici lontani.
Fadimata, musicista di Tombouctou, rifugiata in Niger con i suoi bambini, riesce ancora a fare dell’ironia. Mi prega di lanciare su Facebook una nuova associazione di donne, che vuole chiamare “Qui sommes-nous?” che significa “Noi chi siamo?”. E’ un tentativo di chiamare a raccolta tutte le donne tuareg che hanno perso non solo la loro casa ma anche la loro identità.
Abdallah, 25 anni, mi dà sue notizie da Bamako. La sua famiglia è partita per la Mauritania, sono stati bloccati per un giorno alle frontiere insieme a circa 200 persone che le autorità volevano portare in un campo profughi, poi hanno potuto proseguire verso la capitale. Ecco il messaggio che mi manda il giorno dell’arrivo della sua famiglia a Nouackshott: “la gente a Nouackshott è per il momento senza rifugio e senza nulla. Tutto quello che era stato detto loro secondo cui ci sarebbe stata una commissione per accogliere le persone e dare loro un rifugio non è per il momento reale. Non hanno ricevuto nessuna visita e si sono raggruppati presso una famiglia che li fa mangiare ma purtroppo non per molto tempo. Cercano delle case in affitto ma come averle senza soldi? Durante il tragitto una donna ha avuto una crisi ma gli altri sono in buona salute. Tre famiglie hanno lasciato Bamako questa sera e altre ancora domani”.

Illily, studente ventenne in stage fuori dal paese, cerca di reperire la sua famiglia in fuga e scarica il suo dolore sulla sua pagina Facebook: “delle famiglie hanno lasciato il loro paese perseguitate, spogliate e vandalizzate, centinaia di giovani hanno abbandonato la scuola e l’università per un avvenire incerto, dei capifamiglia errano in maniera desolante, costretti a lasciare tutto quello che avevano e che stavano costruendo. Eccoci di nuovo al punto di partenza, dei decenni indietro. Tutto ciò è frustrante e irresponsabile, con che diritto?”

Molti amici sono per il momento dispersi. Quelli che si trovavano nel deserto a Nord e che si sono diretti nei campi profughi, quelli che sono rimasti a Tombouctou, Gao e Kidal dove in questo momento le armi sono in azione e le comunicazioni sono molto difficoltose.

Due cose sono importanti nell’immediato: informazioni e aiuti. Qui in allegato qualche articolo uscito tra il 1 e il 6 febbraio. Facciamo girare l’informazione perchè il silenzio dei media non renda invisibile la vita delle donne e degli uomini tuareg. Non mancherò di tenervi al corrente man mano che si farà maggiore chiarezza su come raggiungere le popolazioni rifugiate e come inviare loro dei mezzi di sopravvivenza.

Grazie a tutti voi

crazyhorse

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