Sulla crisi del pubblico nell’attualità e la gentrification

Hannah Arendt nel capolavoro Vita Activa (1) ha criticato la fine dello spazio pubblico a favore della ricchezza . Partendo da un’analisi storico –antropologica dell’uomo , ella ha individuato la progressiva decadenza dello spazio pubblico nel medioevo quando la società “… assunse la configurazione di un’organizzazione di possidenti che , invece di reclamare l’accesso alla sfera pubblica a causa delle loro ricchezze , chiedevano ad essa protezione per l’accumulazione di ulteriore ricchezza”. A differenza della grecità ove i detentori di ricchezza (grazie alla schiavitù che garantiva a pochi privilegiati di non lavorare ) reclamavano la propria libertà di criticare e di dedicarsi ad attività propriamente “umane” (le arti , la filosofia , la matematica ecc) , i medievali e in particolar modo la nascente borghesia cittadina (2) considerava la società come “utile” unicamente a garantire i propri “fini privati” , ovvero quello che Arendt considera il dominio del domestico. La scomparsa della sfera pubblica comporta anche la fine del politico e la capacità di “agire “ in senso classico ( ovvero come inteso dalle democrazie greche ). Le origini arcaiche della scomparsa del pubblico ci conducono all’oggi , in una storia di r-esistenza del politico e dell’azione.

In Italia nel 1967 e poi nel 1977 vennero stabiliti degli standard urbanistici che garantivano un’ampia presenza di luoghi pubblici e piazze . Venne stabilita l’ obbligatorietà di un contributo al pubblico del profitto edilizio . Con il tempo, però, queste condizioni vennero modificate e svilite da quel processo neoliberista che iniziò negli anni 80 e che tutt’ora sopravvive . Più attempata è stata la descrizione del processo di privatizzazione degli spazi pubblici cittadini . La definizione più celebre è quella della sociologa urbana Ruth Glass datata 1964 (3). Ella descrisse il processo di espulsione delle classi popolari dai centri storici e la successiva riqualificazione per l’immissione sul mercato con il termine “gentrification “ . A questi processi già trentennali si è aggiunta la turistificazione selvaggia . Il turista vuole il decoro . Il decoro è un termine che viene attribuito non solo agli elementi architettonici , ma anche alle persone . Come sostiene Michele Grimaldi in “ La macchia urbana” (4) , “… la definizione di decoro passa da caratteristica dell’estetica architettonica a qualifica di esseri umani …” . Quindi chi non è decoroso va relegato fuori dalla vista del turista . I non decorosi sono i poveri , i decorosi i ricchi . Il problema è che i poveri sono la maggioranza in alcune aree e ciò si traduce in un esilio di massa . Al loro posto palazzinari e proprietari vari creano bed and breakfast o affittano tutto . L’eliminazione dell’indecoroso avviene in vari modi , ma , per lo più , è lo stesso mercato a rendere impossibile vivere in alcun quartieri , poiché il “rimborghesimento” forzato fa aumentare spaventosamente gli affitti e il costo della vita . Piattaforme come AirBnb si inseriscono in questo quadro . Questa piattaforma di “sharing “ (se per condivisione si intende farsi pagare da qualcuno) permette a chiunque di affittare una stanza . Queste forme di affitto breve ovviamente tolgono spazio agli affitti di lunga durata che dunque aumentano di prezzo (5). La soluzione per molti, dunque, rimane la fuga nella periferia ove , secondo i mass media , si va a costituire altro degrado . Altri , invece, ritengono si vada a costituire solo un’altra forma di sopravvivenza …

 

 

  1. Vita activa. La condizione umana, traduzione di S.Finzi, Milano, Bompiani, 1997.
  2. Per la nascita del capitalismo nel medioevo si veda “La banca e il credito nel medioevo “ di Luciano Palermo , Bruno Mondadori 2008
  3. Glass, Ruth Lazarus; Westergaard, John (1965). London’s housing needs: statement of evidence to the Committee on Housing in Greater London. London: Centre for Urban Studies, University College.
  4. La Macchia urbana di Michele Grimaldi ,Aracne editrice , 2018
  5. Notevoli spunti di riflessione si trovano nell’articolo di Leonardo Filippi su Left n44 del 1 novembre 2019

 

Antonio Casciano

Carmine Falco

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