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usb 6 settembre sciopero generale e generalizzato

CONTRO LA PIU’ PESANTE MANOVRA ECONOMICA DAL DOPOGUERRA AD OGGI !
Manifestazione regionale a Napoli: Piazza Cavour, ore 10,00
Dopo il balletto delle due ultime settimane, la maggioranza governativa sembra aver trovato la quadra sulle modifiche alla manovra varata il 13 Agosto scorso sotto l’incombere dei mercati e i diktat dell’Unione Europea, ma ancora una volta chi ci rimette  sono i settori più disagiati della  società e i lavoratori dipendenti.
Rimangono inalterati i tagli ai dipendenti pubblici, che non solo vedono confermato  il blocco dei contratti, il congelamento delle tredicesime nel caso del mancato rispetto del taglio dei costi da parte degli enti e amministrazioni pubbliche e il rinvio di due anni della liquidazione.
Misura in vigore a partire da gennaio 2012, di facilissima realizzazione, molto meno impegnativa che far pagare le tasse a chi evade o impegnarsi in un’efficace lotta contro la corruzione, che pesa sui bilanci pubblici per  miliardi di euro!
Naturalmente rimangono confermati i tagli di spesa ai ministeri per 6 miliardi entro il 1° aprile del prossimo anno, che concretamente si traducono nell’azzeramento delle funzioni centrali dello stato e nello smantellamento della pubblica amministrazione nelle sedi regionali e provinciali. Rimane inalterata anche la riduzione del 10% della spesa relativa al personale del pubblico impiego da realizzare o attraverso il taglio della retribuzione accessoria o attraverso la riduzione dei dipendenti o attraverso la mobilità coatta anche fuori regione.
La scure sulle pensioni non si allenta anzi  di fatto si cancella il diritto ad andarci dopo 40 anni di contributi, visto che il riscatto del militare e dei periodi universitari, pagati a caro prezzo,  non varranno più come anni di servizio.
Viene confermato lo spostamento  delle festività non  religiose,  1° maggio, 25 Aprile e 2 Giugno, cosa che testimonia di  un livore ideologico straordinario nel voler cancellare ogni traccia dei valori fondanti della nostra repubblica che, non dimentichiamo, secondo la Costituzione, è nata dalla Resistenza e è  fondata sul lavoro.
Rimangono i tagli agli  Enti Locali, che vengono ridotti di soli 3 miliardi, con conseguenti drastiche riduzioni o addirittura azzeramenti dei servizi sociali e assistenziali, considerato che la scure sui trasferimenti statali si abbatte ormai da oltre un decennio su regioni, comuni e province.
Alla favoletta delle misure entievasione e antielusione, come pure a quella degli accertamenti patrimoniali da condurre a livello locale non crede proprio più nessuno! Ben diversa sarebbe stata la tassazione dei grandi patrimoni, mobiliari ed immobiliari,  visto che su 150 miliardi di entrate fiscali bel 126 vengono dalle buste paga!
La scure si abbatte anche sulle cooperative, con l’eliminazione delle misure di vantaggio fiscale di cui godono; da tempo la grande distribuzione privata tuonava contro questi vantaggi.
Ma chi sarà a rimetterci,  le grandi centrali cooperative o i consumatori che si troveranno i prezzi aumentati? La riposta non è difficile.
Rimane inalterata la decisione di procedere forzosamente, anche a fronte della contrarietà degli enti locali, alle privatizzazioni dei servizi pubblici locali – rifiuti, energia, trasporti, ecc – con l’arrogante disconoscimento della volontà popolare espressasi con i referendum del 12 e 13 Aprile scorso.
Ultimo ma non per importanza il commento sul mantenimento del famigerato articolo 8, quello che tramuta in legge il vergognoso accordo del 28 Giugno scorso, che mentre offre una copertura legislativa retroattiva alla FIAT, rispetto agli accordi e ai contratti per Pomigliano e Mirafiori, aggira di fatto l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori introducendo deroghe alla giusta causa; libertà di licenziare, quindi. Servono a poco le lacrime di coccodrillo  della CGIL, firmataria dell’accordo insieme a CISL e UIL, che oggi piange per la cattiveria di Sacconi, quando è stato proprio quest’accordo  a dare il via libera a questa flessibilità in uscita tanto agognata da Confindustria.
Un massacro sociale senza precedenti, di carattere recessivo e depressivo che, accompagnandosi al ribasso sulle stime  del PIL  per l’anno prossimo annunciato dal Fondo Monetario Internazionale,  da una parte fa prevedere l’arrivo di altre manovrine di aggiustamento entro la fine dell’anno, dall’altra preannuncia l’aumento della disoccupazione e la perdita di posti di lavoro,  il rischio per molti di non raggiungere la pensione, la distruzione della contrattazione collettiva nazionale continuando a premiare evasori, corrotti e corruttori e speculatori di ogni risma.

E mentre banchieri, finanzieri, speculatori, continuano ad accumulare immense ricchezze, i nostri salari perdono potere d’acquisto a  vista d’occhio. Per capire di quanto basta osservare che l’ISTAT ha fissato l’indice IPCA di rivalutazione delle paghe per il triennio 2011/2013 al 6,2%;  considerando che già questo indice è depurato degli effetti della dinamica dei beni energetici importati,  che i contratti pubblici sono già stati bloccati per legge e che anche molte categorie del privato, vedi i trasporti, sono a loro volta fermi per indisponibilità delle controparti proprio sulla parta economica, possiamo renderci conto  della perdita salariale subita dai lavoratori dipendenti.
A questo punto è necessario ancor di più scioperare il 6 settembre con i sindacati di base USB, CIB-Unicobas, SLAICobas, SICobas, SNATER, USI, ORSA ed  avviare una lunga e determinata mobilitazione in tutto il paese contro le manovre del governo, contro il governo delle banche e dei poteri forti dell’Unione europea, contro chi ci sta facendo pagare la crisi producendo povertà e ingiustizie sociali.
Prime manifestazioni regionali confermate:
Lazio > Roma. Largo Corrado Ricci (Fori Imperiali, ang.via Cavour), ore 9,30
Lombardia > Milano. Largo Cairoli, ore 9,30
Toscana > Firenze. Piazza SS.Annunziata, ore 9,00
Emilia R. > Bologna. Piazza XX Settembre (vicino Stazione FS), ore 9,00
Campania > Napoli. Piazza Cavour, ore 10,00
Veneto > Mestre. Piazzale Stazione FS, ore 9,00
Piemonte > Torino. Piazza XVIII Dicembre (Stazione Porta Susa)
Puglia > Lecce. Piazza Sant’Oronzo, ore 10,00
Sicilia > Palermo. Piazza Giulio Cesare, ore 9,00
Liguria > Genova. Largo Lanfranco (davanti Prefettura), ore 9,00
Marche > Ancona. Piazza del Plebiscito, ore 10,30

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COMUNICATO
IL “COLLETTIVO SALERNO BENI COMUNI”  ADERISCE
ALLO SCIOPERO GENERALE E GENERALIZZATO DEL 6 SETTEMBRE
CONTRO LA MANOVRA FINANZIARIA DEL GOVERNO BERLUSCONI
ASSEMBLEA PUBBLICA GIOVEDI 1 SETTEMBRE Piazza Caduti di Brescia – ore 18 – SALERNO
La  “recessiva” manovra economica del Governo Berlusconi è uno schiaffo alla volontà popolare che al referendum del 12 e 13 giugno ha  bocciato le privatizzazioni  e il profitto dai servizi pubblici locali a cominciare dalla gestione del servizio idrico e quindi dall’acqua veramente pubblica!
L’attacco alle residue conquiste sociali ed economiche dei lavoratori e delle loro famiglie, è senza precedenti ! Si continua ad ipotecare il futuro dei giovani costretti a condizioni di sfruttamento, precarietà e disoccupazione permanente. Invece di attaccare la corruzione, l’evasione, gli sprechi e le assurde spese militari, invece di investire sui giovani e creare occupazione, si creano le condizioni per aumentare la forbice tra pochi ricchi sempre più ricchi e la massa sempre più impoverita del paese  che non riesce più a dare speranze ai propri figli.
I  fortissimi e ripetuti tagli  di  risorse economiche  e  di  personale alle Pubbliche Amministrazioni  (tra cui: comuni, province e regioni) che sono direttamente trasformati in tagli dei servizi pubblici (quali : scuola, formazione, ricerca,  sanità, assistenza sociale, trasporto pubblico,  ecc.), l’aumento delle tariffe dirette ed indirette, il congelamento dei salari, l’innalzamento dell’età e del periodo di contribuzione per il diritto alla pensione, sono provvedimenti recessivi inaccettabili.

Inaccettabile è  l’ulteriore svendita di territorio e beni pubblici (vedi spiagge, parchi, musei, Palazzi storici e sedi istituzionali, demanio militare, ecc.) e l’imposizione della manovra a privatizzare e liberalizzare tutti i servizi pubblici locali. Inaccettabile mettere a profitto senza più controllo pubblico e partecipazione popolare la salute, l’ambiente, l’intero stato sociale. Inaccettabile smantellare la funzione degli Enti Locali ridotti ad esattori di tasse che finanziano società private nazionali e multinazionali. E ora di dire basta !
Il Collettivo Salerno Beni Comuni rivendica e costruisce la partecipazione attiva di studenti, pensionati e lavoratori alle politiche di programmazione e di gestione dei servizi pubblici locali per una reale e diretta sovranità popolare, per una nuova e vincente contrattazione sociale. Per tanto il collettivo aderisce allo sciopero generale e generalizzato del 6 settembre come primo appuntamento di una nuova stagione di lotte che attraversando l’autunno possa mandare a casa questa classe politica non più degna di governare in nome del Popolo Italiano.
Per la conquista di nuovi spazi e modalità di partecipazione attive alle scelte politiche di programmazione e gestione del territorio e dei servizi pubblici da parte della cittadinanza, nonchè dei lavoratori tutti a cominciare da chi opera nei servizi pubblici, il collettivo indice un’assemblea pubblica giovedi 1 settembre, dalle ore 18, in Piazza Caduti di Brescia nel quartiere Pastena a Salerno.

IL COLLETTIVO SALERNO BENI COMUNI
IL COMITATO ACQUA PUBBLICA SALERNO

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