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Sulla Crisi dello zoo di Napoli e di Edenlandia

La soluzione data al fallimento Falchero è uno scandalo politico che aggraverà la crisi dello zoo e di Edenlandia.

In questi giorni va concludendosi con un esito politicamente scandaloso il fallimento della società privata Parks and leisure, cioè Cesare Falchero, che in questi  anni ha gestito le attività e le aree, di proprietà pubblica, dello zoo, di Edenlandia e dell’ex cinodromo.
L’esito scandaloso sta nell’assegnazione /svendita di un eccezionale bene pubblico a una società con sede in Londra denominata Clear leisure plc, già Brainspark, il cui esponente più noto è quell’Alfredo Villa fatto oggetto dall’allora assessore comunale Realfonzo e dall’allora e ancora oggi assessore Esposito di sprezzanti commenti sulla sua affidabilità imprenditoriale nel corso di una pubblica assemblea svoltasi nel dicembre 2011 al comune di Napoli.
Oggi curatore e giudice delegato al fallimento lo giudicano più che affidabile, così come Mostra d’oltremare e Amministrazione comunale.
I termini dell’accordo lasciano perplessi.
Dai 4,5 milioni di euro previsti dal bando andato deserto nel luglio scorso il prezzo concordato è sceso ad un milione di euro.
Il canone di fitto delle aree di proprietà pubblica- Mostra d’oltremare- è più che dimezzato: da 840 mila a 400 mila euro all’anno, poco più di 30 centesimi l’anno a mq!
La manutenzione straordinaria indicata nel bando per un ammontare di 2,3 milioni si riduce a 1,5 milioni di euro.
Insomma nel giro di pochi mesi il maldestro esercizio provvisorio si è rivelato una sorta di ‘spending review’ alla rovescia: invece di alleggerire le casse pubbliche, realizza l’opposto facendo lievitare come afferma lo stesso giudice delegato, l’ammontare del debito- malgrado i 200 mila euro sborsati dall’esangue bilancio comunale-, e trasferendo sulla collettività il disastro imprenditoriale e finanziario del privato. E’ il risultato di uno strano sovrapporsi di una questione privata (il fallimento di una srl a capitale privato) e la gestione di un bene pubblico (le aree di proprietà della Mostra d’oltremare) fino quasi a confondere l’una con l’altra.
I contenuti del progetto restano nebulosi, nel decreto del giudice delegato al fallimento sono indicati in modo estremamente generici, quasi propagandistici, infatti sono richiamati non solo per giustificare l’affidamento ma soprattutto per sottolineare e enfatizzare gli impegni a mantenere l’occupazione : comunque, e in particolare, sconcerta l’idea di potenziare lo zoo quando si sarebbe dovuto cogliere l’occasione del fallimento da parte dell’Amministrazione comunale per mettere fine in modo sensato ma inequivocabile alla spettacolarizzazione e mercificazione dell’animale in gabbia! Una decisione che è la cifra dei modelli (sub)culturali e anacronistici cui si ispirano le politiche prevalenti nell’establishment.
Si è aperta così la strada ad un inquietante scenario futuro.
Non solo ribadiamo , a maggior ragione di fronte all’esito fin qui disastroso delle scelte politiche operate da Comune e Mostra d’oltremare, il nostro dissenso perché  testardamente si è evitato di prendere in considerazione ipotesi alternative basate sul protagonismo sociale e sulla partecipazione civica e di base, su contenuti alternativi nell’utilizzazione degli spazi pubblici ecc. Si è imboccata, come unica e sola possibile, la strada della privatizzazione sorvolando sul fatto che all’origine dell’attuale drammatica crisi sociale vi sono le politiche liberiste che hanno strangolato le finanze pubbliche e le fasce sociali più deboli. E nel concreto dell’Italia meridionale hanno prodotto una paralisi totale. Pensare che improvvisamente diventino il motore della ripresa rende permanente la  stagnazione e produce continui fallimenti. A cominciare dal Sindaco di Napoli, tutte le autorità dovrebbero interrogarsi sul perché vanno deserte le gare, perché le alienazioni pubbliche si concludono solo quando diventano un super affare per speculatori (che a quel punto, il più delle volte, sono presentati addirittura come coraggiosi imprenditori, se non come salvatori della patria) e un colpo all’interesse collettivo. E’ il caso dei suoli ex Italsider, che si ripete per la vicenda zoo/Edenlandia.
Ma dobbiamo anche confermare l’ammonimento che abbiamo ripetuto in tutto il lungo anno e mezzo dell’esercizio provvisorio: non si possono dare condizioni funzionali a produrre profitti se si rispettano i vincoli e gli oneri delle attività previste ( pur avendo assicurato un mega sconto al futuro gestore); da questa oggettiva considerazione consegue che nel giro di qualche anno o avremo una nuova crisi oppure si opereranno con le motivazioni più disparate forzature di natura speculativa e affaristica.
Per questo la nostra azione che fin dal suo nascere si è voluta caratterizzare per favorire il dibattito pubblico e la partecipazione ( che tra l’altro ha scontato la vacuità e l’inconsistenza delle consulte del Laboratorio Napoli e in generale dell’Assessorato alla partecipazione  e ai beni comuni), rinnova ora le sue ragioni in un’indispensabile opera di denuncia di quanto avvenuto in questi mesi e di controllo delle attività del nuovo (?) gestore.
Nei prossimi giorni annunceremo il programma delle nostre iniziative.

Assise cittadina per Bagnoli/ Laboratorio partecipativo ( Zoo, Edenlandia, ex cinodromo),

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