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Sostieni l’adozione dell’asilo “Speranza e Futuro” a Khan Younis (striscia di Gaza)

LA CULTURA NON SI BOMBARDA!!!

Nel corso degli anni la comunità salernitana ha espresso in varie forme la propria solidarietà nei confronti della lotta di liberazione del popolo Palestinese: attraverso l’adozione di progetti di scambio culturale, sostenendo la costruzione e/o ristrutturazione di asili, di luoghi di attività culturali come teatri, di aiuti ad ospedali (come l’invio di un’ambulanza donataci dall’Humanitas piena di farmaci), nonché visite dirette nei territori.
E’ opportuno ricordare, per quanto sopra citato, il ruolo svolto allora dalla Rete Salernitana in sostegno alla causa del popolo palestinese, che riuscì a diffondere nella propria comunità i principi culturali emancipativi basati sul rifiuto verso ogni forma di sopruso verso popoli e/o comunità fatti oggetto di soppressione dei più basilari diritti umani e del diritto all’autodeterminazione. Tutto ciò è stato possibile anche grazie al carattere inclusivo/aggregante della Rete che riuscì a coinvolgere nelle sue attività associazioni di volontariato, Organizzazioni Sindacali, l’Università (sia nelle sue componenti studentesche che del corpo docente), il mondo della cultura (musica, teatro ecc..), tantissime individualità sensibili ai principi della solidarietà internazionalista, nonché gli organismi politici esistenti nel territorio Salernitano compreso quello provinciale.
La Rete Salernitana per la Palestina nel proprio operato determinò anche il coinvolgimento delle Istituzioni salernitane (Comune e Provincia) dando vita a gemellaggi ed adozioni che hanno riguardato principalmente il campo sanitario e la scuola. Simbolicamente e/o ironicamente, seppur nella sua tragicità, la struttura finanziata e/o adottata dal Comune di Salerno, al cui ingresso fu apposta la targa con l’effige di San Matteo, fu bombardata e distrutta dall’esercito israeliano in una delle innumerevoli incursioni aeree dell’Operazione Piombo Fuso.
Sino alla metà degli anni duemila, sia a Salerno che nel resto d’Italia, il sostegno verso la causa del popolo palestinese è stato enorme, in quanto caratterizzato da numerose progettualità che, a 360 gradi, diedero impulso e speranze alle comunità palestinesi ed alla proprie rappresentanze politiche laiche di possibili risoluzioni politiche, grazie anche e principalmente alle numerose mobilitazioni, nazionali ed internazionali volte a fare pressione sugli organismi internazionali ed europei per l’applicazione delle innumerevoli risoluzioni ONU violate da Israele.
L’Italia politica, nel sostegno verso il popolo palestinese, ebbe un ruolo fondamentale. Ruolo che da un po’ di anni a questa parte, per svariati motivi (sia dovuti ai mutamenti dello scenario politico internazionale, che per le note e tristi vicende politiche di casa nostra) è venuto meno.

A distanza di anni ed a seguito del progetto adottato dal collettivo Handala di Salerno nel 2013 “convoglio Vik Gaza To Italy” e della conseguente discesa a Salerno dei ragazzi Palestinesi, si è evidenziata una volontà biunivoca di riprendere il lavoro politico sulla Palestina.
Uno dei problemi centrali della Palestina è l’identità del suo popolo, che oltre alla segregazione e all’esilio, subisce lo scotto di una divisione, una frattura interna, che ostacola la costruzione di un progetto sociale e politico chiaro, slegato dai partiti religiosi, che sempre più ricorrono a reti di solidarietà sociale (rete dei servizi sociali) con lo scopo di avvicinare fette di popolazione civile ad un’idea di comunità che tuttavia ha come fine ultimo la costruzione di uno stato teocratico e la cancellazione della stessa idea di Stato laico e dei diritti.
È così che parlare dei diritti e del diritto all’istruzione in Palestina, significa voler contribuire a sostenere un movimento di liberazione utilizzando anche gli strumenti che caratterizzano le lotte sociali e politiche dell’Europa e dell’Occidente.
D’altronde l’identità di un popolo è fortemente legata alla costruzione di un’idea di futuro che oggi nella società palestinese viene continuamente attentata, ammazzata, oltre che dalle artiglierie all’uranio impoverito dall’esercito israeliano, dal furto dell’acqua ed anche da una militarizzazione delle energie vitali, dalla loro cancellazione totale del diritto all’infanzia, al gioco e allo studio, che in Palestina ed in altri paesi si realizza attraverso una guerra imperialista aggressiva e cruenta che lascia la società civile inerme, senza progetto, senza domani, in una dimensione che tende a cancellare lo stesso rispetto dei tempi e dei cicli vitali.
L’atto di sradicare gli alberi, di deviare il corso di un fiume non è solo un gesto di guerra ma assume un valore simbolico di cancellazione dello stesso ciclo vitale, è un attacco all’universo delle speranze di una società civile che vede tuttavia nelle donne la propria roccaforte. Queste sanno bene, che lottare per mantenere aperto un asilo, significa costruire un processo di liberazione sociale dove l’entità, la dimensione dell’intervento di un soggetto pubblico è fondamentale, dove l’educazione non è un affare privato ma un’azione di resistenza e di progettualità politica legata alla crescita culturale fondamentale per l’identità di un popolo. Questo popolo e queste donne sanno quanto sia importante sconfiggere il senso di impotenza, di frustrazione e di estraneità, la potenziale condizione di esiliati in patria che vivono i propri figli e che è altrettanto tragica di quella dei quattro milioni di esiliati che sono fuori dal proprio paese.
Sappiamo bene che costruire un progetto politico unitario significa intervenire sull’informazione che attualmente è schiacciata dalla propaganda americana e sionista, vuol dire educare e formare persone che possano avere strumenti veri nelle loro mani per non cadere nella rete dei fondamentalismi, dando forza a nuove passioni, a speranze che non siano legate all’aldilà ma al qui, ed ora, e domani, al tempo della terra e degli uomini. Non a caso si distruggono i tempi, i cicli della natura e si stravolgono quelli degli uomini.
Si tratta di opporsi a guerre che sono apparentemente diverse e sembrano distanti, esse sono non solo guerre del futuro ma guerre sul futuro. Anche nel nostro paese si sta tentando di veicolare un’idea di espropriazione dell’infanzia che è supportata da interventi di carattere istituzionale e che dà spazio ad un progetto educativo che dall’asilo alla scuola superiore propone come unici garanti e mediatori i genitori come naturali clienti dove la comunità sociale viene soppiantata dalla comunità naturale (famiglia) e l’istituzione e l’educazione divengono una faccenda privata.

Le guerre uccidono soprattutto bambini e donne che restano i soggetti più indifesi sia da un punto di vista fisico che culturale. La situazione economica, la mancanza di maestre, la bassa retribuzione, le condizioni strutturali delle scuole esistenti ostacolano il funzionamento di queste ultime e l’apertura di nuove. In Palestina non è garantito alcun servizio educativo prescolare essenziale per far crescere il livello sociale ed economico. Difficoltà enormi si incontrano anche nella gestione e nella diffusione di scuole elementari.
È per tutto questo che abbiamo deciso di sostenere le spese minime per finanziare una scuola a Khan Younis (striscia di Gaza), destinata a 300 bambine/i dall’età di 3 ai 6 anni (scuola materna) e a 100 studentesse/studenti (scuola elementare) dall’età di 6 ai 12 anni .
L’ obiettivo è di fornire ai bambini un istruzione che permetta loro di riscoprire la loro terra ma che contemporaneamente sia moderna e laica e che quindi permetta loro di avere i mezzi necessari per godere di un’infanzia serena come dovrebbe essere per i bambini di tutto il mondo.

Da ciò nasce l’esigenza di educare i bambini della Palestina fin dall’infanzia a:
• creare nuovi luoghi di “terra palestinese” (attraverso nuovi insediamenti)
• insegnare ai bambini ad amare gli altri, fornire loro un’educazione e un’educazione alla solidarietà.
• fornire loro tutte le forme di intrattenimento per poter godere della loro infanzia, come il resto dei bambini del mondo
• fornire loro materiale didattico e strumenti appropriati e un adeguato ambiente educativo.
• dotare loro di strumenti tecnologici di lavoro utili allo sviluppo attraverso: il gioco e la musica, la comunicazione fra di loro, al fine di allargare i loro orizzonti creativi, oltre a individuare e sviluppare il loro talento.
• riscoprire la cultura e i valori della propria Terra, gli stessi che il sionismo cerca di cancellare contro la loro volontà.
L’istruzione è un’arma strategica di resistenza all’oppressione. È il modo più efficace per garantire l’emancipazione. Senza educazione c’è il rischio di alienazione, la quale è nutrita dal ritardo culturale voluto ed organizzato dalle forze che hanno un interesse nel perseguimento della dominazione.

La cultura non si bombarda!!!!!

Collettivo Handala Salerno

Tutti coloro che vorranno aderire o promuovere un’iniziativa di sostegno al progetto potranno scriverci per avere tutte le informazioni e contatti a collettivohandala@gmail.com

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