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Solidarietà alla casa della donna

Piena solidarietà alla Casa internazionale delle donne di Roma che rischia lo sfratto. La notizia è rimbalzata sui social mercoledì 8 novembre, tra incredulità e preoccupazione, ed è subito diventata virale. Si sono susseguite prese di posizione a sua difesa, dichiarazioni di affetto e di stima per il luogo e le sue attività, che hanno coinvolto anche tante personalità delle istituzioni, fino alla Presidente della Camera dei Deputati Laura Boldrini.

Causa scatenante una secca lettera dell’amministrazione che richiede alla Casa il pagamento entro trenta giorni dei debiti accumulati nei confronti di Roma Capitale, per l’esattezza 833.512,30 euro. Trattasi dunque di ingiunzione di pagamento, pena lo sfratto. Neutra, asettica e brutale come sanno esserlo le comunicazioni amministrative che non si accompagnano a nessuna interlocuzione politica, a nessun tentativo di governo di una vicenda che viene da lontano e che le scorse amministrazioni, grazie alla mediazione della Commissione delle elette del Comune, avevano cercato di affrontare. Perchè la storia della Casa è una storia di movimento, ma anche di rapporto tra questo e le donne che hanno amministrato e governato Roma.

Da qui l’incredulità e lo sgomento per un avviso che paradossalmente viene dagli uffici di un ente per la prima volta governato da una Sindaca. Ottusità burocratica? Determinazione politica? Martedì prossimo sarà dato saperlo, visto che si terrà l’incontro tra l’assessora capitolina al Patrimonio Rosalba Castiglione e il Consorzio di associazioni che gestiscono la Casa internazionale di via della Lungara. Eppure la Casa si era già mossa, come ha ricordato la presidente del Consorzio Francesca Koch, consapevole della necessità di regolarizzare una situazione che si trascina da tempo, e di rendere economicamente sostenibile il suo affitto, riconoscendo il valore dei servizi che le associazioni offrono alla città e superando un canone che non ne tiene conto. Avevano avviato un’interlocuzione con Roma Capitale, forti del fatto che hanno già versato il 40% del debito complessivo e che da sempre pagano autonomamente le utenze. Per questo l’invio della lettera da parte del Comune è stato una doccia fredda. Ma la notizia di un possibile sfratto e la reazione immediata di tante e tanti, ha reso evidente il patrimonio che ci cela in quelle mura. E’ vero, le sue pareti – con le foto dell’occupazione del palazzo a via del Governo Vecchio – raccontano una storia ormai quarantennale, ricordata oggi da Linda Laura Sabbadini sulle pagine de La stampa, ma non stiamo parlando dell’ultimo baluardo di un movimento femminista finito. La Casa internazionale delle donne di Roma è un luogo vivo di elaborazione, incontro, accoglienza, empowerment e – per nostra fortuna – anche di divertimento. Soprattutto da quando ha accettato la sfida della programmazione culturale estiva e ha fatto del suo spendido cortile uno dei luoghi più suggestivi dell’estate romana.

Insomma la Casa non si tocca!

E sicuramente andremo in tante all’assemblea cittadina convocata lunedì 13 alle 18 “per condividere progetti e strategie future alla luce degli ultimi eventi intercorsi tra la Casa delle Donne e il Comune di Roma”.

Fatevene una ragione: #lacasasiamotutte

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