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Riprendiamo la lotta al militarismo

CONTRO I VENTI DI GUERRA RIPRENDIAMO LA LOTTA AL MILITARISMO
Nei suoi primi cento giorni di governo Trump, in perfetta continuità con la politica guerrafondaia di Obama, ha bombardato una base aerea siriana, ha lanciato in Afghanistan la più grande bomba non atomica mai costruita, ha sganciato bombe nello Yemen ed ha minacciosamente inviato una flotta di navi e sommergibili atomici di fronte alle coste della Corea del Nord alla quale ha promesso una dura lezione se non si atterrà ai diktat di Washington. Intanto continua ad intervenire in Siria ed in Iraq con la giustificazione della lotta contro il radicalismo islamico, che gli Usa hanno provveduto abbondantemente a foraggiare e sostenere; senza contare le nuove minacce rivolte contro l’Iran. Per essere ancora più esplicito Trump ha dato una spinta senza precedenti alle spese per gli armamenti.
Il materiale incendiario per una nuova guerra mondiale si va vistosamente accumulando, mentre nelle aree periferiche del mondo essa è già una realtà quotidiana che produce migliaia di morti.
Più si aggrava la crisi economica, da cui non riescono ad uscire, più si acuisce la competizione tra le grandi potenze in corsa per una nuova spartizione del mondo, per l’accaparramento di risorse, di braccia da sfruttare e nuovi mercati da invadere con le loro merci.
In questo crescente militarismo ed interventismo l’Italia svolge un ruolo di primo piano. Come ha riconosciuto lo stesso Trump nel recente incontro con Gentiloni, l’Italia, con i suoi 7600 militari impegnati in ben 22 paesi, è dopo gli Stati Uniti il paese maggiormente presente nelle missioni militari all’estero. E tra i paesi europei è quello che lo scorso anno ha fatto registrare il maggiore incremento di spese militari (oltre 23 miliardi di euro). L’industria militare italiana, come ha recentemente affermato il Ministro della Difesa Pinotti, rappresenta il pilastro del “sistema paese”. Infatti l’Italia è uno dei principali paesi produttori ed esportatori di armi, acquistate ed utilizzate da regimi come l’Arabia Saudita nei teatri di guerra come lo Yemen. Altri destinatari importanti delle armi “made in Italy” sono paesi come il Qatar e gli Emirati Arabi, tra i principali fornitori di quei gruppi jihadisti che i nostri governanti sostengono di voler combattere.
Le politiche interventiste del governo e la crescente spesa militare non solo alimentano questa spirale di guerra, ma stanno trasformando il paese in una delle principali piattaforme militari di attacco della NATO. In particolare Napoli, che ospita tutti i comandi logistici della VI flotta e la base di Lago Patria, è uno dei più importanti nodi strategici di questo strumento di guerra facendo, di fatto, di questa città e dei suoi cittadini, un obiettivo sensibile. Gli ultimi bombardamenti sulla base di Shayrat in Siria sono stati coordinati proprio dalla base di Giugliano, mentre nel porto della città transitano tranquillamente navi e sottomarini forniti di propulsione e di armamenti nucleari. L’Italia che ha rinunciato al nucleare civile, è dotata in realtà di circa 80 bombe atomiche, che ora verranno rimpiazzate dalle più micidiali B61.12 a potenza variabile, ed essa non ne è solo la custode per conto degli USA, ma ha i propri piloti addestrati ed autorizzati ad utilizzarle.
In ultimo questa politica militarista, non solo sottrae risorse per le spese sociali ed impone sempre maggiori sacrifici ai lavoratori, ma diventa il pretesto per una crescente militarizzazione dei territori e per un incremento della legislazione repressiva, sia intorno agli insediamenti militari, che nelle stesse città. Tutto in nome dell’emergenza terrorismo che proprio la politica di aggressione e di rapina portata avanti da decenni dai nostri governi e dalle nostre classi dominanti hanno contribuito a far sviluppare.
Per tutte queste ragioni riteniamo che la lotta al militarismo e contro la guerra devono ritornare ad essere uno dei principali terreni di denuncia e di mobilitazione. Rafforziamo l’unità internazionale degli oppressi e degli sfruttati contro la politica di morte, rapina e sfruttamento portata avanti dalle classi dominanti per assecondare la insaziabile sete di profitti del capitale.
Facciamo sentire la nostra voce nei prossimi appuntamenti: il 1 maggio a Bagnoli ed il 13 maggio ore 10,30 davanti alla base NATO di Lago Patria.
Rete contro la guerra ed il militarismo – Napoli

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