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Rete Euromed contro le leggi repressive egiziane

COMUNICATO CONGIUNTO

RETE EUROMED PER I DIRITTI UMANI

FEDERAZIONE INTERNAZIONALE LEGHE DIRITTI UMANI

OMCT-NETWORK ANTI TORTURA

Eliminare il dissenso nell’Egitto post-Mubarak:

la società civile di fronte a nuove leggi repressive

Copenhagen, Geneva, Paris – 11 February 2013

La scorsa settimana, nel contesto di crescenti tensioni politiche e violenze di strada che scuotono il paese, il Ministro Egiziano della giustizia ha annunciato una nuova bozza della Legge sulle Associazioni e Fondazioni Civili e un nuovo disegno di legge sulle dimostrazioni al Consiglio della Shura (la camera alta del parlamento che ha il potere di legiferare fino a quando la camera bassa verrà eletta) perché siano dibattute ed approvate.

Siamo profondamente contrariati dal fatto che questa legislazione repressiva sia adottata dalle autorità egiziane come uno strumento per azzittire le voci dissenzienti e limitare le libertà puliche nel paese.

Questo molto inquietante sviluppo avviene in un contesto dove le autorità pubbliche hanno affrontare le proteste di strada con eccessivo uso della forza, inclusi i gas lacrimogeni e pallottole di gomma lasciando sul terreno più di 50 morti e dozzine di feriti nelle ultime settimane. Alle ampie critiche da parte dei media e delle organizzazioni dei diritti umani si è risposto con diffamazioni e processi, e mosse legali tese a criminalizzare queste critiche.

La Rete Euromed e i suoi partners sono particolarmente preoccupati che il governo egiziano miri a istituzionalizzare e legalizzare pratiche repressive che non sono cambiate rispetto all’epoca Mubarak.

Se ratificata, la legge sulle manifestazioni criminalizzerà fortemente i movimenti di protesta pacifici, proibendo ogni disturbo “della sicurezza o dell’ordine pubblico, proibendo l’intralcio agli interessi dei cittadini, o bloccando le strade o altri mezzi di trasporto, ostruendo il traffico, o attaccando la proprietà personale, o minacciando la libertà di lavorare”. Produrrà anche la giustificazione dell’uso della forza da parte delle forze di sicurezza per disperdere le manifestazioni.

Lo statuto sulle associazioni e fondazioni, attualmente iscritto alla discussione dal Governo egiziano, lascerebbe solo un drammaticamente ristretto spazio di azione alle organizzazioni di società civile operanti in Egitto, a causa della “nazionalizzazione” di fatto delle organizzazioni civili.

Questo disegno garantisce inoltre larghi poteri a un ” comitato di gestione” composto da rappresentanti di diversi ministeri con una forte presenza degli apparati di sicurezza.

In contravvenzione con la richiesta di “notifica”, obbliga invece alla “registrazione” tutte le organizzazioni di società civile e le fondazioni. Affida a questo comitato il compito di definire gli obiettivi delle associazioni, di interferire con le loro attività, di autorizzare o meno i finanziamenti dall’estero a seconda del tipo di attività e di decidere della loro dissoluzione senza ricorso in giudizio.

Le organizzazioni di società civile internazionale non saranno autorizzate a stabilirsi e ad attivarsi i in Egitto senza autorizzazione preventiva. Ricevere fondi da governi stranieri, direttamente o indirettamente, sarà strettamente proibito per tutte le organizzazioni di società civile,

Infine, e in modo preoccupante, il disegno di legge prevede “l’imprigionamento per un periodo non minore di un anno” e multe fino a 100.0000 lire egiziane per un vasto arco di violazioni alla legge, incluso aiutare una ONG straniera “nell’esercizio di qualsiasi attività in Egitto” o “ricerca sul campo o sondaggi” senza l’approvazione delle autorità competenti.

La Rete Euromed e’ preoccupata dal fatto che le autorità egiziane resuscitino queste misure autoritarie invece di aprire le porte a un dialogo vero con la società civile e con tutte le forze politiche in campo nel paese orientate a ottenere risultati positivi per i diritti umani e la democrazia. Queste politiche repressive non aiutano a costruire fiducia fra governo e società civile come e’ necessario per costruire un dialogo efficace e trovare una via di uscita dalla attuale crisi politica.

Chiediamo quindi alle autorità egiziane di:

  • Ritirare senza indugi le proposte sopra menzionate ed elaborare una nuova legge sulle organizzazioni civili, o adottare la proposta presentata da 56 organizzazioni egiziane, limitando i vincoli alle ONG operanti nel paese, in conformità con gli obblighi internazionali assunti dall’Egitto.

  • Impegnarsi in un vero dialogo, che includa le organizzazioni dei diritti umani e tutte le forze politiche in campo nel paese e orientato al rispetto dei diritti umani e della democrazia.

  • Fermare gli assalti contro i manifestanti e mostrare un impegno reale per combattere l’impunità per i crimini commessi contro i manifestanti e stabilire un robusto quadro istituzionale per facilitare la transizione democratica alla democrazia.

Le nostre organizzazioni chiedono anche all’Unione Europea di:

  • Rispettare pienamente il suo dichiarato cambio di politica con i vicini del Sud Mediterraneo dopo la primavera araba e tradurre urgentemente in azioni concrete i suoi impegni per la democrazia, la legalità, il rispetto dei diritti umani e l’uguaglianza di genere.

  • Chiedere urgentemente alle autorità egiziane di ritirare i due disegni di legge sopra citati, e di impegnarsi in reali consultazioni con la società civile per istituire un quadro legale orientato alla libertà di associazione e di assemblea pacifica conforme agli standard internazionali.

  • Chiarire al governo egiziano che il livello di impegno politico, finanziario e tecnico della Unione Europea dipenderà dal livello di progressi della democratizzazione, dei diritti umani e della uguaglianza di genere; e che sarà basato su una obiettiva e accurata verifica della situazione sul campo.

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