Header

Recensione de “Il racconto dell’ancella”

Il racconto dell’ancella è un romanzo distopico scritto da Margaret Atwood. Il termine distopia deriva dal greco: dis-cattivo topia-luogo, rappresenta cioè un luogo o una società futura con tendenze sociali e politche negative.
Il romanzo è ambietato in un futuro in cui la terra è distrutta dall’inquinamento radioattivo e la crescita demografica è inferiore allo zero, in tale contesto viene instaurato un regime totalitario chiamato Repubblica di Galaad.

Il regime messo in atto è fortemente gerarchico, teocratico e conservatore.
Le donne sono private di ogni diritto e di tutte le loro proprietà,non possono più leggere, scrivere o avere un’istruzione. Tale maschilismo è anche sociale infatti colpisce anche gli uomini in base al ruolo nella gerarchia sociale.

La narrazione che il nuove regime riesce a mettere in piedi è caratterizzata dalla creazione di uno stato di emergenza che porta all’accettazione passiva di norme lesive della dignità di ogni tipo di minoranza.
Se in passato le donne erano state corrotte dai desideri e dalle passioni, era arrivato il momento di soddisfare il loro unico scopo, diventare salvatrici della razza e dunque dare una prole a coloro che erano ai vertici della piramide sociale: i Comandanti. Alle donne, ridotte a mere macchine della riproduzione, è imposto tra violenza e propaganda un ruolo inferiore e rassicurante.

La protagonista del romanzo è l’Ancella Difred.
Le Ancelle sono le uniche donne fertili rimaste e sono delle riproduttrici cioè devono dare dei figli alle sterili Mogli dei Comandanti.
Tale pratica è giustificata da un episodio della Genesi in cui Rachele, sterile moglie di Giacobbe, offre al marito la propria serva Bilha per generarle un figlio. La commistione reazionaria con una religiosità pervasiva serve ad appiattire ogni voce contraria e a tracciare una verità immutabile.

Difred è una donna comune, della quale non viene specificato neppure il vero nome. Le Ancelle sono private del loro nome e costrette ad acquisire quello del loro comandante preceduto dal pronome possessivo. Pur narrando in prima persona ciò che le accade, Difred appare un osservatore esterno ed immobile, senza slanci verso il futuro.

Ci si potrebbe chiedere come mai Difred e gli altri protagonisti del libro non si siano resi conto di come il mondo stesse cambiando e perchè non si siano ribellati.
La Atwood fornisce la risposta a questo interrogativo mediante i numerosi flashback della protagonista che mostrano come l’ istaurarsi della dittatura sia stato un percorso graduale, imposto dalle tensioni terroristiche, dalla bassa natalità, dal controllo sempre più opprimente, dalla tensione sociale.

Ma i flashback sono utilizzati anche per dar vita a diversi personaggi, tra questi emerge la madre di Difred.
Si tratta di una delle voci femministe più importanti del romanzo, un personaggio che la Atwood ha tratteggiato quasi frettolosamente ma che rappresenta il femminismo intransigente degli anni 60/70. Dal romanzo emerge che il rapporto tra Difred e la madre è certamente conflittuale, l’Ancella non capisce perchè la madre nonostante l’età avanzata continui nel suo attivismo. Proprio nel momento in cui tutte le libertà sono scomparse la madre finisce per diventare una sorta di bussola morale per la figlia che non ha mai creduto in ciò per cui lei lottava. Appare evidente come il percorso verso la dittatura inizia nel momento in cui vengono ridicolizzati i portavoce delle vertenze che riguardano i temi sociali.

Sembra di risentire il sermone di Martin Niemöller:

«Prima di tutto vennero a prendere gli zingari, e fui contento, perché rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei, e stetti zitto, perché mi stavano antipatici. Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi. Poi vennero a prendere i comunisti, e io non dissi niente, perché non ero comunista. Un giorno vennero a prendere me, e non c’era rimasto nessuno a protestare»

Difred è un’ancella dell’ età di passaggio, sente quindi il peso del vecchio mondo ma non riesce comunque a ribellarsi al nuovo che le si prospetta davanti.

La struttura gerarchica e sociale all’interno del romanzo riflette il progetto Lebensborn (progetto Sorgente di Vita) attraverso il quale il gerarca nazista Heinrich Himmeler intendeva portare la razza ariana in Germnia a 120 milioni di persone entro il 1980. Himmler, convinto sostenitore della superiorità razziale dei tedeschi, aveva aperto delle cliniche dove le ragazze tedesche con certificato di pura razza ariana potevano partorire i loro figli genarati con ufficilai delle SS.

Da questo punto di vista la distopia si trasforma in un tuffo nel passato ma riflette anche il nostro più immediato presente dal momento che l’ estremismo religioso e nazionalistico sono già presenti nella nostra società.

Rossella Pia Falco

 

Potrebbero interessarti ...

WP Facebook Auto Publish Powered By : XYZScripts.com
1