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Prosciolti da ogni addebito disciplinare i tre delegati nazionali della USB INPS

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Venerdì scorso a Roma pioveva a dirotto ma per Libero, Luigi e Vincenzo è stata una splendida giornata di sole. L’Ufficio dell’Area della Disciplina dell’INPS ha consegnato ai tre dirigenti sindacali della USB il provvedimento in cui si dispone la definitiva archiviazione del procedimento disciplinare senza l’irrogazione di alcuna sanzione.

Ha prevalso la ragione, il buon senso, la puntuale applicazione della normativa, in un’azione disciplinare apparsa da subito assolutamente inverosimile, ispirata da una parte dai sentimenti rancorosi di un dirigente sorpreso a commettere atti illeciti e dall’altra da un vertice dell’ente previdenziale a cui certamente avrebbe fatto piacere la decapitazione della struttura nazionale dell’USB INPS.

La determinazione con cui l’intera Confederazione USB si è stretta intorno ai tre delegati, difendendo il diritto a praticare il conflitto contro chi vorrebbe affossare i diritti fondamentali dei lavoratori e del sindacato, insieme alla mobilitazione di tantissimi lavoratori che hanno espresso la loro solidarietà con mail, telefonate, ordini del giorno, facendo arrivare la protesta fin dentro le stanze della Direzione Generale dell’INPS con la partecipata ed emozionante manifestazione del 12 settembre e con le assemblee convocate sul territorio, sono stati elementi importanti di una battaglia sindacale conclusasi con un netto risultato positivo che se da una parte era un atto dovuto, dall’altra non era affatto scontato.

Ha vinto il Sindacato, nonostante il silenzio colpevole di alcune sigle e il balbettio o i distinguo delle altre. E’ stato affermato il principio che non si processano disciplinarmente le idee espresse attraverso i comunicati sindacali. Se ci si sente offesi e diffamati si può legittimamente ricorrere in giudizio, ma non si può utilizzare il proprio ruolo all’interno dell’amministrazione per tentare di soffocare il dissenso. Possono sembrare concetti banali, scontati, ma che diventano importanti in un contesto in cui si cerca di mettere il bavaglio a qualunque forma di opposizione sociale contro i pesanti tagli economici e degli organici e contro i processi di smantellamento e privatizzazione dei servizi pubblici.

Da oggi il Sindacato è più forte e i lavoratori più garantiti. In piena legittimità e sulla base dei fatti conosciuti, USB torna a chiedere l’immediata rimozione del Capo del personale dall’incarico e il suo licenziamento. L’amministrazione, ovviamente, giudicherà in serenità, sul piano normativo e giuridico, decidendo i provvedimenti che saranno ritenuti opportuni, ci auguriamo in piena autonomia e senza cedere ad alcun condizionamento. Guai, infatti, se dopo quanto è emerso questa storia finisse con un colpo di spugna, perché i lavoratori che ogni giorno garantiscono con il loro impegno il funzionamento dell’INPS si sentirebbero traditi una volta di più. E’ il momento di dare un chiaro segnale d’imparzialità e di legalità nell’interesse dell’INPS e di chi ci lavora.

Nessuno si permetta, infine, di speculare sulla vicenda per attaccare gli istituti del prestito e del mutuo a tassi agevolati, perché non va dimenticato che tali benefici assistenziali per i dipendenti sono stabiliti da un contratto di lavoro (art. 59 DPR 509/1979), nel limite dell’1% delle spese per il personale iscritte a bilancio dell’ente. In buona sostanza sono soldi dei lavoratori e la gravità dell’atto commesso dal Capo del personale dell’INPS sta anche nel fatto che se fosse andato in porto il prestito maggiorato di € 64.000,00 rispetto al limite consentito, quei soldi non sarebbero andati ad altri lavoratori, magari dei livelli bassi, a cui il prestito INPS serve per tirare una boccata d’ossigeno rispetto ad un blocco del rinnovo dei contratti che sta impoverendo gli stipendi. I lavoratori pubblici hanno questi istituti mentre quelli del privato possono ricorrere all’anticipo del TFR. Non c’è nulla di scandaloso e chi grida al privilegio lo fa o ! perché disinformato o perché, peggio, è in malafede.

Da domani si rimettano al centro della discussione i tanti problemi rimasti irrisolti per la mancanza di un’attenta politica del personale e per il completo disinteressamento del vertice dell’ente alle sorti dei lavoratori. Sull’imminente cospicua decurtazione del buono pasto e sul taglio degli organici non è stata segnalata alcuna iniziativa da parte del Presidente dell’INPS. Si abbia il coraggio di dichiarare il proprio fallimento dopo che in numerose video conferenze sono stati assunti impegni rimasti puntualmente disattesi.

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