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Operatori Sociali Napoli

Dopo aver accumulato 36 mesi di ritardi nei pagamenti con le case famiglia,
costringendole a contrarre debiti colossali o addirittura a chiudere, Giunta,
Consiglio e dirigenti del Comune di Napoli hanno pensato di risolvere il
problema con una delibera e una comunicazione minatoria a fini estorsivi.

Il 29 maggio scorso, il neo dirigente al Servizio politiche per l’infanzia e
l’adolescenza, Maria Rosaria Fedele, ha inviato alle case famiglia una
“proposta di accordo transattivo”, con la quale si informavano le strutture di
una deliberazione di Giunta e Consiglio comunali, che approva i debiti fuori
bilancio per il periodo settembre/dicembre 2012 e subordinava il pagamento
degli stessi entro dicembre 2013 ai soli enti che avessero accettato di
tagliare i propri crediti del 10%.

Quegli enti che non fossero stati disponibili a tale decurtazione dei propri
credi sarebbero stati pagati per una parte entro dicembre 2013, per una parte
entro dicembre 2014 e per una parte entro dicembre 2015.

Cioè quelle case famiglia che dovessero accampare l’assurda pretesa di essere
pagate per tutto il credito che hanno accumulato in 36 mesi, dovrebbero
aspettare, nella migliore delle ipotesi, fino al 2015!

Inoltre, leggendo bene il fax allegato al presente comunicato, risulta
evidente che il Comune non assume nessun impegno tassativo neppure con chi
accetta la transazione, dato che in ogni caso subordina il pagamento entro
dicembre 2013 alla disponibilità di risorse… Quindi al tentativo di
estorsione si aggiunge la truffa!

Quello che gli assessori, consiglieri e dirigenti, di questo sciagurato
Comune, sembrano ignorare è che le case famiglia, oltre ad avere 36 mesi di
crediti col Comune e i debiti sopracitati, sono enti no-profit quindi non
realizzano utili di impresa. Questo vuol dire che accettare un taglio del 10%
non significherebbe rinunciare al 10% di un profitto, ma al 10% dei soldi che
si sono già spesi per dare da mangiare ai minori ospitati, del 10%, dei soldi
che sono serviti per vestirli, per mandarli a scuola, per le cure mediche, per
pagare fitto e utenze delle strutture che li ospitano e ultimo, ma non ultimo,
tagliare del 10% gli stipendi, per ora ancora virtuali, degli educatori che li
hanno accuditi… Ma sappiamo già da anni che l’argomento degli stipendi degli
operatori sociali non è argomento che preoccupa il Comune di Napoli, che
continua a pretendere che gli educatori lavorino gratis.

Noi siamo convinti che assessori, consiglieri e dirigenti del Comune di Napoli
non siano persone cattive, ma semplicemente che non riescano a valutare le
implicazioni delle loro decisioni, o per scarsa conoscenza della realtà che
dovrebbero amministrare o per limiti personali propri. Ci chiediamo, però, se
sia opportuno che persone con tali limiti si assumano la responsabilità di
amministrare la terza città d’Italia, in alcuni casi, come per alcuni
dirigenti, con compensi di centinaia di migliaia di euro all’anno.

Collettivo Operatori Sociali

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