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Odg del consiglio comunale di Cava su Palestina

LA PREGHIERA DELLE MADRI IN PALESTINA, DONALD TRUMP e UN ORDINE DEL GIORNO PER IL NOSTRO CONSIGLIO COMUNALE…
Di seguito trascriviamo l’ordine del giorno che sarà discusso nel prossimo Consiglio comunale della Città di Cava s’è Tirreno (quasi certamente previsto per giovedì 21 dicembre, alle ore 15,30).
Il documento è stato redatto dal consigliere Marco Galdi insieme a Patrizia Cecconi, Presidente dell’Associazione “Oltre il mare”, e gli amici delle Associazioni “Rete Radiè Resch”, “Handala” e Agorà.
Chi può, ascolti anche la magnifica “preghiera delle Madri” (Prayer of the Mothers): migliaia di donne ebree, mussulmane, cristiane, unite nel movimento Women Wage Peace, che sfilano insieme per la pace.

ORDINE DEL GIORNO SUL CONFLITTO ISRAELO – PALESTINESE

IL CONSIGLIO COMUNALE DI CAVA DE’ TIRRENI

premesso che:

– la nostra Città, Cava de’ Tirreni, può a tutti gli effetti fregiarsi del titolo di “Città della Pace”, se non altro per le vicende nobilissime che qui avvennero sul finire del secondo conflitto mondiale, quando la nostra concittadina Lucia Apicella (“Mamma Lucia”) si impegnò nella ricerca e composizione dei resti mortali dei tanti giovani tedeschi ed austriaci che qui persero la vita dopo lo sbarco degli Alleati a Salerno, identificandoli e restituendoli alle proprie famiglie; e che, pertanto, è giusto continui a perseguire, nei limiti della sua influenza, la pace e la giustizia fra le Nazioni;

– lo scorso 5 dicembre 2017 il Presidente USA Donald Trump ha dichiarato, con una telefonata al leader dell’ANP, Abū Māzen, ed al Re di Giordania, Abd Allah II, la sua intenzione di trasferire l’Ambasciata statunitense da Tel Aviv a Gerusalemme;

– il trasferimento dell’Ambasciata ha il chiaro significato politico di riconoscere Gerusalemme come capitale dello Stato di Israele, come già unilateralmente ha fatto la legge fondamentale israeliana del 1980;

– com’è noto, a seguito dei flussi migratori in Palestina di popolazioni di religione ebraica, registratisi soprattutto dopo la seconda guerra mondiale, il 29 novembre 1947 l’Assemblea generale delle Nazioni Unite, nella risoluzione n. 181, ha approvato il piano di partizione della Palestina, che prevedeva la costituzione di due Stati indipendenti, uno israeliano e l’altro arabo-palestinese, attribuendo il 56% del territorio al primo e il 43,7% al secondo e lasciando Gerusalemme sotto giurisdizione internazionale;

– è parimenti noto che, dopo l’autoproclamazione del moderno Stato d’Israele del 14 maggio 1948, cioè un giorno prima della scadenza del mandato britannico, si sono sviluppati una serie di conflitti arabo-israeliani, terminati i quali non risultano ancora definiti i confini precisi dei territori legittimamente detenuti dagli israeliani e dai palestinesi; mentre lo Stato di Israele, approfittando di questi conflitto, ha occupato il 78% della Palestina contro il 56% attribuitogli dall’ONU;

– con la guerra dei 6 giorni del 1967, Israele ha occupato tutti i territori originariamente concessi dalla risoluzione dell’ONU allo Stato Palestinese;

– con gli accordi di Oslo del 1993, i Territori palestinesi occupati vengono suddivisi in tre aree: A, B e C. Solo l’area A sotto la giurisdizione totalmente palestinese, mentre l’area B parzialmente e l’area C sotto giurisdizione israeliana, ma pur sempre restando giuridicamente territori palestinesi destinati, secondo gli stessi accordi di Oslo, ad essere successivamente inclusi nello Stato di Palestina;

– ne discende che la maggior parte dei membri dell’ONU e delle organizzazioni internazionali non riconosce l’annessione ad Israele di Gerusalemme Est, né riconoscono Gerusalemme come capitale di Stato;

– lo Stato Palestinese, proclamato nel 1988 e ammesso come osservatore permanente dell’ONU nel 2012, ma non riconosciuto ancora da Israele e da altri Paesi, controlla la striscia di Gaza (dalla quale Israele sì è ritirata unilateralmente nel 2005, successivamente circondandola con un muro e ponendola sotto assedio) e solo le aree A e (par

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