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Notabili e funzionari, la diplomazia controllata nella Libia coloniale

Man Reading Book and Sitting on Bookshelf in Library --- Image by © Royalty-Free/Corbis

Notabili e funzionari, la diplomazia controllata nella Libia coloniale

di Alfredo Senatore *

Simona Berhe, Notabili libici e Funzionari italiani: l’amministrazione coloniale in Tripolonia (1912-1919), Rubbettino Editore, Soveria Mannelli, Anno 2015, Pagine 307, Euro 12,99.

L’avventura liberale e coloniale in Libia (dal 1912 al 1919) non è mai raccontata da Simona Berhe come una banale contro-storia dell’italiano “brave gente”, ma come un scavo della fonte storica. L’impresa libica è un esercizio di storiografia che contribuisce a delineare i conflitti tra diversi campi di competenza e le rispettive posizione di potere nello spazio della Tripolitania, chiarendo anche a un pubblico di non addetti ai lavori l’ “imperio italiano” in Libia.
Il libro chiarisce che l’obiettivo amministrativo non fu mai l’organizzazione del territorio, ma la costruzione di rapporti di dominio tra colonizzati e colonizzatori. L’inettitudine della burocrazia locale facilitò il compito dei funzionari militari nello spazio coloniale. Scrive Simona Berhe a pagina 190 che nell’amministrare la Libia, i funzionari periferici erano assoggettati alle gerarchie militare, sottostando a un lucido processo di militarizzare dell’intero spazio locale. I militari esercitarono un governo per eccezioni svelarono fin dal principio la carica autoritaria della nuova signoria.
Il libro, inoltre, nel suo essere un esercizio genealogico, offre parola al passato per intelligere con la cartografia del presente. Tant’è che non sfugge all’autrice il ruolo diplomatico giocato dai notabili indigeni, prima “mediatori” nel regime di Tripoli, poi attori nella resistenza. Notabili locali la cui resistenza si confonde con il gioco diplomatico necessario alla sopravvivenza stessa: non stupiscano in questo senso le convivenze, i tradimenti e le ribellione dei leader locali. Contemporaneamente, ostaggi e resistenti per effetto del dominio i dannati della terra, come direbbe Frantz Omar Fanon, sono vittime-oggettto prima e soggetti-resistenti poi: ostaggi della rappresentazione istituzionale, e nel contempo, soggetti d’ostilità nella costruzione della resistenza locale. Prima sudditi a cui l’occupante italiano ha fatto indossare la maschera bianca della sottomissione, poi eroi nella guerra civile costringendo al rapido ritiro le truppe italiane.

*  Alfredo Senatore

Dottorando in Scienze della Comunicazione, Sociologia, Teorie e Storia delle Istituzioni, Ricerca Educativa, Corporeità didattiche, Tecnologie e Inclusione. Profilo C: Sociologia, Teorie e Storia delle Istituzioni (XV Ciclo) presso Università degli Studi di Salerno.
Contatti: alfredo.senator@gmail.com

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