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Nodi da sciogliere per avanzare

La mobilitazione della classe operaia e delle masse popolari contro l’attacco
padronale e l’offensiva del governo reazionario di Renzi si sta sviluppando.
Nei giorni scorsi sono ripartiti gli scioperi e le agitazioni in numerose
fabbriche, tra cui quella degli operai Thyssen di Terni minacciati dai
licenziamenti. Importanti manifestazioni contro l’UE dei monopoli, per il
lavoro, si sono svolte a Napoli, Milano e altre città.
A breve ci saranno lo sciopero della logistica, lo sciopero dell’USB e la
manifestazione nazionale della CGIL. Scadenze a cui chiamiamo alla massima e
decisa partecipazione, superando di slancio le esitazioni e le beghe degli
opportunisti di destra e di “sinistra”, mettendo in piazza la radicalità
operaia e costruendo un vero sciopero generale che mandi a fondo Jobs Act e
governo Renzi.
La graduale ripresa della lotta di classe continua a vedere attivi i settori
avanzati e combattivi della classe operaia. La grande massa, lo strato
profondo della classe operaia, però è ancora passivo. Questo è il primo nodo
da sciogliere.
Se la grande massa del proletariato non tornerà protagonista, se non
riprenderà la via della lotta, se il tutto si ridurrà alla mobilitazione dei
settori “trainanti”, le battaglie non avranno una reale prospettiva di
successo.
La resistenza deve dunque crescere, soprattutto ampliando le sue file tra gli
strati inferiori del proletariato, tra la massa dei non iscritti ai sindacati,
fra i giovani super-sfruttati e precari, fra i migranti, fra le masse
sfruttate e oppresse.
Ciò può essere ottenuto solo con una politica di fronte unico dal basso,
attraverso le assemblee in fabbrica, nei posti di lavoro, nelle scuole, nel
territorio, con la realizzazione di appositi organismi di massa (Consigli,
Comitati operai e popolari, coordinamenti, piattaforme locali, etc.). Altro
che i gruppi virtuali sui social forum! Ci vuole un movimento di massa
organizzato e rivoluzionario per far pesare la nostra enorme forza!
Il secondo nodo essenziale da sciogliere è: quale classe sociale deve stare
alla testa, deve dirigere la crescente rabbia e malcontento popolare? Una
domanda di bruciante attualità, a fronte delle dichiarazioni di Beppe Grillo,
portabandiera degli strati borghesi e piccolo borghesi “insoddisfatti”, che
invoca i generali dell’esercito per fermare “i cialtroni”.
Noi comunisti (marxisti-leninisti) chiamiamo la classe operaia a prendere
nelle sue mani la situazione. Solo la classe operaia è in grado di respingere
l’offensiva del capitale e di risolvere la questione dell’alternativa di
potere liberando il nostro paese dal giogo dei capitalisti, dei ricchi e dei
parassiti che vogliono portarci alla rovina.
Solo la lotta inflessibile ed organizzata del proletariato può aprire la
strada all’unico governo che ci libererà dallo sfruttamento e dalla miseria
crescenti, che ci farà uscire dalla crisi e dal declino capitalista: il
Governo operaio e degli altri lavoratori sfruttati!
Nelle condizioni attuali, la costruzione del Fronte unico proletario sulla
base della lotta di classe, dei suoi organismi di massa e di un concreto
programma di azione, la formazione di un forte Partito comunista, intimamente
collegato a tutte le sezioni del proletariato, è la strada da seguire per
sviluppare e dirigere il movimento di massa della classe operaia contro il
capitalismo, per il socialismo.

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