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No al TTIP, No a tacitare il sostegno ai diritti dei palestinesi

Noi sottoscritti, siamo contrari al negoziato dannoso sul Trattato transatlantico sul commercio e gli investimenti (TTIP) e ai tentativi di alcuni politici statunitensi di utilizzare il TTIP per limitare la libertà di espressione politica e le campagne di solidarietà con la lotta del popolo palestinese per la libertà, la giustizia e l’uguaglianza.

Il TTIP, attualmente in corso di negoziato tra l’Unione europea e gli Stati Uniti, trasferirebbe, caso senza precedenti, il potere agli interessi delle corporation rappresentando così un grave attentato alla democrazia, alle legislazioni sociali, ai diritti dei lavoratori e alle normative sull’ambiente. Ciò porterebbe alla irreversibile privatizzazione e frammentazione dei servizi pubblici e pregiudicherebbe seriamente di intraprendere misure per proteggere l’ambiente.

Preoccupa anche molto la segretezza e la mancanza di democrazia che sono le caratteristiche fondamentali del negoziato e il meccanismo proposto dello “Investor State Dispute Settlement” (ISDS) che permetterebbe alle multinazionali di avviare azioni legali nei confronti di governi in un sistema giudiziario parallelo riservato solo a loro.

Come organizzazioni che si oppongono a qualsiasi trattato UE-USA sul commercio che non privilegi l’interesse pubblico, siamo molto preoccupati dell’introduzione nella legislazione del Congresso degli Stati Uniti, di norme che, se approvate, userebbero il TTIP per reprimere le campagne per i diritti umani in solidarietà con la popolazione palestinese.

Il progetto di legge, “US-Israel Trade and Commercial Enhancement Act”, presentato al Congresso il 10 febbraio 2015, renderebbe qualsiasi accordo commerciale tra l’UE e gli USA subordinato alla volontà dell’UE e degli Stati membri di opporsi a provvedimenti contro gli insediamenti illegali di Israele e contro la sua occupazione del territorio palestinese.

Secondo i termini della proposta di legge, i governi europei sarebbero obbligati ad adottare misure per monitorare e scoraggiare i governi, le imprese e le campagne della società civile impegnate in boicottaggi, disinvestimento e altre forme di pressione nonviolenta volte a ritenere Israele responsabile delle sue continue violazioni del diritto internazionale e dell’occupazione.

La proposta di legge mira esplicitamente a proteggere le colonie illegali di Israele da azioni inerenti alle sue responsabilità, nonostante che l’Unione europea e le Nazioni Unite considerino gli insediamenti israeliani illegali secondo il diritto internazionale. Tale proposta ha anche generato una serie di altri interventi legislativi negli Stati Uniti, tra cui un emendamento che è stato incluso con successo nel progetto di legge per il “Trade Promotion Authority” adottato dalla Commissione finanze del Senato il 23 aprile 2015, che mira a riconoscere l’autorità ‘fast track’ (corsia veloce) del presidente Obama sui negoziati commerciali.

Il progetto di legge è una risposta al crescente successo delle campagne di solidarietà con il popolo palestinese in tutta Europa e negli Stati Uniti. Se approvato, il progetto di legge prevede che l’Unione europea annulli le misure esistenti già adottate in base ai suoi obblighi previsti dal diritto internazionale, tra cui il negato trattamento preferenziale alle esportazioni provenienti dalle colonie israeliane illegali nella Cisgiordania occupata, e l’attuazione di linee guida che impediscono l’assegnazione di  fondi pubblici europei a tali insediamenti.

L’UE ha anche adottato misure per mettere in guardia le aziende dall’avere relazioni economiche con le colonie illegali israeliane; le principali banche europee hanno disinvestito da banche e imprese israeliane a causa del loro ruolo nelle violazioni israeliane del diritto internazionale; e grandi aziende europee come G4S e Veolia sono stati ritenuti responsabili per la loro partecipazione nelle infrastrutture dell’occupazione israeliana del territorio palestinese.

Sulla scia dell’attacco di Israele alla Striscia di Gaza nel 2014, che ha provocato la morte di più di 2.200 persone con attacchi deliberati contro i civili considerati crimini di guerra dall’ONU e da altri organismi, persone in tutto il mondo sono scese in strada in grande numero per esprimere sostegno alla lotta palestinese per la libertà, la giustizia e l’uguaglianza. Non accetteremo alcun tentativo legislativo di tacitare queste espressioni di solidarietà.

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