Header

No al lager di Landolfato

CONTRO LA CULTURA E LA PRATICA DELL’APARTHEID

PROPONIAMO UN’ASSEMBLEA DI CONFRONTO A TUTTE LE REALTA’ ANTIRAZZISTE E
AI SINGOLI
CHE SONO INTERESSATI A COSTRUIRE LA MOBILITAZIONE CONTRO LA RIAPERTURA
DEL LAGER ANDOLFATO
VENERDI 20 APRILE ALLE ORE 18.00 AL LABORATORIO SKA (PIAZZA DEL GESÙ,
NAPOLI)

Con l’avvicinarsi della stagione calda e dei possibili sbarchi di
profughi alla ricerca di accoglienza e di diritti, il governo ha
puntualmente finanziato la riattivazione del CIE
(“Centro di Identificazione ed Espulsione”) di Santa Maria Capua
Vetere!
Si conferma perciò la militarizzazione come scelta principale per
gestire l’arrivo di profughi e migranti dal Nord-Africa, rispecchiando
la retorica emergenziale e securitaria del
discorso pubblico sul tema dell’immigrazione e il suo continuo
incattivirsi in chiave razzista.

LA TRASFORMAZIONE DELLA CASERMA E. ANDOLFATO DI SANTA MARIA CAPUA
VETERE IN UN CENTRO DI DETENZIONE PER IMMIGRATI E RIFUGIATI AVVENNE LO
SCORSO ANNO IN UN REGIME DI PURO STATO D’ECCEZIONE, DI AUTOPROCLAMATA
“EMERGENZA”, CON LA COSTITUZIONE DI UN CAMPO CHIUSO E SORVEGLIATO
DENOMINATO CAI, ACRONIMO SCONOSCIUTO ALLA PUR FANTASIOSA PROLIFERAZIONE
SEMANTICA CHE CARATTERIZZA LA MACCHINA DELLA DEPORTAZIONE IN ITALIA.
CON
UN’ORDINANZA DEL 21 APRILE 2011 LA CASERMA FU INFINE TRASFORMATA IN UN
CIE. SONO LE FAMIGERATE GALERE ETNICHE PER MIGRANTI ISTITUITE NEL ’98
DALLA LEGGE TURCO-NAPOLITANO E PER LE QUALI IL “PACCHETTO-SICUREZZA” HA
ALLUNGATO I TEMPI DI DETENZIONE FINO A 18 MESI!
Una lunga reclusione per persone accusate di nulla, se non di cercare
una vita diversa, un lavoro o magari l’asilo politico e la protezione
internazionale.
Fin dai primi giorni la Caserma Ezio Andolfato diventò un centro della
vergogna, con centinaia di profughi nordafricani costretti a vivere in
una tendopoli perennemente
esposta al sole e con la polizia che ha represso il loro comprensibile
malessere con cariche ripetute, lacrimogeni sparati tra le tende, uso
di
unità cinofile… Mentre decine di
rifugiati si fratturavano gambe e braccia nel tentativo di saltare le
mura e guadagnarsi la libertà!
Le condizioni di detenzione divennero sempre più assurde, con le
persone rinchiuse l’intera giornata nelle tende, private persino delle
reti dei materassi, costrette spesso a
usare le bottiglie per i bisogni fisiologici, mentre sul piano
giuridico si perpetrarono molteplici violazioni delle garanzie
costituzionali.
Intanto le mura della caserma Andolfato confezionavano un chiaro
messaggio di criminalizzazione sociale. Una vera frontiera del senso:
al
loro interno, dietro i pattugliamenti
della polizia a cavallo (!), circondati giorno e notte dai reparti
antisommossa, i “giovani coraggiosi che in nordafrica si rivoltano per
la democrazia”, diventavano rapidamente
“pericolosi e inquietanti clandestini”… e si svela tutta l’ipocrisia
di chi a parole incoraggia la “lotta per la democrazia” e nei fatti
vorrebbe continuare ad avere regimi polizieschi
che impediscano la libertà di movimento ai propri cittadini,
garantendo la blindatura della fortezza Europa.
La mobilitazione del movimento antirazzista, le denunce di molti
intellettuali, l’attivismo degli avvocati (sul centro è ancora pendente
una denuncia per “sequestro di
persona”) ma soprattutto le continue rivolte dei profughi reclusi,
hanno portato infine al temporaneo sequestro del centro nello scorso
mese di giugno, non senza aver
seriamente rischiato la morte di qualche rifugiato in seguito agli
incendi scatenati dal lancio di lacrimogeni tra le tende!!
Nei mesi seguenti quasi tutti i profughi tunisini che erano stati
rinchiusi nell’Andolfato hanno visto riconoscere il proprio diritto di
soggiorno, grazie alla forte denuncia sociale
di quel che era accaduto e ai ricorsi degli avvocati.
Dopo un anno però, malgrado il cambio di governo, non molto è
cambiato nel razzismo delle Istituzioni e si propone ancora la
riapertura del CIE come apice di un modello
repressivo di cui riscontriamo i caratteri persino quando in teoria
assistiamo a forme di accoglienza: è il caso delle migliaia di profughi
della guerra in Libia (scatenata anche
dall’Italia). Per il mancato riconoscimento dei loro diritti, la
mancanza di servizi, la deprivazione di ogni autonomia e libertà
sostanziale: insomma il carattere umiliante e
concentrazionario con cui la loro permanenza è gestita da alberghi
privati cui il governo consente di mantenere un lucroso business coi
fondi per l’accoglienza (40 euro a
persona…) senza pretendere nessun rispetto delle persone ospitate.
La riapertura del CIE aggiungerebbe a questo quadro tutto il peso e il
ricatto di un lager funzionante!
Impedire la riapertura del CIE Andolfato e rivendicare il
riconoscimento dei diritti di profughi e migranti è perciò una
responsabilità di tutti! E’ necessario
mobilitarsi per pretendere la chiusura di tutti i lager e dei campi
detentivi; per rivendicare la libertà di movimento, il diritto a una
vera accoglienza, all’asilo e alla protezione
umanitaria per le migliaia di profughi dalla Libia e alla
regolarizzazione attesa anche dai tanti migranti che ancora sono
costretti alla clandestinità in tutta italia; cancellare le
norme razziste approvate in questi anni e che servono solo a sfruttare
i lavoratori immigrati, a speculare sulla politica della paura e ad
affogare nella guerra tra poveri quel pò
di libertà che ancora esiste.
E’ tempo invece di raccogliere il vento dei cambiamenti che arriva dal
Sud per aprirci a una nuova visione del Mediterraneo. Che deve smettere
di essere la tragica tomba di
migliaia di persone che “non ce l’hanno fatta” per diventare un mare
dei diritti e della libertà a partire dal fondamentale diritto di
movimento degli esseri umani!

PROPONIAMO UN’ASSEMBLEA DI CONFRONTO A TUTTE LE REALTA’ ANTIRAZZISTE E
AI SINGOLI
CHE SONO INTERESSATI A COSTRUIRE LA MOBILITAZIONE CONTRO LA RIAPERTURA
DEL LAGER ANDOLFATO
VENERDI 20 APRILE ALLE ORE 18.00 AL LABORATORIO SKA (PIAZZA DEL GESÙ,
NAPOLI)

COMITATO CONTRO LA RIAPERTURA DEL LAGER ANDOLFATO

Potrebbero interessarti ...

WP Facebook Auto Publish Powered By : XYZScripts.com
1