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NO al Commissario Straordinario per l’emergenza ambientale nella Valle del Sele

Partito della Rifondazione Comunista – Federazione di Salerno
COMUNICATO STAMPA

Rifondazione Comunista dice no al commissariamento per l’ennesima farsa emergenziale della gestione rifiuti e s’impegna per creare informazione, mobilitazione e condivisione tra la gente nella Valle del Sele. Impegnarsi nelle lotte ambientali per la difesa del territorio, significa lottare per la difesa della vita.

1. La gestione dell’emergenza rifiuti in Campania dal 1994 in poi da parte dei vari Commissari è stata oggettivamente disastrosa e l’attuale situazione non è altro che il risultato di questa gestione basata esclusivamente sul tamponamento dei problemi e su scelte non lungimiranti. Che cosa successe allora? In primo luogo ci fu la totale esclusione da qualsiasi consultazione o decisione delle popolazioni locali e delle stesse amministrazioni comunali e provinciali da parte del commissario di turno. Le popolazioni campane, ignare di tutto, alla fine si videro calare dall’alto impianti, discariche e inceneritori che non avrebbero mai accettato se non costrette, come furono, da causa di forza maggiore. Mentre nel resto dell’Italia erano in vigore leggi nazionali che garantivano la tutela dei territori e della salute (ad esempio il d.lgs. n. 22/97 e successivamente il d.lgs. n. 152/2006), i Commissari protetti dalla legge fecero di tutto e di più contro la salute, l’ambiente etc. in deroga a tutte le leggi ambientali vigenti. Molti obietteranno che un commissario nazionale sia diverso da un commissario regionale ma non è così: in primis tutti i commissari straordinari (ad eccezione di quelli prefettizi in caso di scioglimento anticipato di un consiglio comunale) sono nominati dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri; inoltre un qualsiasi commissario «risolverebbe» i problemi ambientali seguendo criteri di funzionalità logistica secondo i quali Battipaglia e la Valle del Sele sono al primo posto per la facilità delle comunicazioni e dei trasporti, oltre che per la presenza di aree industriali e produttive e di un’imprenditoria già attualmente indirizzata alla lavorazione dei rifiuti ed esperta nel settore. Il problema è che questa soluzione non è una reale risoluzione. In sostanza con un commissario si replicherebbero le stesse scelte e gli stessi errori del passato.

2. Delegare a un deus ex macchina (commissario) comporterebbe la rinuncia da parte della politica locale a un’assunzione di responsabilità e la rinuncia a una crescita politica e culturale attraverso la ricerca autonoma delle soluzioni. Molti obietteranno che chiedere a gran voce un commissario è un modo per i cittadini di mettere alle strette i politici, ma è più probabile che avvenga il contrario: il politico di turno,
aderendo alla richiesta dei cittadini, coglierà l’occasione per delegare ad altri le proprie responsabilità e mantenere un’immagine irreprensibile. Ancora una volta se il problema, com’è ipotizzabile, rimarrà se non peggiorerà, la colpa sarà di altri oltretutto non perseguibili e per giunta voluti dal popolo.

3. La lotta ambientale è lotta politica, la via maestra è quella della pressione sui politici locali e del controllo del loro operato poiché sono gli unici più vicini alla popolazione. Questo significa rafforzare il movimento per la salute e l’ambiente continuando a informare e coinvolgere più persone e competenze possibili, anziché portarlo sul binario morto del lasciar fare a chi non avrebbe a cuore la tutela del territorio come chi ci vive.

4. La soluzione è nel cambiare il modo di concepire il problema: non si tratta di continuare a dire Not In My Back Yard, letteralmente «Non nel mio cortile» ma di dire «a ciascuno il suo». Ad esempio piuttosto che costruire un mega-impianto di compostaggio il cui impatto sul territorio è inevitabile, bisogna pensare a dotare ogni zona di piccoli impianti di prossimità e dove possibile incentivare, promuovere e incoraggiare il compostaggio domestico. Questo creerebbe più occupazione, più tutela ambientale, più qualità del prodotto.

5. Molti obietteranno che non è economicamente conveniente. Rispondiamo che, ammesso e non concesso che sia così, a noi serve un’economia al servizio dell’ambiente e non il contrario. Non possiamo continuare a sacrificare l’ambiente per l’economia. Questa è la rivoluzione culturale che si chiede nell’epoca in cui viviamo. Una volta capito il problema, la via da seguire è quella del dialogo e della cooperazione tra gli enti locali che devono mettere da parte per sempre campanilismi e personalismi. Gli strumenti sono già previsti da leggi nazionali e regionali, in particolare ci si riferisce all’istituzione dell’ATO (Ambito Territoriale Ottimale) di Salerno per la gestione dei rifiuti che attualmente esiste solo sulla carta. L’ambito ottimale, proprio per le sue dimensioni più ridotte, può concretizzare, in aria sovra-comunale, i principi di autosufficienza e di prossimità del recupero e smaltimento dei rifiuti con conseguente riduzione della loro movimentazione, concentrazione e con serio controllo della filiera dei rifiuti. Deve essere compito dei comuni far sentire la propria voce nell’ATO e indirizzare territorialmente le scelte trovando le soluzioni migliori per tutti: da parte dei Comuni e dei cittadini, invece del commissariamento, va perseguita l’attivazione dell’ATO per la gestione dei rifiuti. È l’unico modo per contrastare e sfuggire alle decisioni imposte dall’alto sul nostro territorio. In buona sostanza il ricorso al commissariamento straordinario costituisce una cessione dei diritti democratici, appiattisce il pensiero politico ed è un passo indietro per qualsiasi lotta dal basso.
Salerno, 29 ottobre 2019

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