Header

Nicoletta Dosio: «Andrò in carcere, senza chiedere sconti»


– Maurizio Pagliassotti, TORINO,08.11.2019
Intervista . Settantatré anni, già docente di greco e latino presso il liceo Norberto Rosa di Susa, tra
le fondatrici del movimento No Tav, sconterà la condanna per aver partecipato a una manifestazione
nel 2012, «Il dovere che io sento è di non genuflettermi, per dignità e libertà»
Dodici condanne per interruzione di pubblico servizio e violenza privata. Questa la sentenza emessa
dal Tribunale di Torino poche settimane fa, inerenti uno dei molti conflitti che hanno visto
protagonista il movimento No Tav. Condanne senza condizionale per sei persone, un aggravamento
insolito per un reato di lieve entità.
Nella primavera del 2012, un’operazione di polizia portò allo sgombero della baita adiacente al
cantiere della val Clarea: vi fu il ferimento grave dell’attivista NoTav Luca Abbà, rimasto folgorato su
un traliccio dell’alta tensione. Mentre Abbà lottava tra la vita e la morte il movimento No Tav si
riversava per due giorni lungo l’autostrada della val Susa; dapprima a Chianocco presso un svincolo
strategico da cui furono sgomberati con una violenta operazione notturna e dopo presso il casello
di Avigliana. Quaranta minuti in autostrada sotto l’occhio dei poliziotti che controllavano da vicino la
manifestazione che ebbe anche un volantinaggio. I manifestanti alzarono la sbarra del casello per
diversi minuti.
Tra i condannati per quell’episodio c’è Nicoletta Dosio, settantanni passati, già docente di greco e
latino presso il liceo Norberto Rosa di Susa, tra le fondatrici del movimento No Tav.
Dosio, lei andrà in carcere. È intimorita da questa prospettiva?
No, non lo sono. Ci sono dei passaggi che devono essere affrontati quando si porta avanti con
coerenza una lotta come quella contro il Tav. Una lotta in cui noi abbiamo ragione, come per altro
messo nero su bianco, numeri alla mano, perfino dallo stesso Stato solo pochi mesi fa. Il nodo morale
delle minoranze che hanno ragione ma a cui viene imposta una realtà assurda rimane, intatto.
Ha la possibilità di chiedere pene alternative: lo farà?
Non lo farò e qualcuno, un giorno, verrà a prendermi per portarmi in carcere. Sono pronta, ci penso
da molto tempo, è un prospettiva che nel tempo è entrata a far parte della mia vita.
Perché fa questo? Lei ha settantatré anni.
Voglio cercare di mettere il dito nella piaga, e ancora una volta dare visibilità a questa ingiustizia
che perseguita chi lotta per il diritto di tutti. Inutile fare i neo ambientalisti che accolgono le
richieste dei giovani quando si devono recuperare voti e poi, nella realtà, giustificare e avallare una
devastazione perfino priva di senso economico. Questo mio gesto è contro i sepolcri imbiancati: per
mettere in luce questo e riportare l’attenzione pubblica, che mi pare si stia adattando, agli orrori nei
confronti di chi lotta, io andrò in carcere. Il dovere che io sento è di non genuflettermi: di non
chiedere sconti o scuse. Per dignità e libertà. Sono convinta che quel mondo buono che ancora esiste
intorno a me lo troverò anche in carcere, dove incontrerò gli ultimi degli ultimi. Farò esperienze che
mi serviranno, sebbene io sia una donna anziana.
Chi la sostiene in questo momento?
Percepisco sulla mia pelle un grande calore e una grande vicinanza. Che poi è la stessa che provano
i numerosi condannati di questa triste storia. Grande solidarietà e partecipazione di chi lotta da
trenta anni e non si arrende. Uguaglianza, libertà, solidarietà. Il movimento No Tav non solo non è
morto ma reagisce a una serie di provvedimenti restrittivi che stanno arrivando a diluvio sulla valle
di Susa, sopratutto verso la parte attiva. Segno che si va verso un veloce allargamento dei cantieri.
Solo ieri, altre due condanne. So di avere con me il sostegno delle mie sorelle e dei miei fratelli di
una lotta bella e irriducibile, perché porta nelle sue mani la memoria del passato, l’indignazione per
la precarietà presente, la necessità di un futuro più giusto e vivibile per tutti.
Se andrò in carcere, non me ne pentirò, perché, come scrisse Rosa Luxemburg, dalla cella dove
scontava la sua ferma opposizione alla guerra, « mi sento a casa mia in tutto il mondo, ovunque ci
siano nubi, e uccelli, e lacrime umane».
© 2019 IL NUOVO MANIFESTO SOCIETÀ COOP. EDITRICE

Potrebbero interessarti ...

WP Facebook Auto Publish Powered By : XYZScripts.com
1