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Manifestazione STOP WAR a Napoli


Ci risiamo. L’Italia – che a parole ripudia la guerra – si è lanciata in una nuova aggressione militare, al fianco di Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti; la quinta in vent’anni, la terza nel giro di un decennio.

I motivi? Per questa, come per altre guerre, sono chiari e precisi: la rapina di risorse energetiche e materie prime – di gas e petrolio – e gli affari delle grandi aziende e della grande finanza. L’attacco alla Libia di Gheddafi, fino a ieri “nostro miglior alleato”, rappresenta anche la possibilità di gestire un territorio-chiave, di addomesticare tutte le rivolte che stanno agitando il Nord Africa e il mondo arabo, di controllare un pezzo di mondo che si è risvegliato e cerca da sé la sua libertà.

Questo attacco ha già causato già centinaia di morti fra i libici, e tanti ancora ce ne saranno non appena l’uranio impoverito, utilizzato in questa come in tutte le altra guerre degli ultimi anni, comincerà a mostrare i suoi terribili effetti.

Come al solito, la prima vittima di ogni attacco militare è la verità: per nascondere l’orrore della guerra e giustificare l’uso della forza abbiamo assistito alle più vecchie e trite retoriche: da un ritrovato e sfacciato spirito colonialista, alla retorica dell’“interesse nazionale”, al ritornello della “guerra umanitaria” e, come sempre, si cerca di neutralizzare l’impatto emotivo di una nuova guerra, di farla sparire.

Giusto otto anni fa, contro analoghe menzogne, eravamo in milioni a scendere in piazza. Oggi il silenzio di parti del movimento e della sinistra istituzionale, che si nasconde dietro alla “foglia di fico” dell’ONU, è assordante, mentre a spingere per l’intervento ci sono in prima fila il PD ed il Presidente Napolitano…

È giunto il momento di dire la nostra, mentre riscrivono la storia del Mediterraneo attraverso le bombe, la violazione dei diritti dei migranti e la continua militarizzazione del nostro e del loro territorio.

È giunto il momento di affermare che non esistono interessi “nazionali”, ma solo gli interessi degli sfruttati e dei dominati di tutto il mondo contro quelli dei dominanti e dei regimi di tutto il mondo.

È giunto il momento di proclamare che i popoli, e lo hanno manifestato con vigore in questi mesi proprio i tunisini e gli egiziani in rivolta, o si liberano da soli o non si liberano affatto.

Tutto questo lo vogliamo dire forte e chiaro proprio a Napoli, dove è appena passato il comando dell’operazione ora a guida NATO, sabato 16 aprile.

Una manifestazione che, schierandosi a fianco del popolo libico e di tutte le popolazioni in rivolta dell’area, chieda:

• La fine immediata dei bombardamenti e dell’aggressione militare.
• La fine di ogni ingerenza straniera, compresa l’ipotesi di embargo e di sequestro dei beni libici non meno criminale dell’aggressione militare.
• Il diritto d’asilo per tutti i profughi e i migranti in fuga.
• Il taglio delle spese militari e l’utilizzo di fondi e mezzi per le vere priorità sociali di un’Italia in crisi: casa, lavoro, servizi sociali, reddito garantito, provvedimenti a difesa del territorio e dell’ambiente.

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