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ALFABETIZZAZIONE CIVILE: QUINTA LEZIONE, L’instaurazione del regime

In seguito alla promulgazione della legge Acerbo, alle elezioni del 1924 viene presentato un listone con il chiaro intento di creare un governo di coalizione tra fascisti, repubblicani e liberali (con l’esclusione di Giolitti). L’ottimo risultato alle elezioni, con il raggiungimento di un consenso del 56%, permette la formazione di un nuovo governo. È proprio sotto questo governo che matura il delitto Matteotti.

Il deputato socialista Matteotti viene ucciso da una banda formata da Dumini, Volpi e Filippelli afferenti al fascismo romano. Matteotti viene ucciso in seguito alla denuncia di un sistema di corruttela. La fase successiva all’uccisione è di grave crisi per il fascismo. Per frange di repubblicani e liberali, il fascismo era stato il male minore rispetto al comunismo; il delitto Matteotti apriva a nuovi interrogativi.

I socialisti decidono di ritirarsi dal Parlamento. È la secessione dell’Aventino, scelta politica che si rifà alla storia dell’antica Roma secondo cui i plebei nei periodi di acuto conflitto con i patrizi si ritiravano sul colle romano in atto di protesta. Risulta però una posizione sterile perché l’intento di persuadere il re nello sfiduciare Mussolini fallisce miseramente.

Gramsci propone di indire uno sciopero generale ma non viene seguito.

Mussolini reagisce con un mezzo colpo di stato. Pronuncia un forte discorso alle camere e inizia la marcia verso la dittatura con la soppressione di tutti i giornali e i periodici antifascisti.

Nella fase 1925/1927 si delinea il regime.

Vengono promulgate le leggi fascistissime che sanciscono:

  1. dominio dei mezzi di comunicazione di massa;
  2. abolizione di tutti i partiti;
  3. abolizione delle associazioni;
  4. nomina dei ministri da parte del capo di governo;
  5. il sindaco (precedentemente eletto) viene sostituito dal podestà (a nomina centrale);
  6. istituzione di tribunali speciali composti da giudici scelti tra gli apparati militari;
  7. costituzione dell’O.V.R.A., polizia segreta deputata ai crimini politici nelle cui maglie finiscono operai, contadini e impiegati antifascisti;
  8. restaurazione pena di morte.

Il fascismo è stato un regime totalitario o autoritario?

Gli storici concordano nel dire che è stato un regime autoritario di massa. Nel totalitarismo qualsiasi aspetto dello Stato si identifica con il partito e il capo. In Italia c’è sì il regime ma c’è anche la monarchia e la Chiesa. In Germania la Chiesa fu totalmente asservita al Fuhrer e persino l’esercito si identificava nel capo e non nello Stato.

Nel 1925 venne sottoscritto il Patto di Palazzo Vidoni, ulteriore passo per smantellare la democrazia, che sancisce l’inizio del corporativismo. Nel Biennio Rosso c’erano state grandi lotte operaie. Si cerca di eliminare il conflitto sociale creando corporazioni tra generali fascisti e componenti operaie. Da quel momento i grandi industriali avrebbero avuto come referenti sindacali le corporazioni fasciste e non più i sindacati liberi.

Viene resa obbligatoria la tessera del partito fascista. Questa operazione è anche economica perché serve a portate nelle casse dello Stato una cifra considerevole.

Nel 1928 il potere legislativo viene dato al governo.

Nel 1929 alle elezioni viene presentata la lista unica, i cui partecipanti sono scelti dal Gran Consiglio del fascismo.

 

L’appoggio della Chiesa fu strappato con i Patti Lateranensi, che prevedevano:

  1. rapporto di riconoscimento reciproco;
  2. religione di Stato;
  3. esonero militare per i preti;
  4. risarcimento economico per 1 miliardo e 750 milioni alla Chiesa.

Il consenso del fascismo durerà abbastanza proprio grazie al controllo della Chiesa. Il fascismo aveva fatto espellere le donne dai posti di lavoro per sopperire al problema della disoccupazione, la Chiesa propaganda un “ruolo naturale” della donna come madre e appiana il conflitto.

 

Le forze di opposizione furono:

  1. Benedetto Croce, intellettuale riconosciuto a livello internazionale, fu tollerato dal fascismo che lo sfruttò per costruirsi una facciata di democrazia e liberalità;
  2. Giustizia e Libertà, movimento antifascista fondato da Carlo Rosselli, che svelò la realtà dell’Italia fascista grazie all’azione di informazione di Gaetano Salvemini;
  3. Comunisti, che erano stati dichiarati fuorilegge e operavano in clandestinità.

 

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