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Leila Palestina ci scrive: Storie di ordinaria resistenza dal campo di Aida.

La Palestina che resiste. Storie di ordinaria resistenza dal campo di Aida.

Apparentemente sembra tutto tranquillo, a dire normale se non fosse per la differenza tra un lato e l’altro del muro. Da una parte il campo di Aida dove vivono stipate circa 6000 persone e dall’altro lato terra verde invasa dai coloni. Terra che è stata illegalmente sottratta al popolo palestinese.

XXXXXXXX un compagno che quotidianamente resiste con la sua famiglia e la sua gente all’interno del campo profughi, mi accompagna e mi mostra tutto. Racconta ogni singolo episodio, ricorda tutto anche quello che non ha mai visto, che è successo in Palestina prima che lui nascesse e prima che sua madre regalasse la sua bella persona resistente alla bella compagna Palestina.

Il campo profughi di Aida e la sua gente si portano dietro un lunga striscia di sangue e di violenze che l’esercito israeliano commette quotidianamente. Si ripetono arresti di palestinesi che vivono al campo e tra questi molti sono bambini. Omicidi mirati e non tra la gente del campo e ancora una volta tra questi molti morti sono bambini. Portati a spalla dalle famiglie, se ne vanno senza aver visto nulla della vita tranne che il perimetro del muro e l’esercito occupante che quotidianamente nega loro la possibilità di godere di una vita normale. Le finestre della scuola dell’UNRWA sono state chiuse con lastre di cemento lasciando aperto solo un piccolo spiraglio tra le grate nella parte bassa. La ragione è semplice. I sionisti hanno più volte sparato alla scuola, a dei bambini innocenti. I bambini e i ragazzini sono quelli che pagano uno scotto alto causato dalla violenza assurda che compie ogni giorno l’esercito israeliano. Un ragazzo di 15 anni è stato massacrato a colpi di fucile proprio poco tempo fa. E’ morto in ospedale ma la famiglia e la gente del campo hanno saputo del decesso del giovane solo una settimana dopo perché c’è chi ha preferito mantenere il silenzio per far calmare gli animi, così speravano o credevano. Ma gli animi non si calmano, la resistenza prosegue a oltranza e continuerà finchè la Palestina esisterà e continuerà ad esistere, sempre e prima o poi sarà libera.

Una delle torrette di guardia del muro che circonda il campo i è stata data alle fiamme un po’ di tempo fa.  Un pezzo del  muro è stato avvolto da fuoco amico, da fuoco palestinese. I giovani hanno aperto un varco, un buco all’interno del muro, ma immediatamente è stato chiudo dall’esercito. Artificieri all’opera scortati da soldati armati fino ai denti ispezionavano l’area alla ricerca di chissà quale ordigno o bomba nascosta. Fanno ridere, sono ridicoli. Hanno paura della loro ombra quando sono nei campi profughi. Si nascondono, si guardano attorno come fanno i ladri perché sono ladri colpevoli e complici di negare vita e futuro all’esistenza di una terra meravigliosa che sa di umano, di condivisione, di complicità, di sorrisi e di profonda dignità.

Pietre contro carri armati. Fionde contro fucili.  Urla contro gas e lacrimogeni. Resistenza contro l’occupazione militare e l’annessione della terra palestinese e l’ampliamento delle colonie. Sopravvivenza contro il continuo furto d’acqua ai danni della popolazione del campo. Vita contro ogni tentativo di sopraffazione e morte.

Palestina libera.

Leila__Palestine

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