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La Uil Campania con Caldoro e i padroni dell’acqua…

Acqua pubblica

Stamattina, a Napoli, presso la sede della Uil Campania, si é svolto un incontro con i padroni dell’acqua e il Presidente della Regione, Stefano Caldoro.
Considerando l’attacco della Regione Campania ai referendum, con un ddl di riordino del servizio idrico integrato che favorisce i privati già presenti sul territorio, alcuni membri del Coordinamento Campano per l’Acqua Pubblica, tra cui il sottoscritto, hanno ritenuto necessario essere presenti per far sentire una voce di dissenso alle politiche in atto.

Oltre ai dirigenti di tutte le società che gestiscono l’acqua in regione – tranne dirigenti dell’unica azienda pubblica, l’ABC Napoli – c’era anche una rappresentanza del Comune di Napoli:
il sindaco De Magistris, che non é potuto essere presente al convegno (e ci si domanda leggittimamente come si poteva accettare tale invito), ha mandato l’assessore alle Politiche urbane, all’urbanistica e ai Beni comuni, Carmine Piscopo.

Dopo una serie di interventi abbastanza critici nei confronti della scelta di ripubblicizzazione attuata dal Comune di Napoli, l’assessore Piscopo ha fatto un intervento molto breve che legittimava la scelta delle Regione di riorganizzare gli ATO, senza accennare minimamente a quanto questa legge potesse mettere a rischio la gestione pubblica napoletana, e non ha trovato utile difendere il progetto politico seguito dal Comune di Napoli con la trasformazione di Arin Spa in Abc Napoli, azienda speciale.

Anche se sono stati citati più volte i referendum, insistendo sull’assenza di una legge nazionale, non si é dato nessun credito all’indicazione politica scaturita dai 27 milioni di cittadini che il 13 giugno del 2011 si sono espressi a favore della gestione pubblica e contro la remunerazione del capitale investito.

Si é andato oltre, difendendo la necessità della remunerazione del capitale investito, ancora applicata nelle tariffe di molte aziende, tra cui quelle della Gori Spa, nonostante l’abrogazione della norma con il secondo quesito referendario del 2011. Più relatori, tra cui lo stesso Caldoro, hanno addirittura insistito su quanto questa remunerazione fosse necessaria per fare gli investimenti, quando in realtà, come il nome indica, si tratta di un profitto sull’acqua. Giuseppe Grauso, a cui é stato poi concesso di fare un intervento, ha potuto ricordare questa incoerenza.

A nome della Gori Spa, azienda privata del sarnese-vesuviano con una partecipazione al 37% del gruppo Acea (Caltagirone, Suez), é interventuto proprio l’amministratore delegato Giovanni Paolo Marati. Non ha trovato nulla di strano nel rivendicare l’utilizzo della finanza pubblica e della fiscalità generale per gli investimenti del servizio idrico integrato.
Ovviamente questa cosa avrebbe molto senso con una gestione totalmente pubblica, ed é una posizione difesa anche dai comitati che da sempre si oppongono al “full cost recovery” (copertura totale dei costi tramite la tariffa); ma diventa del tutto paraddosale se la gestione é di tipo privatistico.
Insomma, l’amministratore delegato, diretto rappresentante del socio privato della Gori, rivendica pubblicamente la possibilità di fare profitti, lasciando al pubblico l’onere di fare gli investimenti.
Qui, Ciro Annunziata, del Comitato Acqua di Nocera Inferiore, é intervenuto dal pubblico per ricordare con forza quanto questa dinamica fosse già esistente dato che la Regione Campania ha annullato pochi mesi orsono un debito della Gori di ben 70 milioni di euro.
Considerando la gravità delle dichiarazioni fatte da Marati, il sottoscritto ha allora puntualizzato quanto fosse vergognoso rivendicare la socializzazione dei debiti e il mantenimento della privatizzazione dei profitti. Siamo allora stati invitati a tacere con la promessa di avere la possibilità di parlare dopo il presidente Caldoro.

Senza fare nessun accenno a quanto da noi sollevato, il presidente della Regione si é poi limitato a raccontare della malgestione pubblica che c’é stata fino agli anni ’90, citando la situazione siciliana e il problema del clientelismo. Ovviamente, fingendo che tutto questo in Campania non esistesse, e soprattutto sottointendendo che questi problemi fossero stati risolti in Sicilia con la gestione privata. Peccato che proprio le aziende miste pubblico-private non abbiano fatto che incrementare il problema del clientelismo in tutt’Italia, in quanto nelle aziende Spa, di diritto privato, non sia nemmeno necessario stanziare concorsi pubblici per le assunzioni.

Dopo il presidente Caldoro, é stato concesso a Giuseppe Grauso, del Coordinamento Campano per l’acqua pubblica, di fare un breve intervento, come aveva chiesto all’inizio del convegno. É stata un’occasione di ricordare quanto il ddl presentato non intercettasse per niente l’esito referendario, ma soprattutto quanto mantenesse un potere decisionale della Regione, togliendo voce sia ai Comuni che ai cittadini.

Si doveva allora arrivare alle conclusioni e, nonostante mie pressanti richieste in platea per poter intervenire, come mi era stato promesso, mi é stato risposto da Anna Rea, segretario generale della Uil Campania, che in quanto ospite dovevo “rispettare le decisioni del sindacato” che aveva previsto una scaletta di interventi e aveva necessità di lasciare Paolo Pirani, segretario generale della Uil Tec concludere in fretta.
Mi é stato perfino fatto notare che “purtroppo nemmeno i lavoratori del servizio hanno potuto parlare” e che loro rispettassero questa decisione. Più volte, durante l’assemblea, era stato ricordato quanto Caldoro fosse “disponibile” a sentire la voce di tutti.

Mi sono allora sentito il dovere di far notare quanto questo rifiuto fosse in linea con il concetto di “democrazia” della giunta Caldoro e quanto questo sindacato, proprio perché si rifiutava di dar voce ai cittadini e perfino ai lavoratori, si dovesse vergognare per aver invece dato voce a tutti i dirigenti delle aziende del servizio presenti in Regione. Ho lasciato la sala, insistendo sulla facilità che avrebbe avuto il segretario della Uil Tec a tirare delle conclusioni già scritte, data l’omogeneità degli interventi sentiti al convegno.

Molti lavoratori del servizio hanno espresso al Comitato il loro consenso, molti ci hanno dato ragione e sono stati contenti di sentire voci fuori dal coro. É stata una mattinata difficile, ma non inutili. Il 27 febbraio, saremo in presidio sotto la sede della Regione in via Santa Lucia, ed esprimeremo ancora la nostra ferma opposizione alla privatizzazione.

Napoli, il 10 febbraio 2013

Raphael PEPE
Attac Napoli

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