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La pace giusta è un’urgenza e una necessità per tutti

Il prossimo 17 marzo, il presidente palestinese Mahmoud Abbas sarà
ospite del presidente statunitense Barak Obama, per discutere in
merito alla conclusione del periodo delle trattative di pace
(29/3/2014) israelo-palestinese, riprese in questi ultimi mesi e
richieste dall’Amministrazione Obama per arrivare a un accordo di pace
finale fra palestinesi e israeliani.

Anche se il Segretario di Stato americano John Kerry ha compiuto
sedici tappe fra le parti, purtroppo il risultato sembra fallimentare,
fallimento confermato anche dall’incontro Obama-Netanyahu della
settimana scorsa a Washington. Questo esito fallimentare arriva per la
dichiarata volontà israeliana di continuare la sua politica di
colonizzazione della terra palestinese, di repressione, di violazione
e di negazione di ogni diritto del nostro popolo. Così come confermò
anche l’ex-premier israeliano Yitzhak Shamir, costretto da George Bush
padre alla partecipazione alla Conferenza di Madrid nel 1991,
dichiarando alla stampa israeliana: tranquilli, porterò i palestinesi
a delle trattative che non finiranno mai.

Questa è la tattica e la strategia dei governanti sionisti di Israele:
far perdere tempo attraverso la discussione di temi marginali per
poter sfuggire alle questioni principali. Ultimamente Netanyahu ha
posto la richiesta del riconoscimento dello Stato di Israele come
“Stato ebraico” da parte dei palestinesi, ciò che hanno rifiutato gli
Usa nel 1947. Nel contempo il governo sionista continua a rubare,
usurpare, annettere terre e opprimere il popolo palestinese, ora come
sempre da più di 65 anni.

Abu Mazen si recherà a Washington forte dell’appoggio del suo popolo,
per affermare al presidente Obama, in modo netto e chiaro, che i
palestinesi accettano senza perdita di tempo l’opzione auspicata da
tutti: 2 Stati per 2 popoli. Il Presidente Abbas dirà che i
palestinesi accetteranno il loro Stato sui loro territori occupati nel
1967 (22 per cento della Palestina storica), con Gerusalemme Est come
capitale. Non accetteranno mai, invece, la presenza di nessun colono o
soldato israeliano sul territorio dello Stato della Palestina. Uno
Stato sovrano sulla base delle risoluzioni Onu e della legalità
internazionale.

I palestinesi di fronte al totale rifiuto dei governati israeliani di
riconoscere i loro legittimi diritti, e all’appoggio
dell’amministrazione Obama e quello di molti governi europei alla
politica di occupazione sionista, non avranno altra scelta se non
quella di fare del tutto per affermare il loro diritto sacrosanto
sulla loro terra e la loro ferma volontà di resistere e difenderla
arrivando anche, se occorrerà, a versare fiumi di sangue, chiedendo di
fare parte attiva delle varie istituzione dell’Onu, compresa la Corte
Internazionale dell’Aja, per denunciare e processare Israele per
crimini di guerra e contro l’umanità, e alla fine praticare il diritto
inalienabile alla Resistenza contro la più lunga e odiosa occupazione
della storia moderna umana.

I palestinesi chiedono a tutte le persone democratiche, oneste e
amanti della pace, della giustizia e della libertà nel mondo di far
sentire la loro voce, uscendo dalla famosa politica delle tre scimmie:
io non sento, io non vedo e io non parlo, per premere affinché i
governanti israeliani rispettino ciò che hanno deciso e votato i
governi occidentali, compreso quello italiano, arrivando anche al
boicottaggio economico, culturale e scientifico nei confronti
dell’occupante per costringerlo al rispetto e all’applicazione delle
risoluzioni Onu e del diritto internazionale. ricordando che l’apartheid sud africano è stato sconfitto, anche grazie alla solidarietà internazionale.

Abbiamo bisogno di legalità, abbiamo bisogno di ponti e non di muri,
per un mondo diverso, più giusto e più civile.

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