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La Francia ci manda le sue scorie nucleari

C’è un bastimento carico di scorie nucleari. E non viaggia per mare, ma per ferrovia, attraversando tra l’altro una delle zone più colpite da uno sviluppo insostenibile e da infrastrutture al limite della sopportazione: la Val Susa.

E’ l’eredità dell’avventura nucleare ancora rimastaci addosso dal referendum abrogativo del 1987. Il famoso decommissioning, andato a rilento per inadeguatezza politica e comunque addossato sulle bollette di tutti i cittadini, costa così come costano le procedure di sicurezza per gestire tonnellate di materiali ad alto rischio per l’ambiente e per la salute pubblica. Saluggia, in provincia di Vercelli, è stato un caso paradigmatico per la gestione quanto meno rischiosa del sito come denunciato da più parti a cominciare da una trasmissione de Le Iene del marzo 2011 e da un dossier di Antonio Cianciullo di Repubblica, di pochi mesi dopo, che mostravano come i contenitori pieni di liquidi pericolosi e radioattivi fossero stati sotterrati a poche decine di metri dalla Dora Baltea, un corso d’acqua a rischio alluvionale. «Più di tre quarti di tutti i rifiuti radioattivi italiani sono sepolti qui – raccontava allora a Repubblica Gian Piero Godio, responsabile energia Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta – soprattutto in forma liquida, la più pericolosa. Anche perché i contenitori metallici interrati sono a trenta metri dal fiume. E, invece di risolvere il problema, il governo ha progettato di peggiorarlo, costruendo qui, in una zona che spesso finisce sott’acqua, un altro deposito. Una vera e propria follia perché a meno di due chilometri, proprio nella direzione in cui scorre la falda idrica, si trovano i pozzi del più grande acquedotto del Piemonte, una rete idrica che serve più di cento comuni».

Il tutto in una situazione che ha visto alcuni anni fa, nel novembre 2009, la presentazione di una relazione da parte dell’Arpa (l’Agenzia regionale per la protezione ambientale) che riferiva di perdite di liquidi radioattivi all’esterno della struttura.

I due terzi dei rifiuti radioattivi italiani si trovano in una zona ad alto rischio ambientale e sociale. Ed è proprio da lì che in questi giorni partirà un convoglio diretto al sito di riprocessamento di La Hague, in Francia, per un costo di 250 milioni di euro. Ultimo in ordine di tempo (si è iniziato con i 1.032 elementi della centrale di Caorso con sedici spedizioni avvenute tra il dicembre 2007 e il maggio 2010), che seguirà la linea Vercelli, Novara, Alessandria, Asti, Torino fino alla Val Susa per andare oltreconfine.

«Nonostante precisi obblighi di legge – precisa Legambiente – alle popolazioni che rischiano di essere coinvolte in situazioni di emergenza a causa dei trasporti nucleari non è mai neppure stato reso noto il contenuto del Piano di emergenza previsto per tale eventualità: cosÏ facendo si aumentano ovviamente le conseguenze negative in caso di un effettivo incidente in quanto i cittadini non sarebbero a conoscenza dei comportamenti da seguire».

Sono in atto mobilitazioni delle popolazioni locali, con presidi e manifestazioni. Come quella in Val Susa, ad Avigliana o del Social Forum di Asti, entrambe organizzate domenica sera, con cui si sono voluti puntare i riflettori sui rischi del nucleare, anche legati al decommissioning. «Abbiamo il diritto di essere informati – scrive l’Asti Social Forum al Sindaco Brignolo – ti chiediamo e chiediamo all’assessore all’ambiente di porre sia la questione sicurezza sul trasporto nucleare, che di informare i cittadini del passaggio dei treni “nucleari ” sul nostro territorio». Informalmente, l’assessore avrebbe confermato di fare il possibile per rendere il tutto trasparente, ma intanto il bastimento sta per passare. Quando? Non è certo, ma secondo la rete di antinuclearisti francesi Sortir du nucleaire il convoglio sarebbe in partenza martedÏ 15 gennaio, ed atteso in Francia per il 16 e 17 gennaio, attraversando sedici departements: la Savoie, líAin, le Jura, la SaÙne-et-Loire, la CÙte díOr, la Haute-Marne, les Vosges, la Meuse, la Marne, líAisne, la Somme, la Seine Maritime, líEure, le Calvados e la Manche.

La questione non è soltanto un problema che riguarda il mondo ambientalista, ma il diritto delle popolazioni ad essere informate. Come ricordano Legambiente e Pro Natura del Vercellese, secondo cui «in base alla normativa vigente, i cittadini residenti in tutti i comuni attraversati dal trasporto hanno diritto di ricevere, senza doverne neppure fare richiesta, l’informazione preventiva alla popolazione sulle misure di protezione sanitaria applicabili e sul comportamento da adottare in caso di effettiva emergenza radioattiva, e di essere portati a conoscenza del Piano di Emergenza specificamente predisposto per questo trasporto nucleare».

La mobilitazione è già in atto (leggi qui su Sortirdunucleaire.org), per evitare che, ancora una volta, le cose vengano fatte all’oscuro dei cittadini e delle istituzioni locali.

di alberto zoratti

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