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La democrazia israeliana

La morte e la violenza sono diventate quotidiane da quando sono ripresi i bombardamenti a Gaza.

I palestinesi domenica si sono svegliati al suono degli altoparlanti. Il segno del martirio di cinque ragazzi risuona nell’aria e non lascia scampo, attraversa le strade, entra nelle case e nelle menti.

Gli aerei sionisti hanno bombardato diversi obiettivi terrorizzando i cittadini innocenti.

È difficile raccontare al lettore occidentale cosa si prova mentre gli aerei non lasciano i cieli di Gaza, mentre le case sono scosse dai razzi della barbarie, mentre la speranza si affievolisce. Il 54% dei giovani di Gaza non nutre nessuna speranza per il futuro e il 68% soffre di una forma grave di stress psicologico: sono alcuni dei dati che emergono da un’indagine condotta in ottobre e dicembre 2018 dal Norwegian Refugee Council (Nrc) tra 300 studenti (di età compresa tra i 10 e i 16 anni ) di 30 scuole gazawe situate nei pressi della linea di demarcazione con Israele.

 

Il 30 marzo ricorreva l’anniversario della Grande marcia del ritorno.

Un anno fa, in maggio, in un solo giorno morirono quasi settanta palestinesi.

I gazawi morti questa settimana sono:

Muhamed Saaed 20 anni

Adham emaraa 17 anni

Tamer Abu ilkher 17 anni

Bilal al Njar 18 anni

Mijahed abuamshaa 13 anni

 

Intanto Netanyahu ha accolto Bolsonaro con queste parole:

Presidente Bolsonaro, è arrivato in Israele in un momento di tensione: ho ordinato che le forze di difesa vengano dispiegate nella Striscia di Gaza, inclusi carri armati, forze di terra e forze aeree. Siamo pronti a qualsiasi scenario e, se necessario, a condurre un’intensa campagna militare: faremo ciò che serve per la sicurezza di Israele“.

RadioVostok

Said Almagd, Carmine Falco

 

 

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