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Incontro Nazionale dei volontari di servizio civile: tra presente e futuro, partecipazione e rappresentanza

A Trieste si è svolto il 2° Incontro Nazionale dei volontari di servizio civile in ASC. 40 volontari da tutta Italia si sono riuniti intorno a tavoli tecnici nei locali dell’ex area portuale, rianimando gli scheletri di un’architettura industriale segnata dai limiti di un filo spinato.

 

I silenzi delle macchine, lucide come antichi dinosauri, sono stati il sottofondo ideale per ridare voce al bisogno di spazi comuni dove costruire progetti di diffusione della cultura e della socialità.

Lo strumento dei tavoli circolari ha permesso di costituire gruppi di lavoro orbitanti intorno a tre tematiche: “oltre il servizio civile”, “partecipazione” e “rappresentanza”.

Dal confronto tra i volontari sono emersi limiti e prospettive non solo sul tema del volontariato, ma anche su un individuo che vive in una società umana sempre più atomica e slabrata.

Se  prima di iniziare il servizio civile ciascuno si sentiva vittima di una desertificazione dei rapporti umani che portava ad un senso di vuoto, intolleranza e indifferenza, il presente da volontario diventa l’occasione per coltivare una biodiversità culturale continuamente arricchita dal concime della diversità. Al termine dell’anno di Servizio Civile emerge la necessità di continuare il percorso. A Trieste è stata avviata un’esperienza di associazionismo formata da ex volontari del Servizio Civile che, insieme alla connessione di piccole reti territoriali, potrebbe permettere di continuare il prezioso lavoro svolto sui territori.

 

Il secondo gruppo di lavoro si è concentrato sulla partecipazione. Si è arrivati alla definizione di partecipazione come “collaborazione per raggiungere un obiettivo attraverso l’inclusione”. Inoltre sono stati delineati dei metodi per incoraggiare la partecipazione come la creazione di un vademecum per i volontari futuri, la trasmissione di competenze anche dopo il servizio civile, dei momenti di incontro e sensibilizzazione con le scuole, la responsabilizzazione dei volontari per aiutare a fornire un apporto personale.

Quanto più funziona la partecipazione tanto più funziona la rappresentanza. Rappresentanza che è il tema trattato dal terzo gruppo di lavoro. Si è partiti da due premesse: la spoliticizzazione, intesa come mancata partecipazione alla vita democratica, è una cifra distintiva delle democrazie occidentali; il servizio civile si configura come una forma di lavoro ibrido, che supplisce all’endemica mancanza di lavoro, della durata di un anno. Da queste due premesse si comprende il disinteresse per la rappresentanza. La rappresentanza diventa appannaggio di chi prende l’iniziativa nel proporsi e non il frutto di un processo assembleare. Il rappresentate, poiché non riconosciuto dai rappresentati, diventa distante acuendo il disinteresse per l’istituzione.

Risulta evidente che solo avviando un processo democratico dal basso si può incoraggiare una partecipazione più sentita, che tenga conto delle singole istanze e vertenze. Si è arrivati quindi alla proposta di un modello capace di riportare al centro della rappresentanza le micro-realtà locali tramite l’elezione di un rappresentante in ogni singola associazione capace di interfacciarsi mensilmente con i rappresentanti provinciali.

Tra i momenti di lavoro sono emerse le storie dei singoli, in un clima umano e disteso. A metà del percorso di Servizio Civile, tra i volontari emerge una risonanza sottile che permette di riconoscersi nel bisogno di fare qualcosa per aiutare chi soffre, perché poi:

“Non c’è in un’intera vita cosa più importante da fare che chinarsi perché un altro, cingendoti il collo, possa rialzarsi.”

 

 

Carmine Falco

 

 

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