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Il mio ricordo del Nicaragua Sandinista…

40 anni fa trionfava la Rivoluzione Sandinista…

Il 19 de Lujo 1979 con l’entrata dei guerriglueri in armi nella capitale Managua dei guerriglieri, la Rivoluzione Sandinista trionfava. Infatti questo giorno viene chiamato “El Triunfo”. Dopo più di 40 anni di dittatura somozista, una delle dittature di stampo fascista peggiori di tutto il continente Latino Americano e quella durata più a lungo, la Rivoluzione diretta dal “Frente de Sandinista (che si ispira alla figura di Agusto Cesar Sandino ed e'”stato fondato dal marxista Carlos Fonseca) liberava il Paese. I Sandinisti ereditavano una realta’ poverissima, dove quasi tutto (industrie, terreni, ecc.) erano di proprietà della famiglia Somoza (che aveva accumulato, attraverso la rapina, ricchezze infinite) e della borghesia compradora al suo servizio. Un Paese con il più alto tasso di analfabetismo della Regione, in cui i campensinos (la stragrande maggioranza della popolazione) vivevano di stenti e dove la poliomielite mieteva vittime e lasciava i suoi segni indebili su intere generazioni. Il Nicaragia era anche lo stato della regione con il piu’ alto tasso di famiglie composte da ragazze madri, in cui per la poverta’ estrema i padri abbandonavano la famiglia finendo in preda all’alcol (un problema enorme affrontato da subito dai sandinisti e dalle organizzazioni femministe). I Somozisti, sostenuti, armati e finanziari dall’imperialismo yankee per quattro decenni, cedevano il potere ma si preparavano,sempre con l’aiuto Usa, a iniziare una guerra di bassa intensità contro il nuovo potere rivoluzionario. Negli anni successivi i merceneri della Contra, somozisti armati e pagati dalla Cia, metteranno a ferro e fuoco, nelle zone di confine in particolare con l’Honduras dove avevano la loro base, interi villaggi con violenze d’ogni tipo (uccisioni di massa, stupri, bambini sventrati, ecc.). Le sanzioni Usa, che verranno decretate successivamente, faranno impallidire perfino il barbaro bloqueo contro Cuba. Il porto di Lion, principale città portuale, verrà addirittura minato degli Usa per non fare attraccare le navi Sovietiche e Cubane che portavano aiuti al nuovo governo rivoluzionario. In una situazione di questo genere la Rivoluzione Sandinista seppe lo stesso onorare il suo programma rivoluzionario, dimostrando davanti a tutto il mondo la grande umanità del suo progetto politico. Nacque un governo composto da Sandinisti, intellettuali, personalita’ indipendenti e di cui facevano parte anche quattro sacerdoti della Teologia della Liberazione (i fratelli Ernesto e Fernabdo Cardenal, Miguel D’escoto e Edgar Parrale). I primi tre verranno succesivamente “soapesi a divinis” da papa Giovanni Paolo II, il principale nemico di questa teologia al servizio dei poveri. Per capire l’importanza del rapporto tra Sandinismo, Marxismo e Cristianesimo consiglio la lettura dei libri di Giulio Girardi “‘Sandinismo, Marxismo e Cristianesimo: la confluenza” e “Le Rose non sono Borghesi'”, che rimangono tuttora le opere migliori e più complete per comprendere quella esperienza rivoluzionaria. Capo della nuovo governo divenne il comandante Sandinista Daniel Ortega con Sergio Ramirez come vice Presidente. Altri importanti comandanti Sandinisti come Tomas Borge, ne facevano parte. La miglior intellettualita’ nicaraguense, come la poeta Gioconda Belli, e dell’intera latinoamerica, sostennero la Rivoluzione. Subito il governo Sandinista prese di petto la situazione. Nazionalizzo’ tutte le proprieta’ dei Somoza e i settori economici strategici (pur mantenendo un’economia mista con al centro la proprieta’ statale e cooperativa), mise mano alla riforma agraria per sconfiggere il latifondismo e ridistribuire la terra, attuo’ due campagne importantissime: quella di vaccinazione di massa per debellare la piaga della polio e quella di alfabetizzazione. Nella campagna di vaccinazioni (che ancora oggi dice molte cose sull’importanza della prevenzione) fu determinante l’aiuto dei medici cubani e di quelli della solidarietà internazionale tra cui molto italiani, che furono inviati nei posti più reconditi del Paese. La polio in pochi anni fu sradicata. Lo stesso fu fatto con la campagna di alfabetizzazione: maestri furono mandati in ogni angolo del Paese e ogni contadino alfabetizzato divenne a suo volta alfabetizzatore. In poco tempo il Nicaragua passò dal più alto tasso di analfabetismo al più basso dell’area dopo Cuba. Ma anche sul piano più strettamente umanitario il Nicaragua Sandinista ha saputo dare una grande lezione al mondo. Pur prendendo il potere con una Rivoluzione armata i Sandinisti, una volta vinto, mantenendo fede al proprio programma, abolirono la pena di morte e l’ergastolo, anche per i somozisti, e avviaraono esperimenti di carceri aperte in una prospettiva di superamento del carcere. Studiando le teorie basaliane e la nostra legge 180, abolirono i manicomi. Insomma dimostrarono al mondo intero la diversita’ tra giustizia e vendetta.
Venne inoltre approvata una Costitizione avanzatissima che coniugava democrazia formale a democrazia sostanziale, pluralismo politico e democrazia diretta, liberta’ a giustizia sociale. Per reizzarla studiarono le migliori Costituzioni europee e prima di tutto quella Italiana nata dalla Resistenza. Anche sul piano democratico mantennero fede al loro programma. Non solo costruirono forme di democrazia diretta innovative, come i “Cara Pueblo”, assemblee che si svolgevano in tutte le zone del Paese dove i dirigenti sandinisti discutevano con il popolo delle principali questioni politiche, ma mantennero fede anche al pluralismo politico permettendo la nascita di altri partiti e indicendo, nel 1985, le prime elezioni democratiche del Nicaragua. Sul piano culturale il Nicaragua fu un laboratorio unico. A Managua venne istituita la prima universita’ di Murales al mondo. Importantissimo l’apporto di poeti come Ernesto Cardenal e Gioconda Belli. Ancora oggi quella esperienza ci insegna tante cose e specialmente ci lascia un messaggio di umanesimo unico nel suo genere.
Un dato personale:su quella Rivoluzione è cresciuto l’amore tra me e Luigia, giovani militanti allora di Democrazia Proletaria e dell’Associazione Italia/Nicaragua di Bergamo. Vedevamo in quel progetto la realizzazione di un uomo e una donna nuovi, vedevano la realizzazione di un Socialismo umanitario che superava anche i limiti delle altre grandi Rivoluzioni. Quando nel febbraio 1990 i Sandinisti, dopo dieci anni di criminale guerra di bassa intensità decretatagli dagli Usa con la contra (guerra vinta dai Sandinisti), persero inaspettatamente le elezioni, ci trovammo abbracciati a piangere a dirotto, ascoltando Radio Popolare che dava la notizia. L’anno dopo, in viaggio di nozze, realizzammo il sogno di andare in Nicaragua grazie alla nostra cara zia Pasqua che ci regalo’ il biglietto aereo, allora proibitivo per due giovani studenti. Nel novembre dell’ 89 mi laureai in Scienze Politiche con una tesi dal titolo “I rapporti tra Stato Nicaraguense, Chiesa e Vaticano”. Avevo come docente la compagna Enrica Collotti Pischel ed ero seguito dalla Piccola Comunità di Celleno (che pubblicava la versione italiana della rivista Amanecer) e dalla fondazione “Lellio Basso”. La mia tesi doveva essere pubblicata (era stato deliberato in tal senso dalla fondazione Lellio Basso) ma la sconfitta pochi mesi dopo dei Sandinisti cambiò le priorità. La mia tesi è comunque citata nel libro di Ubaldo Gervasoni “E fecero appassire i nostri fiori” in quanto nella stessa c’è un paragrafo sulla vicenda di Ubaldo,prete allora della comunità di Waslala in Nicaragua. Ubaldo,che sosteneva la Rivoluzione Sandinista, si rifiutò di eseguire l’ordine del Vescovo di Bergamo di tornare in Italia in quanto la comunità di Waslala aveva votato che lui rimanesse li con loro. Un atto di disobbedienza civile molto significativo…

Marco Sironi

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