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Il 6 luglio a Roma sciopero generale delle donne

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Alle giornaliste di stampa e TV, alle giornaliste di Roma Sta andando avanti l’appello “Non si può continuare a far finta di niente, non si può continuare a non fare niente…” (che vi rimandiamo in allegato) per la mobilitazione del 6 luglio a Roma delle donne contro i femminicidi e stupri. Stanno arrivando varie adesioni di organismi di donne e di singole, di ragazze, lavoratrici, precarie, disoccupate, compagne e sta crescendo la voglia di esserci, comunque. In particolare abbiamo appreso con molto piacere dell’adesione di Barbara Spinelli, che ha scritto: “care compagne, SARO’ SICURAMENTE CON VOI, sempre in prima linea nella lotta al patriarcato e al femminicidio, in ogni luogo dove la si possa praticare. Ci vediamo il 6 a Roma. Barbara Spinelli”. Così come sono importanti alcune iniziative che noi consideriamo interne allo stesso percorso, in particolare quella lanciata da alcune giornaliste: Barbara Romagnoli (giornalista freelance), Adriana Terzo (giornalista freelance), Tiziana Dal Pra (presidente del centro interculturale Trama di Terre), per uno “sciopero delle donne”, e che nel loro appello scrivono: “…Non basta più il lavoro dei centri antiviolenza, fondamentale e prezioso. E non bastano le promesse di leggi che neanche arrivano. La ratifica della convenzione di Istanbul? Un passo importante, ma bisogna aspettare e aspettare. E noi non vogliamo più limitarci a lanciare appelli che raccolgono migliaia di firme ma restano solo sulla carta; a proclamarci indignate per una violenza che non accenna a smettere; a fare tavole rotonde, dibattiti politici, incontri. Adesso chiediamo di più… Chiediamo di fermarci. A tutte: madri, sorelle, figlie, nonne, zie, compagne, amanti, mogli, operaie, commesse, maestre, infermiere, badanti, dirigenti, fornaie, dottoresse, farmaciste, studentesse, professoresse, ministre, contadine, sindacaliste, impiegate, scrittrici, attrici, giornaliste, registe, precarie, artiste, atlete, disoccupate, politiche, funzionarie, fisioterapiste, babysitter, veline, parlamentari, prostitute, autiste, cameriere, avvocate, segretarie. Fermiamoci per 24 ore da tutto quello che normalmente facciamo. Proclamiamo uno sciopero generale delle donne che blocchi questo maledetto paese. Perché sia chiaro che senza di noi, noi donne, non si va da nessuna parte. Senza il rispetto per la nostra autodeterminazione e il nostro corpo non c’è società che tenga. Perché la rabbia e il dolore, lo sconforto e l’indignazione, la denuncia e la consapevolezza, hanno bisogno di un gesto forte. Scioperiamo per noi e per tutte le donne che ogni giorno rischiano la loro vita. Per le donne che verranno, per gli uomini che staranno loro accanto…”. Noi facciamo appello a voi di venire il 6 luglio, di dare prima e dopo voce e visibilità alla mobilitazione delle donne, anche se potremo essere per il momento “una scintilla” che però è necessaria per cominciare ad illuminare e “incendiare” una realtà ancora troppo in ombra. Noi non vogliamo che per le donne parlino e facciano gli altri, in particolare non vogliamo delegare a governo, Istituzioni, perchè questa guerra di bassa intensità contro le donne è evidentemente interna ad una “guerra” più generale fatta di continue e sempre più pesanti discriminazioni, ritorno all’indietro, oppressione, di cui sono responsabili proprio quei governi, lo Stato che dovrebbe salvaguardare contro le uccisioni e violenze sessuali. Alcuni giornali, alcune Tv hanno dato spazio in questi mesi ad iniziative istituzionali o, peggio, alla “messa in scena del dolore” delle donne. Ora chiediamo che venga invece dato spazio alle donne che si ribellano, e prendono loro direttamente in mano la lotta contro femminicidi e stupri ma anche per cambiare tutta la società. Ci saranno delegazioni dal sud e dal nord che porteranno anche la propria esperienza diretta, dai processi contro gli stupri e uccisioni di donne, alla lotta delle lavoratrici/disoccupate che unisce sempre la condizione di classe a quella di genere. Venite a documentare. Vi aspettiamo. O se non potete venire, informate e contatteteci il giorno 6 luglio. Sappiamo bene, e voi ci potreste raccontare molte cose, che parte di un humus maschilista, sessista, razzista verso le donne immigrate, questo humus di “odio verso le donne”, è come viene usata certa (dis)informazione e certa “cultura”; la cultura può essere un'”arma” nella battaglia di liberazione, diritti delle donne, come può, usata al servizio di questo sistema di potere, essere un fango che vuole affossare la vera realtà delle donne. Quindi, noi pensiamo che anche il campo dell’informazione, della cultura non sia neutro ma deve essere un terreno di lotta teorica, culturale, pratica, e che anche qui, soprattutto le donne – ma non solo – devono fare una scelta, devono schierarsi. La mobilitazione il 6 luglio si articolerà in 3 presidi: in piazza Montecitorio dalle ore 10 per denunciare la guerra di bassa intensità di femminicidi e stupri all’interno della condizione generale delle donne e anche denunciare le false e controproducenti soluzioni del governo; al Ministero di Grazia e Giustizia per denunciare il modo come si stanno facendo i processi (in cui le donne sono violentate o uccise per la seconda volta) e le vergognose sentenze, in primis quella per Marinella a Montalto di Castro; al Viminale, contro la nomina della Rauti e la costruzione delle “larghe intese” sulla pelle delle donne, la denuncia della polizia sessista, la denuncia della repressione contro le donne in lotta (vedi 12 maggio), ecc. Arrivederci al 6 lugli

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