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Ex-lavoratori Isochimica: la lotta continua

La notte del 23 novembre 1980 un sisma di magnitudo 6,9 colpì l’Irpinia e l’alta Basilicata. La stessa notte iniziò quel il meccanismo attraverso il quale si cerca di sfruttare in ogni modo un disastro naturale.

Infatti in pochi anni lo stato stanziò circa 20.000 miliardi di lire per rilanciare, le zone industriali e produttive gravemente colpite dal terremoto. La storia ci racconta che distribuzione dei contributi seguì i corrotti criteri clientelari e familistici anziché assecondare i reali bisogni di una comunità sempre privata di attenzioni e completamente allo sbando dopo un cataclisma del genere.

Avviandoci al discorso di Isochimica in questo scenario sembrerebbe inserirsi la figura del sig. Elio Graziano, imprenditore che ha avuto passati in aule di tribunale e che ha avuto in appalto con con contributi statali, la pulizia di materiali altamente pericolosi, come l’eternit.

Questo dona lavoro a centinaia di lavoratori, già vittime secondo alcuni di una terra dimenticata e successivamente vittime degli eventi naturali della natura. Nacque l’Isochimica nel paese di Piano d’Ardine dove l’attività principale era quella di rimuovere la coinbentazione in amianto delle carrozze dei treni provenienti da Firenze.

Era il 1983 e già all’epoca si conosceva la pericolosità di questo materiale e proprio per questo motivo le ferrovie dello stato furono costrette a programmare l’immane e pericoloso lavoro di sostituzione del materiale tossico usato sin dalla metà degli anni ’50.

Masse Masse di operai furono assunti e tutti cominciarono a lavorare con entusiasmo e allegria convinti di aver centrato l’occasione di una vita con un posto sicuro e a due passi da casa. Molti all’epoca pensarono che il terremoto non avesse seminato solo morte e macerie ma di aver dato una enorme occasione di rivincita e di riscatto.

Intanto con il passare del tempo le fibre cominciano ad annidarsi nei corpi dei lavoratori.

«Non eravamo consapevoli del pericolo che correvamo ogni giorno andando a lavorare e a cui esponevamo le nostre famiglie tornando a casa. – riferisce in un’ intervista Carmine De Sio, uno dei rappresentanti salernitani del Comitato Lotta Operaia Ex Isochimica – Ci era stato detto che tutto era stato messo in sicurezza e che non sorgevano problemi per la nostra salute».

Secondo accertamenti e testimonianze le misure per la sicurezza sul lavoro non venivano rispettate e nonostante era già stata ampiamente dimostrata la nocività delle fibre d’amianto l’azienda Isochimica, sembrerebbe non prendere nessun provvedimento lasciando gli operai raschiare a mano nuda le lamiere delle carrozze e respirare ogni più piccola particella.

Continua De Sio:

«Nel 1985 quando cominciarono i primi sospetti e, grazie ai militanti di Democrazia Proletaria, ci mettemmo in contatto con l’Università Cattolica di Roma a cui commissionammo di analizzare quella polvere. Il responso dei ricercatori fu lapidario: erano state rinvenute percentuali di amianto di gran lunga superiori alla soglia legale e non c’erano le condizioni minime di sicurezza per entrare in quell’ambiente. Addirittura, inizialmente, non vollero fare alcun analisi perché la presenza di amianto era visibile ad occhio nudo. Dopo queste ricerche, pensavamo che qualcosa potesse cambiare. In realtà tutto rimase com’era».

Gli operai, sin dal 1985 a più riprese hanno tentato di porre all’attenzione di Isochimica e delle autorità il problema dell’amianto si costituirono in comitato, hanno fatto analizzare campioni di fibra, ma il risultato è stato 10 morti, molti ammalati e la successiva chiusura da parte della magistratura della fabbrica.

Il sig Graziano, ultraottantenne, venne iscritto nel registro degli indagati dalla procura di Avellino.

Nel suo accorato racconto, Carmine De Sio prosegue:

«Successivamente l’unica forza politica che si è impegnata per promuovere e sostenerci nella nostra lotta è stato il Partito della Rifondazione Comunista, grazie al quale siamo riusciti ad aprire un tavolo istituzionale con un primo protocollo d’intesa tra la provincia di Salerno, l’Asl di Salerno, l’Associazione ISDE Sez. di Salerno e il Comitato esposti all’amianto ex lavoratori Isochimica. Inoltre, dopo più di venti anni, siamo stati inseriti all’interno del registro esposti all’amianto della regione Campania. Per questo risultato dobbiamo ringraziare il professore Francesco Musumeci, l’Avvocato Cristian Iannone e il dott. Mario Polverino. Grazie al loro aiuto e alla collaborazione con il policlinico “Le Scotte” di Siena si è accertato che tutti gli operai salernitani presenti all’interno dello stabilimento fossero stati contaminati dall’amianto».

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«La lotta però non si arresta. – conclude De Sio – Chiediamo infatti l’immediata bonifica dell’impianto posto a pochi metri dalle case, da un campo sportivo, da un asilo, dalle scuole elementari e medie, dal parco giochi per i bambini. Siamo di fronte ad una situazione incredibile; furono ventimila i quintali di amianto estratto e sotterrato all’interno dello stabilimento, nel cuore di Borgo Ferrovia. Quell’amianto è ancora lì. Non possiamo permetterlo».

Il Partito della Rifondazione Comunista, tramite le federazioni provinciali di Salerno e Avellino ha cominciato ad occuparsi del caso Isochimica sin dal 2012.

Dichiara il Segretario Provinciale di Salerno, Loredana Marino:

«Ci siamo attivati tessendo due reti: la prima essenzialmente legale grazie al ruolo dell’Avv. Cristian Iannone, la seconda medica attivata dal professore Francesco Musumeci, in stretta collaborazione con la sezione di Salerno dell’Associazione ISDE. A partire da questi due elementi abbiamo cercato di sensibilizzare le istituzioni che fino a quel momento non si erano interessate della questione ponendo come tematica centrale della nostra lotta il diritto alla salute di tutti quegli operai esposti per anni all’amianto, dei loro familiari e dei cittadini che vivono nei pressi dello stabilimento. In questo modo, a breve termine, siamo riusciti ad ottenere delle piccole vittorie come l’apertura di un tavolo istituzionale con la provincia di Salerno, l’Asl di Salerno, l’Associazione ISDE Sez. di Salerno e il Comitato esposti all’amianto ex lavoratori Isochimica nonché il riconoscimento di molti operai salernitani all’interno del registro regionale degli esposti all’Amianto.»

A tal proposito è interessante sottolineare i limiti della legge 257 del 1992 che stabilisce i criteri di cessazione dell’utilizzo dell’amianto. In breve tale norma individua i criteri per riconoscere una malattia per amianto legandola al tempo di esposizione del lavoratore con tale materiale. Oggi è ormai accertato che, purtroppo, bastano piccole fibre per portare alla malattia, in tempi più o meno brevi, una persona.

A tal proposito, precisa Loredana Marino:

«Ci siamo posti come obiettivo a lungo termine la modifica della legge 257 del 1992. La consideriamo, infatti, una legge obsoleta ed anacronistica. Come è possibile possibile pensare che ad un lavoratore si possa riconoscere una malattia per amianto solo dopo dieci anni di esposizione? Ora la lotta non si arresta. Al contrario tale lotta può essere il punto di partenza di una piattaforma che possa andare oltre e porre al centro la risoluzione delle problematiche dei lavoratori. Siamo di fronte ad una battaglia di civiltà e giustizia per tutti quelli che si sono ammalati e hanno lasciato la vita in seguito all’ esposizione all’amianto».

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