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Esperienze di volontariato

Sono stanco di sentir parlare dell’Italia peggiore. Non è un voltare la faccia ma è la consapevolezza che esiste un’Italia migliore. Un’Italia che rende quotidiana la propria azione sociale e umanitaria. Un’Italia che rende il proprio corpo uno spazio politico. E così camminando e domandando, mi è capitato di girare tra le associazioni di volontariato per somministrare questionari. Il questionario è uno strumento piatto, senza sfumature ma, almeno nel mio caso, è stato una chiave per entrare in realtà che operano in silenzio. Dietro una porta si nascondono sempre delle storie. Alcune ti riconciliano con l’umanità. L’altro giorno ho visitato un’associazione che si occupa di disagio psichico. Erano mamme che avevano per prime dovuto affrontare la sofferenza, ma che avevano collettivizzato quel dolore per restituire ai propri figli spazi di socialità, amicizia e amore.
Mentre una madre spiegava la geografia del Piemonte, un’altra spazzava per terra, un’altra completava delle cornici, un’altra sedeva tra i ragazzi. Ognuno secondo le sue capacità, mentre quei figli erano diventati i figli di tutti.

Nel questionario c’è una domanda che fa riferimento all’immigrazione. È una domanda che temo perché il leghismo è solo una sfumatura dell’egoismo e può davvero colpire chiunque. Alle domande più difficili c’era una specie di consulto collettivo per essere sicuri di averne compreso il senso.

E così anche per quella domanda lì :
-“che significa?”
-chiede se l’immigrazione è un pericolo ”
-” no” “no!” “nooo”.
Un coro spontaneo e unanime.
Mentre uscivo pensavo che è proprio vero che fa più rumore una foglia che cade di una foresta che cresce

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