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dossier “Liberarsi dalla necessità del carcere e dei manicomi”

sotto  il dossier  “Liberarsi dalla necessità del carcere e dei
manicomi
(scaricabile anche dalla rete
http://artaudpisa.noblogs.org/post/2011/10/22/276/)
che abbiamo fatto per la presentazione del libro “il carcere manicomio”
di s.verde

Il numero delle persone recluse nelle carceri del nostro Paese al 31
dicembre 2010 era 67.971, al 31 maggio scorso 67.174.  Questa lieve
flessione, tuttavia, è ancor meno incoraggiante di quanto si potrebbe
pensare: nel periodo tra una rilevazione e l’altra, infatti, circa 1.500
persone sono uscite dal carcere, per scontare l’ultimo anno di pena a
domicilio, grazie alla Legge n. 199/2010, meglio nota come “legge
sfolla-carceri” .

Se poi andiamo a vedere la capienza regolamentare delle nostre prigioni
(ossia il numero massimo di soggetti che è possibile “ospitare” in una
struttura senza violare gli «standard minimi fissati dalle normative
internazionali in tema di rispetto dei diritti umani per le persone
recluse»), il dato relativo al numero di detenuti effettivamente
presenti nelle carceri risulta ancora più sconcertante: la capienza
regolamentare era, infatti, pari a 44.073 persone/posti letto nel 2010 e
attualmente è pari a 45.551.

Nel nostro Paese, sono  sempre più numerose le persone  private della
libertà, l’intero “sistema di reclusione”, ossia il «complesso di quei
luoghi, istituzionalmente normati, che coattivamente ospitano una certa
quota della popolazione presente in un dato momento nel nostro
territorio»; è un sistema che comprende non solo le prigioni (rimaste a
quota 206, come nel 2010) e gli istituti penali minorili (più di 40, per
un totale di 426 ragazzi “ospitati” al 23 marzo 2011), ma anche i centri
di detenzione per immigrati C.I.E. (che nel 2010 ammontavano 78) e gli
OPG.

Gli Ospedali  Psichiatrici Giudiziari sono i manicomi criminali di una
volta che a distanza di trent’anni dalla riforma che porta il nome della
legge Basaglia non hanno ancora chiuso i battenti. Gli internati sono
1535 (1433 uomini e 102 donne) nei sei  ospedali psichiatrici giudiziari
italiani (Aversa, Montelupo fiorentino,  Napoli Sant’Eframo, Reggio
Emilia, Castiglion delle Stiviere e  Barcellona Pozzo di Gotto). Gli opg
sono inutili luoghi di soprusi, isolamento prolungato,  condizioni
igieniche indecenti, di contenzione abituale e di trattamenti
totalmente lesivi della dignità umana.

In questi luoghi vige  l’incertezza della pena e  non esiste
proporzionalità della pena  rispetto al reato. In queste strutture
vengono internate persone che,  dopo aver commesso un reato, vengono
dichiarate tramite una perizia  totalmente o parzialmente incapaci di
intendere o volere ma che a causa  di una presunta pericolosità sociale
(definita in riferimento alla norma  vigente che risale al codice Rocco
del 1930, nostra pesante eredità fascista) vengono ugualmente rinchiuse
e allontanate dalla società.

Per le persone prosciolte per totale incapacità mentale l’ OPG si
presenta nella sua dimensione peggiore, l’ergastolo bianco:
l’internamento viene stabilito dal giudice di due, cinque o 10 anni ma
la durata effettiva del provvedimento è ad assoluta discrezionalità del
magistrato, che può prorogarlo all’infinito ogni due,cinque o dieci
anni.

Questi luoghi rappresentano l’apice di un sistema repressivo di
classe, vista anche la chiara connotazione sociale degli “ospiti” di
queste strutture, di certo non riservate  ai rappresentanti delle classi
dominanti, ai criminali di guerra che gestiscono il potere e ai
responsabili dei misfatti finanziari o della crisi che pesa sulla vita
della popolazione.

La risposta alla grave situazione in cui versano le carceri italiane è
il piano carceri del Governo Berlusconi: chiatte galleggianti, aumento
del numero delle carceri e della loro capienza.

Questo piano prevede due tipi di intervento:

* – la realizzazione di padiglioni detentivi in ampliamento delle
strutture esistenti;
* – la realizzazione di nuovi istituti penitenziari

Un colossale giro di affari (ricordate quello della Protezione civile
spa poi finito nelle inchieste della Magistratura)  pari a quasi 700
milioni di euro stando solo alle cifre ufficiali. Si tratta di somme di
denaro sottratte spesso ad ogni verifica, di spese gestite in maniera
clientelare e senza le normali gare di appalto necessarie negli altri
settori pubblici, un piano carceri che va nella direzione di ampliare
gli istituti penitenziari ed in essi la differenziazione in strutture
detentive più o meno speciali, come i reparti di tortura 41bis.

Si dimentica che la detenzione, oltre a piccoli reati reiterati, è
anche per lo più causata da reati legati alla detenzione e al piccolo
spaccio, infatti la repressione contro le sostanze proibite ha assunto
le dimensioni di una vera e propria persecuzione di massa.

Dal 1991 al 2008 più di 880.000 persone sono state sottoposte a
sanzioni penali e/o amministrative per detenzione di sostanze illecite.

Mentre il carcere diventa business, il Governo smantella pezzi della
sanità carceraria, riduce i già minimi spazi di socialità intramuraria,
e possibilità di impiego o di studio per i detenuti e taglia i fondi
destinati al reinserimento sociale e lavorativo degli ex detenuti.

La vera emergenza è la abrogazione delle leggi Bossi-Fini,
Fini-Giovanardi, della Cirielli e una modifica sostanziale all’articolo
4 Bis dell’ordinamento penitenziario che detta i motivi di esclusione o
di limitazione dell’ accesso ai benefici di legge.

Sono queste le leggi vergogna che ci hanno consegnato una società fatta
di ingiustizie, di aumento delle morti in carcere, della permanenza
degli OPG e di carceri denominati CIE.

E’ questa la base di un sistema repressivo, di criminalizzazione di
interi settori sociali e di esclusione dalle misure alternative alla
detenzione, ingiusto oltre che totalmente illegale, estraneo ai criteri
costituzionali ai quali sarebbe in teoria vincolato, ciò è ancora più
evidente pensando alla triste realtà dell’ergastolo ostativo, questa
pena di morte bianca che colpisce centinaia di detenuti in Italia.

Sullo sfondo vediamo una società dove le disuguaglianze e la
insicurezza crescono alimentando soluzioni autoritarie che colpiscono
l’intera popolazione, misure repressive e proibizioniste che limitano la
vita e le libertà sociali e personali di tutti.

Dopo la manifestazione del 15 Ottobre, numerosi esponenti del panorama
politico, hanno invocato nuovi leggi repressive nei confronti dei
manifestanti. Una su tutte, la proposta di Di Pietro che invoca una
sorta di nuova legge Reale, una legge emanata negli anni settanta che
rafforzava il potere delle forze dell’ordine con ampio ricorso al fermo
preventivo e alle perquisizioni. La legge Reale permise alle forze
dell’ordine l’uso delle armi “per il mantenimento dell’ordine pubblico”
a sua applicazione ha permesso l’arbitraria chiusura di sedi politiche,
giornali, spazi pubblici di movimento. Sulla stessa linea d’onda, il
ministro dell’interno Maroni che invoca l’arresto in flagranza
differita, il Daspo anche per i cortei ed uno specifico reato
associativo per chi viene accusato di esercitare violenza all’interno
delle manifestazioni.

La risposta per sbarrare la strada ai movimenti è sempre la stessa:
carcere, repressione e criminalizzazione. Per raggiungere questi scopi,
chi detiene il potere economico e politico necessità di un’ arma
supplementare: la divisione del movimento, proprio ciò che non dobbiamo
loro permettere. Abroghiamo le leggi della vergogna, impediamo
l’introduzione di nuove misure emergenziali, liberiamoci dalla necessità
del carcere!

Collettivo antipsichiatrico A. Artaud antipsichiatriapisa@inventati.org

Zone del silenzio zonedelsilenzio@autistici.org

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