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Difesa della radioterapia all’ IRCCS Pascale

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trasporti pubbliciCURARSI CON LA RADIOTERAPIA?

UN’ IMPRESA DIFFICILE NEI CENTRI DI ECCELLENZA!

All’Istituto Pascale è in atto una riduzione dell’attività di cura che al momento si sostanzia
nello smantellamento di quasi tutto il reparto di Radioterapia: vari impianti (tac, simulatore,)
fondamentali nella cura dei tumori sono fermi da tempo, quelli da sostituire per obsolescenza o
per altri problemi tecnici NON SONO STATI SOSTITUITI, ma ciò che costituisce il dato più
preoccupante è l’immotivato fermo di macchine funzionanti che assicuravano la cura di un
numerose pazienti.
Se questa è la politica in corso da almeno un anno al Pascale e che ha determinato l’impossibilità
di curarsi per il 60% di pazienti, la direzione oggi, vuole dare un ulteriore colpo alla Radioterapia
con la decisione di chiudere anche i due acceleratori Philips che venivano impiegati in particolare
– ma non solo – nel trattamento del seno. Vengono, quindi, ancora una volta penalizzate in modo
grave le donne : già da due mesi non hanno avuto accesso alla cura senza alcuna alternativa.
Dopo le giuste proteste di lavoratori e pazienti sembra che l’unica soluzione prospettata dalla
direzione sia quella di spostare la cura radioterapica di queste pazienti in un altro Istituto. Questo
progetto “prevederebbe” l’esodo dei lavoratori del Pascale, che dopo l’orario di lavoro, si
dovrebbero spostare in un altro ospedale per curare le pazienti del Pascale.
Quindi immaginiamoci la scena: le pazienti fanno tutte le indagini preliminari, l’eventuale
intervento, controlli, visite in corso di terapia al Pascale e la radioterapia all’Ascalesi, al centro di
Napoli, poi se devono fare visite oncologiche,esami etc.. tornare al Pascale.
Vogliamo ribadire la nostra ferma opposizione ad una politica aziendale che senza nessuna ragione
oggettiva, opera, scelte che di fatto producono solo disagi notevoli quanto evitabili a pazienti e
lavoratori, mortificando la dignità e la professionalità di questi ultimi, quando non li ricatta con la
minaccia di peggioramento delle condizioni di lavoro.
Con la chiusura dei due impianti al Pascale rimarrebbe in funzione una sola macchina sulla quale
si effettua un doppio turno ed è stato chiesto di aumentare il carico di lavoro con il rischio concreto
che si fermi anche questa.
Perché allora la direzione non fa l’unica scelta ragionevole di lasciare ancora i due philips in
funzione e nel frattempo adoperarsi per istallare le nuove apparecchiature?
Perché non rivedono la loro posizione?
Quali sono le motivazioni?
Perché chiudono tanto facilmente e non riaprono mai?
Noi vogliamo delle risposte che non siano le solite scuse della ristrutturazione e del bilancio,
la ristrutturazione si può fare senza creare ulteriori danni cominciando, ad esempio, con lo
smantellamento della vecchia TAC e del SIMULATORE, fermi da un anno, lasciando per ultimi
i due acceleratori Philips che, ripetiamo, da due mesi non curano pazienti. Aggiungendoci poi i
restanti otto mesi che prospetta, nella migliore delle ipotesi, la direzione, sarebbe un anno di fermo
di cura per un buon numero di pazienti, per i quali potrebbe non “essere una tappa necessaria
realizzare gli obiettivi di ammodernamento e adeguamento tecnologico” se poi devono “pagare”
con lunghe attese.
Noi operatori abbiamo dimostrato che si potevano curare più pazienti e lo scopo è stato ottenuto
facendo le 12 ore anche sui due impianti Philips perché erogano la dose ottimale per la cura.
Un dirigente non può sostenere che “l’utilizzazione delle apparecchiature non è completamente
affidabile”, mentre fino a luglio 2011 chiedeva l’incremento di lavoro sulle stesse macchine.
E’ cosi difficile ammettere che vi siete sbagliati nella scelta dei tempi?
TROPPA FRETTA NEL CHIUDERE, MOLTA CALMA PER RIAPRIRE!!

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