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Contro la repressione dei padroni e del loro stato

sosteniamo ed estendiamo la lotta dei lavoratori immigrati del settore della logistica.

 

La feroce repressione da cui sono stati colpiti i lavoratori immigrati a Basiano con cariche inaudite, pestaggi, gambe spezzate, denunce, arresti e processi immediati rappresenta il tentativo da parte dello Stato di stroncare definitivamente la crescente sindacalizzazione e autorganizzazione dei lavoratori del comparto della logistica di alcune regioni del Nord e particolarmente della Lombardia.

Il pretestuoso attacco infatti non è rivolto solo ai lavoratori delle cooperative AIMa e Bergamasca colpiti direttamente dalla repressione, ma mira a terrorizzare i dipendenti di tutte le cooperative che in questi ultimi anni hanno osato alzare la testa e lottare per difendere la propria dignità, i propri diritti e tutelare le proprie condizioni salariali e lavorative.

Il settore della logistica rappresenta uno snodo decisivo del processo di circolazione e quindi dell’accumulazione capitalistica; il grande padronato ha ritenuto di scorporarlo dalle grandi aziende per ridurre la conflittualità interna e abbattere i costi dandolo in gestione a fantomatiche cooperative che utilizzano soprattutto immigrati con trattamenti schiavistici (alla faccia dello spirito solidaristico che dovrebbe caratterizzare queste aziende). Queste ditte sono spesso gestite direttamente o per interposta persona da settori legati alla malavita organizzata a cui viene delegato il lavoro sporco come in tanti altri ambiti della riproduzione sociale. I committenti, che sono i grandi capitalisti, fanno finta di non sapere a chi hanno appaltato i lavori e quali trattamenti bestiali vigono in queste ditte che si travestono da cooperative in modo da poter aggirare i pochi vincoli che ancora tutelano normativamente la condizione dei lavoratori salariati.

Mentre veniamo subissati quotidianamente dall’allarme sulla crescente diffusione della malavita organizzata anche nelle regioni del Nord Italia, nessuna inchiesta dei grandi media ha mai acceso i riflettori su questo importante settore produttivo, nessun magistrato ha mai aperto un’inchiesta sui traffici illeciti che vi sono alle spalle, sui trattamenti che queste aziende riservano ai propri lavoratori. Non abbiamo mai sentito la voce dei Fazio o dei Saviano, sempre pronti a denunciare le ingiustizie e le illegalità, alzare il velo su questo universo criminoso pienamente funzionale alle logiche del profitto sia dei proprietari diretti ma soprattutto dei committenti che in Confindustria affettano di stilare cataloghi antimafia per i propri soci.

In compenso quando i lavoratori decidono di ribellarsi alla condizione di brutale oppressione e sfruttamento cui sono sottoposti arriva subito la mano pesante dello Stato e dei suoi apparati repressivi per svolgere esattamente il ruolo cui sono preposti: la difesa degli interessi del grande capitale, dei suoi profitti e dei suoi privilegi.  Nonostante la insopportabile demagogia sulla lotta alla criminalità organizzata, la sua denuncia come corpo estraneo allo stato e all’imprenditoria “sana”, questa vicenda dimostra in maniera evidente, se ancora ve ne fosse bisogno, che la grande imprenditoria non è altra cosa dalla imprenditoria criminale, che la malavita organizzata non è l’antistato, ma che essi sono strettamente intrecciati in una divisione di compiti pienamente conveniente per entrambi.

Ma questa vicenda ci dimostra chiaramente anche quanto siano ipocrite le campagne “umanitarie”, in genere concluse a suon di bombardamenti, a favore delle popolazioni di vari paesi, da cui provengono la maggior parte di questi immigrati, per liberarli dall’oppressione dei propri governanti. Gli sta tanto a cuore la sorte di queste persone che, normalmente le rinchiudono in veri e propri lager direttamente oppure delegano tale compito ai governi dei paesi amici. Se poi si permettono di organizzarsi per rivendicare i propri diritti e magari promuovere uno sciopero o un picchetto si scatena una repressione che fa impallidire quella esercitata dai dittatori di turno tanto esecrati.

Gli immigrati sono tollerati solo se accettano di subire supinamente la condizione di super sfruttati senza nessun diritto e a condizione di essere invisibili in quanto cittadini senza dare fastidio con la loro scomoda presenza.

La lotta dei lavoratori della logistica rappresenta un pericoloso esempio per gli altri immigrati occupati in altri settori altrettanto strategici, ma anche per i lavoratori italiani che di fronte ai duri attacchi  del padronato e del governo non hanno ancora trovato la forza e la determinazione necessaria a contrastarli. Pesano la paura di perdere il posto di lavoro, il ricatto e la sfiducia nella lotta unitaria, l’illusione di poter tornare a tempi migliori con l’accettazione di sacrifici infiniti, che in questi anni sono stati agevolati e seminati da un sindacato confederale che proprio nel settore delle cooperative ha dimostrato tutta la sua complicità con i padroni. La lotta dei lavoratori immigrati della logistica, i più sfruttati tra gli sfruttati, i più ricattati  tra i ricattati, indica, invece, ai lavoratori italiani che  per fermare lo strapotere dei padroni, per difendere le proprie condizioni salariali e lavorative non c’è altra strada della lotta unitaria  e determinata.

E’ questo un altro motivo per cui la lotta dei lavoratori della logistica non può essere lasciata da sola. A questi lavoratori va dato tutto il sostegno possibile perché a Basiano, come già altrove, la loro determinazione vinca sulla sete di profitti del capitale. Facciamo conoscere ai lavoratori immigrati ed italiani questa splendida lotta affinché ne raccolgano l’esempio e possano realizzarsi momenti di mobilitazione unitaria crescenti in cui i lavoratori ricomincino a sentirsi una classe unica con interessi diversi e contrapposti a quelli della borghesia e del suo stato.

È questo il principale contributo di solidarietà che possiamo esprimere ai lavoratori colpiti dalla repressione e a noi stessi, poiché da questa micidiale crisi e dall’uso classista che ne stanno facendo i padroni ci possiamo seriamente difendere solo rafforzando la nostra unità di proletari, la nostra determinazione e la nostra autonomia dallo stato e dalle sue istituzioni.

Con questo spirito ci sentiamo partecipi della manifestazione indetta per il 16 giugno a Milano ed invitiamo tutti coloro che hanno a cuore la difesa degli interessi di classe a sostenerla.

 

Movimento di lotta Banchi Nuovi – banchinuovi@hotmail.it

Collettivo Red Link – red_link@tiscali.it

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