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Contro il mostro del debito, per il diritto alla casa

Per la prima volta, in un paese del G8, è stato posto l’accento sullo stretto legame tra la crisi abitativa e la crisi mondiale, prodotti dalla finanziarizzazione dell’economia. Il punto d’unione proposto per una strategia radicalmente innovativa: lottare per recuperare le risorse da destinare alle politiche pubbliche, rifiutando di pagare il mostro del debito e colpendo la rendita.

Attaccare i problemi strutturali della crisi, pensare globale e agire locale

Fino a qualche tempo fa questo legame era evidente solamente nei paesi impoveriti del sud del mondo, ma la crisi globale, che ormai colpisce in pieno le società dell’Europa del sud, ha fatto maturare in seno ai movimenti anti-debito un dibattito subito rilanciato, in particolare dall’Alleanza Internazionale degli Abitanti. Il primo impegno visibile, non solo in termini di analisi, ma anche di proposte innovatrici, al Congresso Nazionale 2012 dell’Unione Inquilini[1].

Finora il punto d’accesso delle analisi e delle proposte più avanzate era il seguente: non si può capire la crisi se non si considera il problema del peso della rendita. Per arrivare al cuore dei processi di valorizzazione, bisogna indagare sui movimenti della rendita. In altre parole, parlare dei problemi strutturali della crisi significa parlare di ciò che viene chiamata “finanziarizzazione dell’economia”, in particolare per ciò che riguarda il settore immobiliare in quanto strumento della capitalizzazione di borsa delle imprese, che ha trasferito miliardi di euro. Un processo che, nell’ultimo decennio, ha conosciuto la tappa di trasformazione della proprietà in “fondi d’investimento immobiliari” in cui la “rendita pura” si astrae dalle condizioni concrete della trasformazione urbana per convertirsi in prodotto finanziario. Per molto tempo, il declino dell’economia, favorito da questa scelta, è stato nascosto sotto la pietra e il cemento, salvo esplodere con lo scoppio della bolla immobiliare e, contemporaneamente, con lo scoppio dei debiti sovrani.

Da qui deriva la considerazione del debito come arma della rendita parassitaria a livello internazionale, che genera il rifiuto di pagarla, poiché considerata illegittima. In effetti, in generale, il debito è stato contratto senza considerare, o con fini contrari, le obbligazioni giuridiche degli stati che hanno ratificato il Patto Internazionale sui diritti economici, sociali e culturali, anche con condizioni insostenibili. Per questi motivi, vede la luce la rivendicazione secondo cui, al suo posto, gli stati dovrebbero pagare il debito sociale contratto con i cittadini, in termini di attuazione di politiche sociali pubbliche, in particolare a favore del diritto alla casa.

L’impatto della crisi e delle misure di austerità nel problema dell’abitazione

La grave recessione economica e la severità delle misure di austerità hanno portato all’incremento dei livelli di povertà e all’esclusione dall’abitazione in Europa.
Secondo il  rapporto “L’impatto sociale della crisi e analisi degli ultimi sviluppi alla luce delle misure di risanamento del bilancio[2]”, il settore dell’abitazione e dei servizi connessi sono tra i più interessati dalla crisi. Questo si traduce spesso in arretrati di affitto / ipoteche, aumento di sfratti e di senzatetto, di incremento di liste d’attesa per la casa popolare, della richiesta di servizi per i senzatetto e del debito rispetto ai servizi essenziali, come il riscaldamento e l’acqua.[3]. La domanda di servizi di prevenzione, come l’aiuto all’ipoteca e la gestione dei debiti, così come il sostegno dei locatari, è ugualmente aumentato negli anni più recenti.[4].

Vediamo in dettaglio[5]

In Inghilterra, per esempio, le liste d’attesa per le case popolari sono aumentate in maniera costante da circa 1 021 000 nel 1997 a più di 1,8 milioni di case nel 2011. In Francia, 1,2 milioni di candidati sono iscritti alle liste d’attesa per le case popolari e 630 000 in Italia. In Irlanda, il numero di persone che necessitano della casa popolare è aumentato del 75% dal 2008, passando da 56 mila a 98 mila richieste. Una nuova categoria a rischio d’esclusione dalla casa è la classe media di cui esiste una domanda crescente per la casa popolare.

In Italia il numero di sfratti cresce[6]: 65 mila avvisi nel 2011, di cui 56 mila esecuzione dalle forze pubbliche, con una crescita delle esecuzioni di circa l’85% del totale. Con la tendenza attuale al rialzo, si può contare su 250 mila supplementari durante i prossimi tre anni.

Nonostante la crescente domanda di case popolari, questo settore è vittima dei tagli di bilancio in molti paesi. In Inghilterra, per esempio, il budget per lo sviluppo delle “associazioni di case” è stato ridotto del 63%. Allo stesso modo, la Scozia ha visto una riduzione degli aiuti diretti alle case popolari. In Portogallo, i fondi pubblici sono stati ridotti al punto che diversi progetti non possono essere attuati, nonostante siano già approvati, sono sempre a un punto morto.

Le amministrazioni, principali responsabili delle case popolari, non sono più in grado di andare troppo lontano nella domanda di credito alle banche, quindi non è possibile investire in questo settore. In Polonia, il Fondo Nazionale per le case, che ha finanziato più del 40% delle case popolari, è stato smantellato nel 2011. In Austria, questi ultimi anni, le sovvenzioni pubbliche per le nuove costruzioni, sono state ridotte di circa il 20%. In Spagna la situazione è paradossale poiché, malgrado almeno 150 mila famiglie indebitate abbiano perso la loro casa, e ancora, almeno 510 mila rischiano di perderli a causa della crisi economica[7], la produzione di case popolari in affitto è crollata. In effetti, l’appoggio budgetario dello Stato si è ridotto del 40% e alcune agenzie pubbliche sono state costrette a vendere il loro patrimonio locativo.

Si tratta di una situazione che non risparmia neanche la Germania, dove diversi paesi in crisi di bilancio hanno già venduto le loro agenzie comunali di case popolari a fondi di investimento internazionali, soprattutto americani e giapponesi. L’Annington Fund è ormai il primo proprietario in Germania con le sue 150 mila unità in portafoglio.

In Grecia, la situazione più drammatica, il pacchetto delle misure approvate dal Parlamento il 12 febbraio 2012, comprende lo scioglimento dell’OEK, l’organizzazione pubblica che fornisce case a prezzi modici agli impiegati e ai lavoratori, vale a dire la sola forma di casa popolare nel paese. Invece, le regioni belghe, Le Fiandre, la Vallonia e Bruxelles, sono eccezioni, poiché possono contare su un supporto stabile, del settore della casa popolare per il 2012, per soddisfare la domanda crescente.

Le conseguenze sulla crisi della casa nel caso paradigmatico del “patto fiscale” per l’Italia

L’Unione Inquilini ha analizzato più in dettaglio le conseguenze dei “patti fiscali”, imposti dai tecnocrati europei, per ciò che riguarda l’Italia. In questo caso, si tratta di ridurre il budget di 900 miliardi di euro nei prossimi vent’anni. Dato che le politiche edilizie non sono più una priorità dei governi da tanto, non c’è e non ci sarà alcun budget dello stato per l’edilizia abitativa pubblica. Il governo italiano ha annullato anche l’attribuzione del contributo sociale ai locatari, comprese le categorie a basso reddito, che butta 300 mila famiglie beneficiarie di questo sussidio nell’abisso del mancato pagamento.

Sono politiche esattamente contrastanti con il rispetto degli obblighi legali assunti dall’Italia con la ratifica del patto Internazionale sui diritti economici, sociali e culturali; inoltre, i commenti generali n. 4 e 7, vietano ogni sfratto senza una nuova sistemazione adeguata. Ma non è detto che ci sarà un cambiamento di queste politiche, ancora meno per ciò che riguarda i parametri di convergenza europea che dovrebbero regolare la casa popolare. Per rispettarli, l’Italia dovrebbe in effetti moltiplicare per quattro l’offerta delle case popolari, ossia passare dal 4% al 16% della media europea.

Trovare le risorse per la casa: colpire la rendita e non pagare i debiti illegittimi

L’inverno della crisi più dura e la recessione, da un lato rendono necessarie misure urgenti: il congelamento di tutti gli sfratti e delle vendite alle aste giudiziarie delle case che costituiscono le prime acquisizioni dei nuclei familiari, questo fenomeno si espande allo stesso modo. Così, dinanzi al disimpegno del governo, si moltiplicano sempre più i picchetti di solidarietà per impedire questi sfratti.

Dall’altro lato, la domanda crescente di case popolari richiede di non vendere il patrimonio pubblico,ma piuttosto, ingrandire la zona abitativa cominciando dalla parte adibita ad altro uso. Questa rappresenta un immenso patrimonio, spesso situato in zone valorizzate e minacciate dalla speculazione. Da allora, un grande programma di ristrutturazione urbana, compresa l’autoristrutturazione, è necessaria ai fini di sviluppare la casa popolare. Questo sarebbe un grande cantiere per la riconversione dell’economia, ossia un vero e proprio intervento contro la recessione attraverso un grande piano per l’impiego.

Rifiutare il “Patto fiscale” che impedisce ogni politica pubblica sociale

Senza alcun dubbio, il tema chiave, dove trovare le risorse per delle politiche pubbliche appropriate, è stato alla base per elaborare una proposta politica innovativa, potenzialmente portatrice di cambiamenti rivoluzionari.

Le lotte contro le cause della crisi indicano due direzione specifiche per recuperare le risorse necessarie: La rendita immobiliare e il mostro dei debiti.

In Italia, ci sono ufficialmente 5 milioni di proprietà vacanti, che spesso nascondono l’evasione fiscale. Tra l’1% e il 3% di imposta aggiunta su queste proprietà permetterebbe di generare da 6 a 18 miliardi di euro di entrate all’anno. Secondo le statistiche, ci sono tra 500 mila e un milione e mezzo di contratti non dichiarati alle autorità fiscali dai proprietari. Con un affitto medio da 7 a 8 mila euro all’anno, questo rappresenta tra 4 e 10 milioni di euro all’anno sottratti alle entrate fiscali.

E’ possibile tentare di limare le unghie della rendita immobiliare introducendo un imposta sul patrimonio?

E’ possibile, come dimostra la campagna “Usciamo dal nero!”, lanciata dal collettivo composto dall’Unione Inquilini e dai movimenti di lotta metropolitana per il diritto alla casa come Azione, collettivo universitario, l’ARC, i giovani comunisti, altre realtà territoriali. Utilizzando una faglia nella legislazione attuale, squilibrata a favore della rendita, denunciando l’affitto in nero presso l’Agenzia delle entrate, il canone d’affitto può essere diminuito fino all’80% per 8 anni.

Quanto ai debiti, che non devono essere un tabu intoccabile, l’Unione Inquilini ha realizzato uno studio a partire dalle lotte sulla titolarizzazione degli edifici pubblici in Italia alla fine degli anni 90 e nel primo decennio del XXI secolo. E’ stata (e lo è ancora oggi, poiché il governo vuole creare un maxi fondo immobiliare pubblico) una grande operazione di speculazione finanziaria (chiamata, un bell’eufemismo, “finanziamento creativo”), che gioca con le parole, per restaurare il debito pubblico, e che si conclude finalmente con un insuccesso e un deficit di circa 2 miliardi di euro, a carico dello stato.

Resta ancora molto da dire, in particolare sul debito estero contratto dai governi per finanziare i “grandi cantieri”, come la tratta TAV Lione-Torino o il ponte sullo stretto di Messina, priorità imposte in contrasto con ciò che è dovuto, costituzionalmente, per pagare l’enorme e crescente debito pubblico verso la popolazione.

Scrivere insieme una nuova pagina della lotta per il diritto alla casa

Per questi motivi il tema dell’abitazione non deve appartenere a un settore specifico, né solamente a un insieme di associazioni di locatari o di movimenti di lotta metropolitana, ma deve convertirsi in un tema centrale di un nuovo movimento sociale, anti-neoliberale, su scala europea e internazionale.

Di conseguenza, un impegno comune ai movimenti di lotta per il diritto all’abitazione, al movimento anti-neoliberale e contro i debiti, e alle autorità locali soffocate dal “patto di stabilità” per richiedere la revisione dei conti sui debiti dell’Italia[8]  : come nasce il debito, quali sono la struttura e le condizioni della sua emergenza, quale parte può essere legittima e qual deve essere rifiutata liberando così delle risorse.

Ciò è possibile, così come lo è stato possibile nel corso degli ultimi anni, grazie all’alleanza tra le lotte locali e le lotte internazionali, il conseguimento dell’annullamento del debito dei paesi poveri verso i paesi ricchi. la campagna W Nairobi W – Zero Sfratti[9]ha ottenuto, per esempio, l’annullamento totale del debito di 44 milioni di euro del Kenya verso l’Italia, liberando in cambio delle risorse per politiche sociali partecipative, in particolare per finanziare la riurbanizzazione della bidonville di Korogocho.

Oggi è la volta dei nuovi paesi impoveriti, ove i movimenti sociali cominciano a maturare la coscienza della necessità di contare sulla solidarietà internazionale.

Per fare ciò è importante rifiutare di considerare solamente l’urgenza legata all’abitazione, poiché in nome dell’urgenza, tutto è buono, compresa la speculazione e la distruzione dei territori con conseguenza di persone senzatetto e abitazioni vuote in città invivibili. Consideriamo piuttosto il tema dell’abitazione in relazione alle politiche della città, la governance pubblica dei territori, le poste in gioco della lotta contro la speculazione e la rendita fondiaria.

Allo stesso tempo, bisogna comprendere che la scala sovranazionale non è un aggregato supplementare, ma rappresenta la condizione per stabilire una risposta alle politiche tecnocrate europee e per dare una dimensione e una profondità alle lotte territoriali.

E’ per questo che l’interesse verso il processo di convergenza sottolineato dalla proposta di costruire la Via Urbana e comunitaria[10],spazio e cammino delle organizzazioni di abitanti e movimenti sociali urbani per condividere le esperienze e le strategie, così che per costruire degli strumenti concreti per rendere durevole ed efficace la solidarietà con le lotte g-locali.

Processo al quale diverse dinamiche si stanno portando, includendo il Forum Sociale Urbano[11], alternativo al Forum Urbano Mondiale dell’ONU-Habitat, l’Assemblée Mondiale degli Inquilini[12], le giornate mondiali Zero Sfratti – per il Diritto all’abitazione[13], degli eventi chiave di tutti i movimenti di lotta per il diritto all’abitazione, uniti al movimento anti-neoliberale.

In effetti è essenziale, anche nel caso del diritto all’abitazione, agire a livello locale e pensare su scala globale, con il livello europeo come minimo indispensabile.

Si tratta sempre della lotte di classe, sia di una nuova pagina da scrivere per il diritto all’abitazione in seno al movimento che si oppone alle politiche di austerità a senso univo, un contributo al movimento di resistenza e un’alternativa al neoliberalismo.

***  ***  ***

[1] 13° Congresso Nazionale dell’Unione Inquilini (Chianciano, 4-6 mai 2012)  . UI, nata nel maggio 1968, è  l’organizzazione più antica e più radicata tra le organizzazioni italiane di base degli inquilini. Vedere la Risoluzione Finale 13° Congres so   Nazionale del l’Unione Inquilini , in particolare l’ordine del giorno riguardante i temi internazionali.

[2] L’impact social de la crise et analyse des derniers développements à la lumière des mesures d’assainissement budgétaire (2012, CECODHAS)

[3] CECODHAS Housing Europe Observatory (2012)

[4] FEANTSA (2011)

[5] Impact of Crisis and Austerity measures on Social Housing (2012, CECODHAS)

[6] Rapporto sui provvedimenti di sfratto, Ministero dell’Interno, 2011

[7] EL MUNDO.es, 10/01/2012, Asociación de Afectados por Embargos y Subastas (AFES)

[8] Centro Nuovo Modello di Sviluppo: Il debito in 12 domande e risposte

[9] Cancellare il debito per alloggiare i poveri: a Nairobi oggi l’esperienza è possibile

[10] La Voie Urbaine est Communautaire

[11] Forum Sociale Urbano (Napoli, 3-7 settembre 2012)

[12] Assemblea Mondiale degli Inquilini (FSM Dakar, 2011) , in programma al FSM Tunisi (23-28 marzo 2013)

[13] Giornate Mondiali Sfratti Zero-per il Diritto ad Abitare del  2011

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