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Comunicato udienza licenziati Fiat

RESISTERE UN MINUTO IN PIÙ DI MARCHIONNE!

Si e’ da poco conclusa l’ennesima giornata di lotta, l’ennesima prova di determinazione dei 5 licenziati Fiat di fronte allo squallore della premiata ditta Renzi-Marchionne, l’ennesimo gesto eclatante da parte di Mimmo Mignano, salito su un pilone a 100 metri di altezza nell’area ex-Italsider nel tentativo di accendere i riflettori su questa vicenda paradigmatico dell’odio antioperaio da parte della Fiat.

In mattinata circa un centinaio di solidali sono accorsi fuori al Tribunale di Nola per ribadire il sacrosanto diritto al reintegro di Mimmo, Antonio, Marco, Massimo e Roberto. In prima fila un ampia delegazione dei facchini del SI Cobas provenienti da Piacenza, Bologna e Milano. Importante anche la presenza di una delegazione della CUB locale e “Il sindacato è un altra cosa- opposizione CGIL”. Molto anche i messaggi di solidarietà da parte di chi per motivi di distanza non ha potuto partecipare al presidio, come il Comitato operaio della Fincantieri di Marghera.

L’udienza del riesame non ha riservato sorprese: i giudici di sono “riservati” prendendo circa 10 giorni di tempo prima di esprimere il verdetto.

Ma la casa sorpresa è avvenuta durante il dibattimento, quando gli avvocati della Fiat, messi alle strette dall’arringa di Pino Marziale (legale dei licenziati) per giustificare le politiche aziendali si sono aggrappati a… Maurizio Landini.

Ebbene si: il leader Fiom, seducente difensore dei diritti operai, è stato preso ad esempio dai legali di Marchionne quale per aver dimostrato il suo sostanziale sostegno alle ristrutturazioni messe in atto dalla Fiat!

La tesi dei padron sembra essere questa: se abbiamo il sostegno nei fatti del “sinistro” Landini allora possiamo schiacciare tranquillamente ogni opposizione che provi a fare sul serio…

Oggi si è dunque avuta la riconferma del ruolo nefasto dei vertici Fiom per la tutela e la difesa degli operai.

Non è un caso che in contemporanea col presidio a Nola, una delegazione di operai di Melfi sono accorsi a Bagnoli sotto la ciminiera su cui dal giorno prima si era arrampicato Mimmo Mignano: un grande atto di solidarietà proveniente proprio da quegli operai combattivi iscritti FIOM che in queste settimane sono stati messi alla gogna da Landini per aver “osato” scioperare contro i week-end lavorativi in Fiat.

Al termine dell’udienza il presidio si è spostato a Bagnoli per convincere Mimmo a scendere dalla ciminiera e rilanciare la lotta in occasione dell’arrivo di Renzi a Napoli.

La protesta di Mimmo si è conclusa alle 15,30, quando con l’aiuto dei vigili del gioco è stato riportato a terra e caricato su un ambulanza che lo ha trasportato all’ospedale San Paolo al fine di verificarne lo stato di salute.

La lotta continua e andrà avanti fino a che non otterremo il reintegro dei 5 licenziati in Fiat.

Dopo il successo dello sciopero del 18 marzo proseguiamo la mobilitazione unitaria, verso un 1 maggio operaio e di lotta!

Resistere un minuto più del padrone.
Solo la lotta paga
Uniti si vince

SI Cobas Napoli e Caserta

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