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Bonifiche: presentato dossier Legambiente. Ottima analisi, discutibili gli interlocutori

Legambiente ha presentato il 28 gennaio scorso il proprio dossier “Le bonifiche in Italia: chimera o realtà?”.
Che nell’Italia delle grandi opere inutili le bonifiche siano una grande opera utile ma incompiuta, è un dato di fatto. Da questo punto di vista il nuovo rapporto di Legambiente sullo stato di avanzamento delle bonifiche dei SIN – Siti di Interesse Nazionale è un documento prezioso, al pari dell’annuale rapporto sulle Ecomafie. Fin qui, l’analisi. Fin qui tutto bene: gli studi di Legambiente, le informazioni e i dati diffusi, sono strumenti di lettura della realtà di grande accuratezza e fondamentale importanza.
Ineccepibile la descrizione della situazione, qualche dubbio sulle risposte, per due ordini di motivi.
Il primo è contenuto nel sottotitolo stesso del dossier: “Risanare l’ambiente, tutelare la salute, riconvertire l’industria alla green economy”. Il Ministro dell’ambiente Andrea Orlando, intervenuto alla presentazione del documento, ha affermato che il tema delle bonifiche rappresenta una priorità tanto per il Ministero dell’Ambiente che per il Ministero delle Attività Produttive, in quanto occasione per mobilitare risorse e reindustrializzare alcune zone del paese oltre che per tutelare la salute dei cittadini. Se queste sono le premesse, è comprensibile che il Ministro auspichi, come possibilità di intervento nelle aree contaminate, il coniugare, a nostro avviso discutibilmente, la diffusione di impianti di produzione di energia da biogas e biomasse sui territori all’utilizzo di tecniche di fitodepurazione.
Ancora, nello stesso rapporto vengono citati come buoni esempi di riconversione industriale le bioraffinerie inaugurate o in costruzione da parte di aziende come Novamont e Eni.
Il punto è il seguente: se la risposta al problema delle bonifiche è schiacciata sulla necessità di fare del settore una fonte di nuovi proventi per l’industria attraverso l’installazione di nuovi impianti, è necessario domandarsi se questa green economy sia una risposta coerente con la necessità di mettere, rispetto al tema bonifiche, la salute dei cittadini e il rispetto dell’ambiente al di sopra degli interessi economici e della produzione di nuovi profitti.
E qui il secondo aspetto su cui l’iniziativa di Legambiente desta perplessità. Partendo dal presupposto che una delle questioni centrali da risolvere per evitare l’insorgenza di conflitti ambientali sempre più diffusi sui nostri territori riguarda l’irrimandabile necessità di avviare processi partecipativi e democratici con le popolazioni locali, risulta una mancanza non da poco che alla presentazione del dossier non siano stati invitati rappresentanti delle realtà sociali e dei comitati che nei territori inquinati portano avanti un lavoro di denuncia e rivendicazione contro i danni arrecati alla salute e all’ambiente dal perpetrarsi di un modello di produzione fondato sul binomio sviluppo industriale-deregolamentazione ambientale, quegli stessi comitati che nella stragrande maggioranza dei casi hanno una linea contraria a diversi dei progetti etichettati come green economy e paventati come soluzioni.
Presenti, invece, il presidente di Unione petrolifera, Alessandro Gilotti e Catia Bastioli, presidente del Kyoto Club e amministratore delegato di Novamont. Viene da chiedersi se un’associazione che afferma di avere come priorità la salvaguardia ambientale e la tutela della salute non dovrebbe mostrare più interesse al dialogo e al confronto, anche partendo da posizioni divergenti, con la popolazione che vive e lotta sui territori sacrificati allo sviluppo industriale piuttosto che con i rappresentanti del mondo dell’imprenditoria e della politica. Il rischio, altrimenti, è che una giornata di dibattito come quella di ieri faccia da facile da sponda ad operazioni di lobbying.
È evidente la scelta di Legambiente a favore della produzione di energia da rifiuti, biogas e biomasse, confermata dalla costruzione di una rete di s.r.l. e s.p.a. concentrata sul business del futuro, il biogas. Ne è esempio, la società di consulenza, AzzeroCO2 s.r.l., costituita dall’associazione e finalizzata a promuovere imprese in tutta Italia per la gestione diretta di impianti in grado di estrarre gas metano dai rifiuti urbani e industriali. Oltre a Legambiente tra i soci della AzzeroCO2 troviamo anche il Kyoto Club, anch’esso presente alla tavola rotonda di presentazione del dossier sulle bonifiche.
In definitiva, riconosciamo a Legambiente e soprattutto ai suoi attivisti il grande merito di un lavoro di documentazione, informazione e sensibilizzazione, fatto anche di numerose iniziative sui territori, rispetto a questioni di importanza fondamentale in materia di tutela dell’ambiente, mentre molto meno meritoria e convincente appare la ricerca di risposte che paiono obbedire prima a logiche di tipo economico che di tipo ecologico.
 
 
Stop Biocidio Lazio

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