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Assemblea sulla sanità

Ormai sono più di 2 anni che in Campania stiamo assistendo alla progressiva scomparsa del diritto alla
salute, grazie alla legge 49/2010 (Piano di Rientro della Sanità), firmata dalla giunta Caldoro. In essa sono
contenuti tutta una serie di provvedimenti che “risolvono” il problema del “risanamento del buco nel
bilancio” attraverso l’accorpamento e la chiusura dei reparti, dei pronto soccorso, di presidi e infine di interi
ospedali.

Emblematici sono i casi dei vari pronto soccorso chiusi o in chiusura al “S. Gennaro”, al “Pellegrini”,
all’ “Ascalesi” e al “Maresca” e il caso disastrato e disastroso del “Loreto Mare” nel quale si è addirittura
giunti a far firmare ai pazienti prima del ricovero una liberatoria, nella quale si dichiara di essere a
conoscenza della possibilità di contrarre malattie infettive a causa della mancata pulizia dei reparti. Tutti
questi ospedali sono situati in quartieri popolari, con bacino d’utenza molto ampio, e da sempre svolgono
un ruolo importantissimo nella cura e nella prevenzione per la popolazione napoletana e in genere
campana, ma che improvvisamente vengono ritenuti superflui. L’ “inutilità” attribuita a questi presidi
d’emergenza in realtà cela un progetto politico ben preciso: vengono chiusi cosicché la popolazione che
non può permettersi cure private venga lasciata senza la possibilità di accedere ai servizi sanitari!

L’identica tattica è stata utilizzata per chiudere il reparto di Radioterapia del “Pascale”, infatti con la scusa
dell’ammodernamento, il servizio pubblico è stato sospeso costringendo le donne napoletane affette da
tumore alla mammella a curarsi presso cliniche convenzionate che però, non possedendo tutti i macchinari,
le costringono, volenti o nolenti, a recarsi presso strutture private, dove pagano somme esorbitanti per
effettuare una terapia che nel pubblico è gratuita.

Un’applicazione a livello locale delle strategie “contro la crisi” iniziate con le ultime finanziarie e che
il “nuovo” governo tecnico promette di realizzare pienamente: tagli orizzontali al welfare con allargamento
del mercato interno a suon di privatizzazioni, ideologicamente giustificate agli occhi dei cittadini con la nota
tiritera per cui “in Italia non funziona niente e un po’di sana competitività migliorerà la qualità dei nostri
servizi, portandoci al livello degli altri paesi europei”. Infatti, a ben vedere, è proprio l’Europa, tramite i
diktat della Banca Centrale Europea, che c’impone questo passaggio tutt’altro che indolore. Ben lungi dal
produrre un miglioramento dei servizi, la diminuzione della spesa pubblica al fine di ripianare il debito
creato dalle stesse banche che adesso presentano il conto, aumenterà soltanto la distanza tra chi potrà
permetterseli e chi non sarà più in grado di accedervi: i “sacrifici necessari al bene del paese” li faranno
soltanto i proletari.

Approfittando della stretta della crisi i padroni stanno varando una serie di leggi e normative che,
distruggendo i diritti conquistati con le lotte dalla classe lavoratrice nel corso del tempo (istruzione,
trasporti, lavoro e non ultimo la salute), porteranno nel breve periodo alla privatizzazione e alla distruzione
del servizio pubblico.

Riteniamo necessario confrontarci con i soggetti in lotta di tutta la regione per iniziare un percorso sulla
sanità, in un’ottica che non tenga conto solo delle specifiche vertenze che sono e saranno portate avanti,
ma che le unisca in un vero fronte di classe, generalizzando nella prassi, la lotta per la riconquista, partendo
dai bisogni del proletariato, dei diritti che ci sono stati sottratti!

lunedì 28 novembre alle ore 17.00

presso l’aula occupata “Sergio Piro”

Coordinamento II Policlinico

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