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ALFABETIZZAZIONE CIVILE: SECONDA LEZIONE, DIVAMPA IL FASCISMO

SCHEMA

Mussolini:

  1. Estrazione piccolo borghese;
  2. Espulsione del partito socialista;
  3. Fondazione del giornale interventista di sinistra il “Popolo d’Italia”

 

Fasci di combattimento:

  1. Fondati da Mussolini il 23 marzo 1919 in piazza San Sepolcro (Milano);
  2. Movimento extrapartitico inizialmente urbano e piccolo-borghese: rivoluzionari interventisti, futuristi, impiegati, ex ufficiali dell’esercito (arditi);

 

Programma di San Sepolcro:

  1. Orientamento nazionalistico e antisocialista;
  2. Imposta progressiva sul reddito, imposta di successione, avocazione allo Stato dell’85% dei sovraprofitti di guerra;
  3. Suffragio universale, voto alle donne, abolizione del Senato.

 

Svolta di Mussolini verso il mondo imprenditoriale:

  1. Completa disfatta elettorale alle elezioni del 1919;
  2. Mussolini cerca di creare legami sempre più stretti con il mondo imprenditoriale;
  3. 1920-1921 dilaga la violenza delle squadre d’azione nelle campagne con distruzione dell’intero mondo sindacale;
  4. Il nuovo fascismo non è più un movimento di ceti medi urbani ma un movimento di cedi medi rurali e padani.

 

La matrice di Mussolini è piccolo-borghese: il padre è un artigiano, la madre una maestra elementare. Negli anni della guerra si è inserito nel partito socialista, divenendo uno dei capi di maggior spicco del socialismo massimalista. I socialisti massimalisti erano quelli, in controtendenza con i riformisti, intenzionati a perseguire il massimo programma. Viene espulso dal partito socialista per la sua adesione all’interventismo ma, fuoriuscito dal partito, non riesce ad attrarre altri esponenti di spicco dell’ala massimalista.

Decide di fondare il “Popolo d’Italia”, ricevendo per la pubblicazione del giornale finanziamenti da grandi gruppi capitalistici. Il giornale è infatti fortemente orientato su posizioni interventiste, quindi i gruppi industriali si vedono interessati a fornire supporto finanziario.

Mussolini già da queste prime fasi si dimostra, nonostante le scarse basi culturali, dotato di un grande intuito politico.

Il 23 Marzo 1919, nella piazza San Sepolcro di Milano, fonda i fasci di combattimento. Nasce il fascismo che si pone non come un nuovo partito, ma come movimento extrapartitico. I primi fascisti presentano una precisa estrazione sociale: urbana, milanese e piccolo-borghese. Sono i rivoluzionari interventisti del 1915, intellettuali insoddisfatti (futuristi), impiegati e, soprattutto, ex ufficiali dell’esercito che non hanno avuto modo di reinserirsi nel tessuto sociale. Dopo al Prima Guerra Mondiale gli ex ufficiali vivono una condizione di completo straniamento, venendo fortemente rinnegati dalla popolazione civile. Tra i membri del primo fascismo ci sono anche i reduci dell’arditismo, reparti dell’esercito addestrati in guerra ad azioni particolarmente coraggiose.

Il fascismo della prima ora presenta una coloritura nettamente progressista orientata, non senza ambiguità, verso sinistra. Mussolini nel 1919 cerca di costruire un movimento politico capace di abbattere la classe liberale facendo leva sulle frustrazioni e sull’aggressività dei reduci di guerra piccolo-borghesi orientata a sinistra. Mussolini per attirarla decide di dare al fascismo un orientamento di sinistra.

Il “programma di San Sepolcro” presenta infatti un’anima di sinistra: imposta progressiva sul reddito, imposta di successione, avocazione allo Stato dell’85% dei sovraprofitti di guerra; suffragio universale, voto alle donne, abolizione del Senato. Nonostante ciò nel programma vi è comunque un orientamento nazionalistico e antisocialista.

Durante le elezioni del novembre 1919 i fascisti ottengono risultati irrisori alle elezioni. Mussolini decide allora di abbandonare l’area interventista per avvicinarsi al mondo imprenditoriale.

Tra il 1920-21 il fascismo dilaga in maniera travolgente nel triangolo Bologna-Ferrara-Modena irradiandosi nella Liguria, in Toscana, Lombardia orientale, Piemonte. Questo fascismo ha carattere criminale sovversivo. È costituito da squadre d’azione, dipendenti da capi locali (i ras), pesantemente armate (autocarri, fucili ma anche mitragliatrici e bombe a mano). Questa attaccano, come vere azioni di guerra, le leghe sindacali e le Camere del lavoro configurandosi come una forma di reazione di classe armata contro il proletariato agricolo. L’azione delle squadre armate fasciste tende alla distruzione delle organizzazioni economiche e sindacali agricole, non solo socialiste e comuniste. Vengono prese di mira anche le organizzazioni sindacali cattoliche, anarchiche e persino i sindacalisti rivoluzionari interventisti, con cui dovrebbero condividere un’affinità ideologica. Lo scopo è di far cessare gli scioperi e di imporre una revisione dei patti agrari in senso più sfavorevole ai braccianti.

Il fascismo squadristico non è una filiazione del fascismo “sansepolcrista”, è meno motivato ideologicamente e più classista. Mentre il fascismo sansepolcrista è un movimento dei ceti medi urbani, il secondo è un movimento dei ceti medi rurali e padani. La piccola borghesia intellettuale declassata ha un ruolo di rilievo nel fascismo delle città lombarde, mentre nei fasci rurali i declassati sono più sottoproletari che piccolo-borghesi, e costituiscono la manovalanza criminale e non i veri quadri dello squadrismo.

I nuovi aderenti sono i contadini arricchiti, diventati proprietari e affittuari, bottegai e artigiani arrivati ad un modesto benessere, piccoli imprenditori e professionisti di provincia. Notevole è la componente generazionale, costituita in prevalenza da giovani e giovanissimi.

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