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Accendiamo i riflettori sul Carcere di Fuorni

Delle condizioni di vita dei detenuti nelle carceri italiane nessuno ne parla così come nessuno pone l’accento sull’incidenza peggiorativa delle stesse determinata dalla Legge sulla Sicurezza di Salvini. Eppure nel giro di pochi giorni ci sono stati ben 3 morti nel vicino Carcere di Poggioreale: un morto per cause naturali e due per suicidio, di cui l’ultimo è un 50enne alla sua prima esperienza di detenzione.  

Una umanità quella del popolo detenuto a cui nessuno pensa.

Nonostante le rivolte, le proteste e le denunce delle famiglie dei detenuti e degli avvocati penalisti, sebbene si registri un calo dei reati, il numero dei detenuti in Italia continua a crescere varcando la cifra drammatica ed emergenziale di 61mila unità: circa diecimila in più rispetto alla capienza possibile delle nostre carceri.

Una coltre di silenzio omertoso nasconde le urla soffocate di coloro che sono costretti a vivere in condizioni disumane in celle sovraffollate di pochissimi mq, specie con il caldo afoso di questi giorni.

Per tali motivi lanciamo la proposta di una giornata di mobilitazione presso il carcere di Fuorni contro la Legge Salvini per la difesa dei diritti civili e della dignità umana sia dentro che fuori dal carcere.

Come stimolo al dibattito vi invitiamo a leggere il successivo documento da noi prodotto, chiedendo inoltre alle compagne e i compagni di Salerno di esprimersi sulla proposta di tenere entro metà mese una iniziativa davanti al carcere di Fuorni.

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Salvini e le Macellerie Sociali delle Carceri italiane.

Mentre per i propri politici corrotti, la Lega, i 5 stelle, il PD, la Meloni e Forza Italia si stracciano le vesti appellandosi al garantismo, sulle condizioni di vita dei detenut* che sovraffollano le carceri italiane cala il silenzio ed il buio.

Così come la Legge sulla Sicurezza di Salvini è passata attraverso l’uso dell’arma di distrazione di massa rappresentata dal pericolo dell’invasione straniera in Italia, anche la nuova “Legge sulla legittima difesa” specula sull’aspetto di voler garantire maggior sicurezza agli italiani nonostante i reati di rapina o di furto in appartamento risultino essere diminuiti.

Il tutto accompagnato dall’uso mediatico demagogico di terminologie del tipo “Buttare via la chiave”, volte a gettare fumo negli occhi al popolino attraverso il richiamo a forme pseudo giustizialiste, mentre il codice penale viene più volte modificato al fine di colpire qualsiasi forma di dissenso.

Ad esempio mentre il furto è un reato punibile con la reclusione da 6 mesi a 3 anni, il reato di blocco stradale è punito con la reclusione da uno a sei anni e le pene sono raddoppiate se il fatto è commesso da più persone.

Man mano viene ad essere sempre più chiaro il vero obiettivo dell’attuale Governo e dei programmi reazionari della Destra: impedire e limitare in Italia ogni forma di opposizione sociale e politica attribuendo al Carcere il ruolo terminale dell’aspetto punitivo e senza recupero, a danno delle condizioni di vita dei detenuti e del ruolo di reinserimento sociale che invece dovrebbero avere gli istituti di pena.

La nostra Carta Costituzionale all’art. 13 c. 4 afferma che “E’ punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di libertà” e all’art. 27 c.3 ribadisce che “le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”.

Ma la realtà dice ben altro, il Carcere diviene sempre più una vera e propria macelleria sociale per la povera gente.

Le rivolte nelle carceri di Campobasso e di Poggioreale e le proteste dei detenuti avvenute nelle varie carceri italiane dall’inizio del 2019 ci pongono la necessità ed il dovere, non solo di attenzionare e vigilare sulle continue violazioni alla dignità umana della popolazione detenuta, ma anche di smascherare la vera finalità della Legge sulla sicurezza di Salvini: punire i poveri utilizzando gli immigrati come distrattore di massa.

Le rivolte di Campobasso e Poggioreale sono state espressione di solidarietà verso detenuti sofferenti e nel caso di Poggioreale si è impedito il verificarsi un nuovo caso Cucchi.

Le rivolte di Campobasso e Poggioreale esprimono i disagi reali che si vivono nelle carceri italiote causati dal sovraffollamento e da condizioni igienico-sanitarie pessime. In celle poco più grandi di uno sgabuzzino sono costretti a vivere fino a 10 persone: in pochi metri quadri, stipati su letti a castello e con “servizi igienici” separati da muretti dove la parola privacy è un sogno così come la mancanza di momenti di socializzazione.

Con le temperature elevate e l’afa che sopraggiunge in Estate ed il freddo che si soffre d’inverno dati gli impianti ormai datati, chiunque rabbrividirebbe a immaginare la propria vita in quelle celle.

Infatti la non vita nelle carceri è causa di moltissimi comportamenti autolesionistici, esaurimenti nervosi, depressioni. Basti pensare che:

  • l’uso di psicofarmaci ed anti depressivi di chi vive in regime carcerario è passato dal 25% al 60%.
  • All’inizio dello scorso anno i carcerati erano circa 58.500, mentre ora sono quasi 60mila (di cui circa diecimila in attesa di giudizio), a fronte di una capienza di poco più di 50.500 posti.
  • Aumento del numero dei suicidi (64 nel 2018 rispetto ai 50 dell’anno precedente). L’età media delle persone detenute che si sono uccise è di 37 anni (la persona più giovane, che si è data la morte nella Casa circondariale di Udine, ne aveva 18, quella più anziana, nella Casa circondariale di Grosseto, 66). Dei detenuti suicidi 32 erano italiani (30 uomini e 2 donne) e 32 stranieri (30 uomini e 2 donne). Nell’anno in corso le cose non vanno meglio: nei primi tre mesi sono già 10 le persone che si sono tolte la vita, circa una a settimana.

Una condizione allarmante certificata anche a livello internazionale come afferma il Rapporto Space, diffuso il 2 aprile scorso, che fotografa lasituazione dei sistemi penitenziari negli Stati membri del Consiglio d’Europa al 31 gennaio del 2018.

  • Dal documento risulta che in Italia ci sono troppi detenuti in attesa di un primo giudizio o di una sentenza definitiva (il 34,5% contro una media europea del 22,4%)
  • il nostro Paese è tra quelli con la più alta percentuale di persone condannate per reati legati alla droga: 31,1 % rispetto a una media europea del 16,8 %.
  • per ogni 100 posti disponibili nelle carceri italiane ci sono 115 detenuti e che tra il 2016 e il 2018 la popolazione carceraria italiana è aumentata del 7,5%.
  • Tra gli otto Stati con carceri sovraffollate, l’Italia è al quarto posto, dopo la Francia (116,3 detenuti per ogni 100 posti), la Romania (120,3) e la Macedonia del Nord (122,3).

    Eppure mentre il sovraffollamento continua a crescere, il numero dei reati è in costante calo da anni.

    Nella relazione annuale sulla sicurezza presentata a febbraio al Parlamento, il ministero dell’Interno ha dichiarato che:

  • nel 2017 i delitti sono calati del 2,32 per cento rispetto al 2016. Un trend confermato nei primi nove mesi del 2018, durante i quali, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, i delitti sono diminuiti dell’8,3 per cento.
  • Da gennaio a settembre 2018, rispetto agli stessi mesi del 2017, gli omicidi volontari sono calati del 18,5 per cento, così come le rapine (-9,1 per cento), con una diminuzione molto rilevante di quelle in banca (-30 per cento) e in appartamento (-15,6 per cento).

    Nonostante questo, facendo leva su un’indistinta e indotta percezione pubblica di insicurezza il nostro paese è quello in cui il tasso di detenzione è aumentato di più e dove il sovraffollamento del sistema penitenziario è ancora in crescita sfiorando attualmente il 120%.

I dati inoltre confermano che non esiste alcun connubio immigrazione – criminalità.

Infatti se cresce il numero dei detenuti, diminuisce in numeri assoluti ed in percentuale quello degli stranieri in carcere.

Non è vero che con l’aumento dell’immigrazione è aumentato il numero degli stranieri detenuti.

Non è vero che gli stranieri commettono reati più gravi

Non è vero che gli stranieri sono un pericolo per la sicurezza.

Anzi:

Negli ultimi dieci anni i detenuti stranieri sono diminuiti di oltre 1.000 unità. Gli stranieri erano il 34,27 per cento al 31 dicembre 2017, il 33,9 per cento al 31 dicembre 2018 e sono attualmente il 33,6 per cento. Se nel 2003 su ogni cento stranieri residenti regolarmente in Italia 1,16 finiva in carcere, oggi la percentuale è scesa allo 0,36 per cento (considerando anche gli irregolari).

E’ nelle macellerie sociali (carceri, quartieri popolari, nei luoghi di sofferenze come i reparti psichiatrici) che fino a qualche tempo fa erano luoghi prioritari del nostro agire politico, che bisogna riprendere la nostra presenza e il nostro protagonismo. Luoghi dove invece si stanno annidando e determinando non-culture che sfociano in comportamenti sociali che spesso rasentano  la xenofobia, il razzismo, l’omofobia e l’odio verso i più deboli.

Per quanto detto sopra diventa sempre più necessario smascherare la Legge Salvini sulla sicurezza e sulla legittima difesa, facendo opera di controinformazione e di denuncia smontando l’architrave della stessa basata sulla paura.

Fare opera di controinformazione diventa fondamentale anche per levare quel sostegno popolare anche delle fasce sociali sottoproletarie, precarie ed emarginate che rappresentano tra l’altro il 70% della popolazione detenuta.

Associazione Culturale Andrea Proto

Collettivo Handala Salerno

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