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8 marzo: Il protagonismo femminile nelle rivolte egiziane tra violenza sessuale e organizzazione della protesta

VENERDI 8 MARZO
H17 – AULA MURA GRECHE
PALAZZO CORIGLIANO – PIAZZA SAN DOMENICO MAGGIORE

collegamento dall’Egitto con
– Gennaro Gervasio (British University del Cairo)
– un’ attivista del Socialist Popular Alliance Party 

A seguire proiezione di video e interviste


Le staffette partigiane catturate e violentate dai soldati fascisti. Le militanti dei movimenti di liberazione in Sud America negli anni ’70 sequestrate e seviziate nelle carceri di regime. Le combattenti protagoniste della lotta armata nei Paesi Baschi, in Germania, in Irlanda, qui in Italia.Le tante donne che in ogni angolo del mondo hanno provato e provano quotidianamente a prendere parola, ad essere protagoniste della trasformazione del mondo, del rovesciamento dei rapporti di dominio e di sfruttamento, dentro e fuori dalle mura domestiche, da sole o assieme a tante altre. Tutti anelli della stessa catena. 

Ieri come oggi, la violenza di genere, fisica e psicologica, è stato lo strumento utilizzato per provare a a metterci a tacere, per ricordarci che dobbiamo “stare al nostro posto”: se è già difficile accettare che un uomo possa ribellarsi e alzare la testa, è doppiamente difficile accettare che possa farlo una donna. Se ad un uomo si riconosce almeno “l’onore delle armi”, le donne rivoluzionarie sono solo puttane, pazze, isteriche. Che vanno ricondotte alla ragione, che vanno corrette e rieducate. E lo stupro, la violenza fisica, verbale, l’esclusione, la cattività sono e sono sempre state la cura adottate nei confronti di tutte le irriducibili.

Negli ultimi mesi abbiamo assistito all’ennesimo tentativo di mettere a tacere chi si ribella e lotta attraverso la violenza sessuale: molte, troppe, donne egiziane, protagoniste delle rivolte che hanno infiammato il loro paese – degli scioperi in fabbrica come delle manifestazioni di piazza – sono state vittime di stupri e aggressioni, spesso pubblici, volti ad umiliarle, a scoraggiarle, ad invitarle a “tornare a casa”. Queste violenze, rimaste nella stragrande maggioranza dei casi impunite, non sono, come spesso vogliono farci credere, frutto di un raptus, sono uno strumento organizzato e consapevole della repressione. Eppure, nonostante tutto, le donne egiziane non si sono lasciate spaventare e, piuttosto che abbandonare la piazza, hanno scelto di organizzarsi e di riempirla con la loro rabbia, con la loro voglia di riscatto. 

Discuteremo di questa rabbia, di questo rinnovato protagonismo, di questa capacità di risposta pronta ed efficace alla violenza di genere con Gennaro Gervasio e un’attivista del Socialist Popular Alliance Party.

 

Senza donne non c’è rivoluzione!

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