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Relazione in materia di roghi ed incendi che hanno colpito il nostro territorio

Quest’anno gli incendi hanno coinvolto e colpito emotivamente la mente e il cuore della gente provocando una vera e propria sollevazione e insurrezione morale contro incendiari e inerzie evidenti e ritardi dei soccorsi. Il fuoco questa volta ha avuto il ‘torto’ di non bruciare solo boschi e alberi lontani ma ha toccato e lambito case, distrutto campi e proprietà, ha provocato evacuazioni e toccato, soprattutto, luoghi da sempre simboli universali e nazionali: il Parco del Vesuvio, icona e immagine storica di Napoli e della Città Metropolitana , il sito archeologico di Velia, antica colonia greca, sede della scuola eleatica, dove vissero Parmenide e Zenone. Ad un’analisi attenta non sfuggono ne’ gli enormi ed eterogenei interessi legati all’industria del fuoco ne’ le responsabilita’ e gli atti politico-istituzionali che hanno armato la mano dei piromani, prima, ed impedito efficaci e tempestivi interventi di spegnimento e limitazione dei danni, poi. Si possono facilmente individuare alcune di queste scelte che, certamente, hanno incoraggiato e favorito l’azione criminale degli incendari:

1-La riforma della legge quadro sulle aree protette (Parchi) che lancia un segnale devastante dell’abbassamento della guardia sulla protezione del territorio e lo consegna all’iniziativa predatoria dei privati, sostituendo i finanziamenti pubblici con le royalties che i privati dovrebbero versare per realizzare progetti all’interno dei Parchi; notizia del 03 agosto la bocciatura da parte della Ragioneria Generale dello Stato della riforma della Legge quadro sulle aree protette non ci sorprende. Infatti dalla relazione inviata dalla Ragioneria di Stato al Governo emergono importanti falle anche dal punto di vista economico finanziario: da qui la richiesta della Ragioneria di porre una serie di correttivi, indicati per altro nella relazione, che certo scompiglia i piani di chi chiedeva un’approvazione del testo senza modifiche.

2– La soppressione, per miopi ragioni contabili, del Corpo Forestale dello Stato ha sottratto al territorio 8000 sentinelle , che lo conoscevano ed erano le prime ad operare nella prevenzione e nello spegnimento degli incendi. Di essi solo trecento sono stati trasferiti ai VV. FF. e 7700 ai Carabinieri. Di fatto nessuno opera piu’ nelle operazioni antincendio. Dei 30 elicotteri predisposti per lo spegnimento dall’alto questo anno ne sono stati adoperati solamente 5;

3– L’appalto della gestione dei 19 Canadair di proprieta’ della Repubblica Italiana sembra fatto apposta per allungare e non diminuire la durata del fuoco. Esso infatti prevede una quota fissa( nel 2016, 53 milioni di euro) piu’ circa 15 mila euro per ogni ora di volo. Nel corrente anno , solo nel periodo 13 giugno-15 luglio esse sono aumentate del 387% rispetto a tutto il 2016. Ad esse bisogna aggiungere le ore volo degli elicotteri ( costo 6000 euro l’una). Nel 2010 il responsabile del consorzio italo- inglese che gestisce i Canadair fu arrestato per evasione fiscale internazionale per 90 milioni di euro;

4– La Regione Campania non ha approvato il piano AIB per il 2017 e solo il 15 luglio ha firmato la convenzione con i VV.FF. per il loro impiego nello spegnimento degli incendi, dotandola di una cifra irrisoria, 600mila euro ( pari a 40 ore volo di un Canadair). Di fatto i VV.FF. continuano a svolgere solo interventi di interfaccia, cioe’ solo quando sono in pericolo case e/o persone;

5– La Regione Campania il 3 luglio u.s. , ha proditoriamente chiuso le sale operative antincendio di S.Angelo dei Lombardi, Torre del Greco e Vallo della Lucania. Quest’ultima, in particolare, operava nell’ambito di un avanzato progetto di prevenzione, avvistamento e spegnimento degli incendi( Progetto Mercurio), finanziato dalla regione Campania per 3 milioni di euro, con fondi di derivazione europea. Come raccontato dal Responsabile della sala operativa la chiusura è avvenuta, senza preavviso, proprio mentre stava coordinando gli interventi su più incendi. Gli addetti si sono trovati,improvvisamente,di fronte ad un black-out dei sistemi informatici e, solo, successivamente per vie traverse hanno saputo che ciò era dovuto alla soppressione della sala ed al suo trasferimento a Salerno trasferendo, anche la competenza di coordinamento delle operazioni di spegnimento ai DOS (Direttori Operazioni di spegnimento) di stanza a Salerno e a Foce Sele, lontani e con poca conoscenza del territorio cilentano;

6 – I Comuni non detengono e/o non aggiornano il registro degli incendi, favorendo,così, la violazione e/o la elusione dei vincoli decennali sulle aree incendiate; 7 – Sempre per ragioni elettoralistiche gli stessi Comuni non impongono il rispetto delle ordinanze sul taglio delle erbe e la eliminazione di tutte le situazioni che possono innescare o far propagare un incendio. Toccherebbe ai Comuni, in tal caso, intervenire tempestivamente in danno dei proprietari inadempienti; 8- La Regione Campania, per non aggiungere disastro a disastro, deve immediatamente predisporre la mappatura delle aree incendiate e classificarle in base al rischio idrogeologico. Da S.Rufo la natura ha lanciato, per tempo, il suo avvertimento. Sono bastati 70 mm. di pioggia perche’ una collina, percorsa dal fuoco franasse a valle, invadendo strade di collegamento, case e negozi. Deve essere, inoltre, approntato un sistema di allerto meteo mirato e localizzato, che consenta di avvertire, per tempo, i Sindaci sui rischi di dissesto franoso per il loro territorio e le loro comunità ; Questa volta non sono bruciati solo boschi e varie aree protette .La circostanza sembra aver svegliato da una abituale e storica indifferenza i più, che si sono sentiti personalmente toccati e coinvolti scoprendosi anche come comunità critica ma anche operosa ed attiva. E molti si sono posti domande oltre la stretta contingenza ed attualità per capire cosa bisogna fare e proporre perché tragedie e disastri simili non abbiano a ripetersi in futuro. Prima di tutto hanno capito, in tanti, che è importante e decisivo il ruolo della comunità residente come parte consapevole e cosciente in questioni simili che sarebbe riduttivo riservare o ‘delegare’ solo agli altri, siano essi comuni (di cui la stessa comunità è e deve sentirsi parte) o altri enti territoriali, o la Regione o lo stesso Stato, al di là del ruolo che le leggi assegnano ad ognuno di essi e che sarebbe bene sappiano esercitare bene e fino in fondo, in piena sinergia e concertazione e non in ordine sparso e confuso. La prima cosa da capire e da fare è che ogni comune e territorio deve dar vita a presenze fisiche e organizzate che abbiano lo scopo di tutelare concretamente il proprio territorio non solo con una vigilanza del momento ma con azioni concrete come:

  • individuare assieme agli enti preposti iniziative e azioni di prevenzione sia nei terreni privati che pubblici,soprattutto più esposti al rischio incendi ;
  • approntare una mappa ‘ragionata’ di vigilanza attiva e permanente del territorio e delle aree maggiormente a rischio;
  • attivare campagne annuali di sensibilizzazione ed educazione nelle scuole e fra la popolazione insieme ad associazioni e all’ex CFS;
  • individuare insieme a pastori e contadini ed esperti fasce tagliafuoco necessarie e strategiche ed eventuali interventi di c.d. fuoco prescritto;
  • attivare insieme al Comune la collaborazione e la presenza di associazioni di volontariato per la vigilanza e il pronto e primo intervento per lo spegnimento dei focolai coordinandosi con le squadre della C. M. dislocate sul territorio.

A questo bisogna accompagnare un vero e proprio piano di ‘emergenza’ in collaborazione con le autorità interessate e associazioni di volontariato coinvolte. I cittadini non si devono sentire esonerati ed esentati dai loro compiti ‘civici’ pensando che tutto sia delegato ai c.d. enti preposti ai quali, a maggior ragione, bisogna chiedere che facciano la propria parte e bene e nei tempi utili, con efficacia e tempestività. Il comune è l’altro soggetto più vicino che deve fare la sua parte dando vita a un piano concreto di intervento a cominciare con l’obbligo ai privati di tenere pulite la proprietà soprattutto nei centri abitati e nelle loro immediate vicinanze e lungo i cigli delle strade che possono costituire il potenziale innesco ad incendi sia casuali che dolosi (il comune potrebbe insieme ai privati e agli enti proprietari delle strade procedere al ripristino e al potenziamento lungo i cigli delle strade e nelle vicinanze delle case di fasce ‘parafuoco’. Il Comune deve essere pronto ad eseguire in danno degli inadempienti e di proprietari assenti le ordinanze di pulizia nei tempi giusti prima che ci sia il periodo di massima pericolosità. Il Piano deve anche individuare i punti di rifornimento idrico pubblici e privati (come pozzi,sorgenti etc.) in caso di emergenza e creare,laddove necessario e possibile piccoli invasi e/o laghetti per il rifornimento in zone con scarsità d’acqua o difficilmente raggiungibili. In caso di eccessiva siccità studiare, insieme a privati, una rete di gocciolatoi che abbiano il duplice scopo di tenere umido il terreno e contrastare il fuoco. Studiare ed attivare misure per tenere un grado di umidità ottimale delle piante con la copertura e pacciamatura con la posidonia largamente spiaggiata lungo le nostre coste e opportunamente dilavate o altri sistemi suggeriti da esperti o contadini (per es. paglia etc.). Istituire brevi corsi di informazione,formazione ed addestramento insieme ad ex CFS ed associazioni per le attività di prevenzione,vigilanza e spegnimento (in particolare primo intervento). Chiedere l’istituzione di servizio civile per queste attività ed eventualmente il servizio di reparti dell’esercito specializzati (quest’ultima richiesta compete alla Regione). Il Piano Anti Incendio Boschivo (AIB) sul territorio viene elaborato dall’Ente Parco in collaborazione e in funzione di coordinamento con le Comunità Montane e le altre autorità preposte;esso deve essere elaborato nei tempi previsti e approvato nei tempi previsti sia dal Ministero Ambiente che dalla Regione,naturalmente prima che sia dichiarato il periodo di massima pericolosità in vista del quale l’intera macchina organizzativa deve essere pronta. La prevenzione deve essere svolta con cura e nei tempi previsti dalle Comunità Montane e dagli idraulico-forestali che devono uscire dallo stato marginale cui sono stati ridotti dalla Regione ridando loro la funzione che ad essi compete e che è stata generalmente considerata,a torto,come assistenziale e secondaria. Ad essi si possono affiancare,in maniera coordinata,le squadre di volontariato civile di ogni comune e paese e dell’associazionismo. Lavori di prevenzione e cura del territorio possono essere affidati dagli Enti, secondo la Legge di Orientamento in Agricoltura, la Legge sulla Montagna e la Legge Finanziaria Regionale 2007 ad aziende agricole o a cooperative di produzione nei limiti finanziari previsti dalle stesse norme richiamate. I Presidenti dei Parchi e i Sindaci devono chiedere l’immediato ripristino della sale operative antincendio irresponsabilmente soppresse. Cosa invece bisogna chiedere alla Regione? Prima di tutto cambiare passo … culturale. Ancora oggi la regione mette sempre più al centro una desueta politica di sviluppo industrialista e cementizia (è arrivata perfino ad approvare una legge di condono mascherato anti demolizione in una regione che dell’abusivismo ha il primato!) mettendo in secondo piano la politica di manutenzione e cura deL territorio che da noi ha molti punti critici di rischio,da quello idrogeologico a quello sismico etc. . Nell’epoca dei cambiamenti climatici e della necessità perentoria di adottare misure di contrasto,mitigazione e adattamento la Regione ancora insegue politiche obsolete sviluppiste che vanno in senso contrario! E succede quindi che ad un attivismo su quel fronte si registrano ritardi ingiustificati e incomprensibili che le tragedie e le emergenze di questi giorni mettono in tragica evidenza. Come si può arrivare in un anno di grande e gravissima siccità che avrebbe dovuto obbligare chi ne ha responsabilità ad approntare attente e tempestive misure di contrasto a firmare la convenzione con i VVFF non solo fuori tempo e con una somma irrisoria (500 mila euro) e a non avere disponibili i mezzi aerei di intervento e senza averapprovato il Piano AIB!? E Soprattutto in assenza di qualsiasi politica di prevenzione e vigilanza,e in pieno periodo di massima pericolosità la Regione ha soppresso,per motivi ragionieristici, la sala operativa di Vallo proprio mentre inauguravano Villa Matarazzo e si decantava il Parco! E proprio ora che grazie agli investimenti regionali di derivazione UE questa sala è diventata il fiore all’occhiello come sala d’avanguardia! E,soppressa la competenza dell’ex CFS dalla famigerata legge Madìa (che andrebbe,alla luce dei fatti, prontamente cambiata restituendo l’autonomia al CFS) sono stati sostituiti i c.d. DOS (Direttori Operazioni Spegnimento) prima ex Forestali con personale insufficiente e frettolosamente formato alla meglio di stanza a Salerno presso la sala operativa centralizzata da cui dipende ora l’intero ed esteso territorio del Parco che rappresenta in estensione i 2/3 della nostra Provincia! E questa non è cosa secondaria,anzi! Prima un DOS,che ha il compito di chiedere l’intervento di mezzi aerei,raggiungeva l’incendio in circa mezz’ora mentre ora secondo le valutazioni fatte in una intervista da Enzo Cammarano funzionario della C.M. Gelbison-Cervati alla sala operativa del Parco,possono occorrere almeno due ore e,prevedibilmente,anche di più se capita di imbattersi,venendo da Salerno,nel traffico estivo. La tempestività della richiesta di intervento se arriva in questi tempi descritti significa che l’incendio è ormai indomabile (come la realtà sta tragicamente confermando) e che se i mezzi aerei dovessero riuscire a intervenire realizzerebbero lauti guadagni sulle rovine fumanti dei nostri boschi. Senza contare che i VVFF sono stati autorizzati a intervenire solo a spegnere incendi di interfaccia,ovvero quando sono in pericolo abitazioni! Siamo davanti a una incapacità di affrontare la situazione incendi che ha del criminale per le conseguenze che ha e dimostra che alla Regione di De Luca importa poco dei boschi e del grande patrimonio naturalistico e delle aree protette! Quello che tutti,come cittadini ed enti comunali e territoriali,devono chiedere è che sia ripristinata immediatamente la competenza almeno come DOS degli ex Forestali e che i VVFF siano potenziati in uomini e risorse visto che alla loro competenza agli incendi di interfaccia,cui erano addetti prima della riforma Madìa, si sono aggiunti quelli boschivi che sono rimasti così completamente scoperti! La Regione deve ridare il ruolo di prevenzione alle Comunità Montane attraverso gli idraulico- forestali finora tenuti in una condizione indegna di sottopagamento,di precariato e incertezza assicurando loro stabilità e risorse necessarie alla bisogna. Questo è necessario tanto più che l’Ente Parco non ha affatto personale addetto alla prevenzione. La Regione per imboccare la strada giusta in questa epoca di cambiamenti climatici deve servirsi di figure di eccellenza che simboleggino il cambio di passo richiesto. E per la prevenzione incendi di servirsi dell’Università Agraria di Portici ( il Piano AIB del Parco del Cilento elaborato tempo fa dal Prof. Stefano Mazzoleni e il fu considerato dal Ministero Ambiente il migliore Piano presentato ed ottenne risultati eclatanti e positivi). E c’è da augurarsi che la Regione, dopo aver del tutto sottovalutato la grande siccità e i maggiori rischi d’incendio non sottovaluti il rischio idrogeologico che si preannuncia a seguito di tanti boschi bruciati nella stagione delle piogge e sappia approntare a tempo piani di prevenzione ed emergenza insieme ai comuni.

Pertanto riteniamo necessario il divieto per i prossimi 15 anni del cambio di destinazione d’uso di terreni colpiti da incendi e divieto di costruzione e condoni edilizi, la stesura del registro degli incendi presso i singoli Comuni, un Piano Antincendio boschivo regionale, una sola grande opera il risanamento idrogeologico del territorio, l’ Autonomia del corpo forestale dello Stato.

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