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Tre giorni di Sciopero della fame

IN SOLIDARIETA’ CON I PRIGIONIERI POLITICI PALESTINESI

 

 

Dal 17 aprile scorso oltre 2000 detenuti palestinesi, prigionieri politici, sono in sciopero della fame. Dopo quasi 70 giorni di digiuno Bilal Diab (27 anni) di Jenin è entrato in coma, e anche Taher Halahla (33 anni) di Hebron versa in gravissime condizioni.

 

Insieme a loro, nelle carceri israeliane sono attualmente imprigionati 4700 palestinesi, tra cui molte donne e minori.

 

Per manifestare solidarietà con la lotta dei prigionieri politici palestinesi, come forma attiva di resistenza all’occupazione militare israeliana e denuncia della politica di apartheid del governo israeliano, la Rete Romana di Solidarietà con il Popolo Palestinese entra oggi in sciopero della fame. Lo sciopero della fame è stato lanciato srotolando uno striscione davanti al Colosseo oggi a Roma, azione nel corso della quale sono stati distribuiti volantini informativi.

 

Allo sciopero della fame hanno dato la propria adesione anche Moni Ovadia (attore, scrittore e regista), Luisa Morgantini (già Vice Presidente del Parlamento Europeo), Giovanni Franzoni (teologo, scrittore, animatore della Comunità Cristiana di Base S.Paolo di Roma) e il sen. Vincenzo Vita (Pd).

 

Gli/le attivisti/e della Rete Romana saranno in presidio a via dei Fori Imperiali (nei pressi della fermata metro B Colosseo) domenica 6 maggio (h 17 – 20), lunedì 7 maggio (h 10 – 20) e martedì 8 maggio (h 10 -20).

 

I prigionieri politici palestinesi rinchiusi nelle carceri israeliane chiedono – per rispetto dei diritti garantiti ai detenuti dal Diritto Internazionale – la sospensione del regime di detenzione amministrativa,  uno stato di arresto a tempo indeterminato senza la formalizzazione dei capi di accusa e la possibilità di nominare un difensore, attualmente in vigore. Si tratta di una pratica condannata dalla Convenzione Internazionale sui Diritti Civili e Politici, dalla IV Convenzione di Ginevra e dalla Convenzione Europea sui Diritti Umani; chiedono il miglioramento delle condizioni di vita e l’accesso al materiale didattico; la fine delle umiliazioni inflitte a loro e alle loro famiglie, tra cui perquisizioni corporali, irruzioni notturne nelle celle e punizioni collettive;  protestano contro le condizioni indegne e disumane riservate loro da un paese che si professa ‘democratico’.

 

La Rete Romana ha scritto una lettera ai parlamentari e al ministro degli Esteri Giulio Terzi di Sant’Agata affinché il governo italiano intervenga per porre fine alla punizione collettiva dei prigionieri palestinesi da parte delle autorità israeliane.

 

Rete Romana di Solidarietà con il Popolo Palestinese


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