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15 febbraio: Assediamo la Regione Campania

madrid

madrid Riprendiamoci tutto ciò che ci spetta!

I movimenti sociali e le realtà di base di Napoli e della Campania che, in maniera indipendente da istituzioni
e partiti politici, in questi anni hanno lottato per il diritto al lavoro e ad un reddito garantito contro la
precarietà, per l’estensione delle politiche sociali contro la privatizzazione dei servizi, per la difesa della
salute e dell’ambiente attraverso le bonifiche ed un piano rifiuti senza discariche ed inceneritori, per la libera
circolazione dei migranti, contro il razzismo ed il fascismo, per il diritto allo studio e ad una formazione
pubblica, fanno appello all’unità ed alla costruzione di un fronte ampio per opporsi alle politiche di austerity e
sacrifici. Queste politiche stanno rendendo impossibile la vita alla stragrande maggioranza della popolazione
per salvare le banche ed i profitti delle multinazionali. Il governo Monti forte di un consenso parlamentare
trasversale alle forse politiche e congiuntamente alle istituzioni internazionali (BCE, FMI…), sta utilizzando
il debito pubblico come strumento emergenziale per accellerare il percorso di deregolamentazione del lavoro e
smantellamento dei servizi avviato negli ultimi 20 anni.

In questa crisi internazionale che palesa i limiti storici del sistema economico dominante, alimenta le guerra e
l’odio tra i popoli, mette seriamente in discussione il futuro stesso del pianeta, diventa indispensabile reagire
unitariamente e globalmente come stanno facendo i movimenti sociali in tutto il mondo.

Anche qui nella martoriata campania, con i suoi tristi primati di licenziamenti, disoccupazione, lavoro
precario e nero, aumenti delle locazioni, insufficienza di servizi, avvelenamento ambientale, crediamo sia
venuto il momento di impegnarsi nella costruzione di una nuova stagione di opposizione e conflitto, plurale
ed ampia, a partire dal protagonismo dei lavoratori, dei precari, dei disoccupati, degli studenti, dei migranti,
dei pensionati e di quanti subiscono la crisi, per assediare i palazzi del potere e conquistare insieme, dal basso,
nuovi diritti a partire da quello ad un’esistenza dignitosa per tutti.
Unire le singole vertenze e le diverse lotte, in maniera indipendente ed autonoma è l’unica strada che possiamo
e vogliamo esplorare per invertire la rotta e riprenderci tutto ciò che ci spetta.

Costruiamo l’opposizione sociale contro i sacrifici e la precarietà

Il Governo Monti, applaudito da tutti i partiti come il salvatore dell’economia nazionale, sta dimostrando anche
ai ciechi di essere un “perfetto” governo politico (altro che tecnico) il cui compito è portare avanti le ricette
volute dalla classe padronale per salvaguardare i propri interessi e profitti e tentare di uscire dalla crisi di cui
sono gli unici responsabili.

Dopo aver varato una manovra finanziaria di lacrime e sangue che a colpi di ICI, aumenti di IVA, di tasse e
prezzi e gli ulteriori tagli alle spese sociali impoverirà ancor di più lavoratori, pensionati, precari che già oggi
faticano ad arrivare alla fine del mese; dopo aver aumentato l’età pensionabile costringendo chi un lavoro
ancora ce l’ha a lavorare di più e più a lungo, lasciando senza tutele i tanti licenziati e cassintegrati e senza
possibilità di un lavoro le centinaia di migliaia di disoccupati; oggi il governo dei “tecnici” si appresta a varare
il provvedimento per favorire la cosiddetta crescita che altro non è che la famigerata riforma del mercato del
lavoro. In altre parole, crescita sì ma dello sfruttamento e della precarizzazione di tutto il lavoro.

Senza, questa volta, nemmeno le finte lacrime, il Ministro Fornero e Monti hanno detto in modo chiaro e netto
che è tempo di passare alla brutale cancellazione dei lacci e lacciuoli imposti alle imprese dalle lotte operaie
di qualche decennio fa: libertà di licenziamento come padrone vuole con l’abolizione anche dell’art. 18,
smantellamento del contratto nazionale come difesa collettiva ed estensione a tutti del modello Marchionne,
ulteriore disciplinamento dei sindacati e repressione della lotta e della capacità organizzativa dei lavoratori,
riduzione degli ammortizzatori sociali a partire dalla riforma di cassa integrazione e mobilità.

In sostanza il governo sta utilizzando la crisi per demolire diritti e privatizzare i servizi pubblici essenziali
come la scuola, l’università, i trasporti, la sanità mentre continua a spendere miliardi per gli armamenti, per
finanziare le banche e le grandi opere inutili!

In Campania questa politica di lacrime e sangue è ormai da molti mesi messa in atto dalla giunta Caldoro, in
perfetta sintonia con quelle che sono le direttive degli ultimi governi. La ricaduta di tutto ciò è l’aumento del
numero di famiglie che riesce a sopravvivere solo grazie alla carità. Trincerandosi dietro il patto di stabilità
la regione ha effettuato tagli senza precedenti ai servizi sociali, ha cancellato anche il reddito di cittadinanza
che per quanto misero e familistico, consentiva ad alcune migliaia di famiglie un po’ di reddito mensile ed è

direttamente responsabile del mancato pagamento di stipendi e della crisi di tante aziende pubbliche campane.
Come se non bastasse nulla ha messo in campo per dare risposte occupazionali all’enorme platea di disoccupati
e di lavoratori espulsi dalla produzione scegliendo, invece, di rispondere solo sul piano della repressione e
della negazione di qualsiasi confronto.

Eppure l’elenco delle situazioni di crisi presenti in Campania è allarmante: dagli operatori sociali da mesi
senza stipendio e senza alcuna prospettiva per il futuro, al settore dei trasporti (Sepsa, Circumvesuviana,
Metrocampania Nord-Est, Eav Bus, Anm, Ctp, Air) a rischio esuberi; dalle partecipate S.I.S, Astir, Arpac
Multi servizi –già senza stipendio- ed ex Jacorossi (la cui cassa integrazione scade a fine anno) di cui si profila
una pesante ristrutturazione, ai 3 mila forestali delle Comunità montane a cui si vuole dare il benservito;
dalle aziende in crisi e al loro indotto con migliaia di posti di lavoro in bilico (Ixfin, Fincantieri, FIREMA di
Caserta, Ergom, Irisbus di Avellino, Alenia, fino alla FIAT di Pomigliano D’Arco) ai precari BROS in lotta da
anni per una stabilizzazione lavorativa dopo anni di formazione fino agli ambulanti in particolare immigrati.

Senza contare le lotte in difesa della salute e dell’ambiente per un piano rifiuti senza discariche ed inceneritori,
e le vertenze causate dalle manovre in campo sanitario quali il drastico taglio di posti letto, l’accorpamento
di strutture, l’esternalizzazione dei servizi, la chiusura e la riconversione di strutture ospedaliere, dei pronto
soccorso, e/o interi reparti, il blocco del turn over, il mancato rinnovo di convenzioni con le ditte che
garantiscono i servizi precedentemente esternalizzati e i tanti lavoratori di ditte di pulizie senza più appalti.

Le mobilitazioni degli studenti medi ed universitari contro i tagli e più in generale le riforme che rendono il
diritto al sapere sempre meno accessibile e trasformano scuole ed università in aziende.

Preso atto di una così drammatica situazione dove impera sempre più la precarietà del lavoro e dell’intera
vita e del fatto che non ci troviamo solo di fronte alla incapacità di singoli assessori, ma alla chiara volontà
da parte del governo, nazionale e locale, di scaricare i costi della crisi sui lavoratori e sui proletari in
generale, non possiamo non chiederci: che cosa facciamo? Come possiamo difendere il nostro diritto a vivere
dignitosamente?

La risposta, è una sola: lottare uniti, in maniera autonoma ed indipendente da partiti ed istituzioni per
difendere i nostri interessi contro un nemico comune, per passare all’offensiva e conquistare nuovi
diritti.

La difesa delle condizioni di vita e di lavoro non può più attestarsi sulla singola azienda o settore. Né la
singola vertenza può trovare soluzione nell’improvvisa benevolenza delle istituzioni che dialogano solo con la
repressione e la criminalizzazione.

L’unico modo per fare un passo avanti è quello di unire le forze e costruire un fronte comune fatto di
lavoratori, precari, disoccupati, migranti, studenti, pensionati e quanti non vogliono continuare a subire ciò
che ci viene imposto da banche e governi. Promuovere la crescita di un grande movimento di classe
che a partire dalla Campania spazzi via i responsabili del nostro affamamento, coloro che anche con la crisi
continuano a fare profitti sulla nostra pelle.

In questo senso, e senza fare sconti a nessuno, pensiamo che sul piano locale la Regione Campania, per
prerogative, poteri e flussi di danaro pubblico che gestisce sia la principale controparte delle vertenze e
dei conflitti in atto e che non possa più sottrarsi al confronto con le istanze reali che vengono dalla società.

Per questo, come movimenti sociali e realtà di base, collettivi studenteschi e reti in lotta per la salute e per
l’ambiente, il 15 febbraio saremo in piazza per una manifestazione/assedio sotto i palazzi istituzionali della
Regione Campania per dire, unitariamente, no alla loro politica e la nostra determinazione a difendere il
diritto al lavoro, al reddito e ai servizi sociali per tutti.

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